MotoGP: la “Remontada” di Jorge Lorenzo a Jerez

Analisi dell'impresa del Gran Premio di Spagna

5 maggio 2010 - 7:09

Nella settimana che ha preceduto il Gran Premio di Jerez in Spagna non si è parlato d’altro. La “Remontada”, sfondo calcistico, semifinale di Champions League tra Barcellona e Inter. Non riuscita, almeno per i blaugrana. Ci ha pensato pochi giorni più tardi un loro illustre sostenitore, Jorge Lorenzo: non c’erano gli 80.000 del Camp Nou, in compenso “Porfuera” si è ritrovato con la spinta dei 122.000 di Jerez, realizzando un capolavoro. Non una novità del suo repertorio, ma sicuramente l’impresa più bella in tempi recenti per il maiorchino, da evidenziare ed analizzare. Sin dai trascorsi in 250cc, Lorenzo si porta dietro una caratteristica non comune ad altri suoi colleghi, particolare. Non riesce subito a dare il massimo nei primi giri di gara (come Stoner o Pedrosa, per far due nomi della sua generazione di piloti), ma nell’ultimo terzo risulta imprendibile. Parlando solo di MotoGP, si ricorda la rimonta che l’ha portato sul gradino più alto del podio a Motegi lo scorso anno, le “quasi riuscite” di Laguna Seca ’09 o anche soltanto di Losail lo scorso mese di aprile. Quella di Jerez è stata l’impresa più bella, a tratti quasi impensabile in una MotoGP che si gioca sui centesimi di secondo: non c’è spettacolo in pista per la durata della contesa, ma l’intensità non è comune a nessun’altra categoria. Partenza difficile, passato anche da Stoner Allo spegnimento del semaforo Jorge Lorenzo conferma di non esser proprio una “scheggia”. Da secondo in griglia a quarto alla prima curva, pagando dazio di 1″164 al passaggio sul traguardo. Poco dopo sarà sorpassato anche da Casey Stoner, che riuscirà a tenerlo alle spalle per tre giri consecutivi. Quinto in classifica ci resterà fino al quarto giro, quando è già a 2″746 da Pedrosa, leader di gara. La corsa per il #99 sembra già finita: dietro a Stoner perderà quasi 3″, mentre Pedrosa e Rossi viaggiano sotto l’1’40, segnando in quell’istante i due giri più veloci della contesa (1’39″731 per il pilota della Honda, 2/1000 inferiore al riferimento di Rossi).

Sale lo svantaggio: quasi 4″ Liberatosi di Stoner, la missione successiva è superare Nicky Hayden. Ci riuscirà soltanto al 10° giro, ritrovandosi con 3″727 da recuperare, che saliranno a 3″752 il passaggio successivo: un abisso. I tempi non sono male, nell’ordine dell’1’40″5, stesso ritmo dei due fuggitivi: impossibile, in quel momento, pensare ad una rimonta. La svolta al 17° giro Guardando l’analisi dei tempi, la svolta arriva al diciassettesimo giro, quando Lorenzo piazza un buon 1’40″270 portando il proprio svantaggio a 3″ netti. Da quel momento non perderà più nulla sui diretti avversari, recuperando un minimo di 2/10 a tornata: al 18° giro è a 2″7, al 19° a 2″5, al 20° a 2″2. Rossi perde terreno ed è ormai vicino: il sorpasso arriverà al 21° giro alla staccata della “Dry Sac”, ma restano 2″018 da recuperare.

L’aggancio a Pedrosa Sei giri dal termine, 2″ netti di svantaggio. Qui avviene l’impresa di Lorenzo, che non scende mai sull’1’40″2, costruendo decimo su decimo la rimonta. Progressivo il recupero: 2″ da Pedrosa, subito mezzo secondo rosicchiato al 23° giro arrivando a 1″5, tornata successiva 1″1. Al ventiquattresimo giro Lorenzo segna il suo giro più veloce in 1’40″007 (impensabile per gli altri), arriva a 3/10. Aggancio, sorpasso all’ultimo giro: che “Remontada”!

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