I motociclisti più spericolati ed esuberanti di tutti i tempi

I motociclisti più spericolati ed esuberanti di tutti i tempi. Da Evel Knievel a Egbert van Popta, da Kevin Schwantz a Renzo Pasolini fino a Dunlop...

31 maggio 2021 - 0:01

Per loro natura i motori hanno da sempre attirato sportivi amanti delle folli velocità. Molti di loro spesso spingono i loro mezzi a tutto gas sprezzanti dei rischi che si possono correre. Portando ai limiti l’asticella del contachilometri e arrivando al limite delle prestazioni dei propri mezzi. Forse è anche per questo che in particolare i fenomeni del motociclismo, in tutte le categorie e di tutte le epoche storiche, sono sempre stati caratterizzati da una certa esuberanza. E si sono resi protagonisti di gesti spericolati che hanno lasciato un marchio indelebile nel mondo delle moto.

Uno dei più famosi di tutti in questo caso è forse Evel Knievel. Pilota e stuntman di moto statunitense, protagonista di alcune delle performance più seguite e spettacolari di tutti i tempi. Per l’assoluta spericolatezza delle sue esibizioni, questo motociclista assolutamente atipico si inserisce nella cerchia degli sportivi più eccentrici della storia, avendo scelto di saltare con diverse moto attraverso ostacoli di ogni genere, dai serpenti velenosi passando per piscine piene di squali file di camion e decine di autovetture.

La protagonista di queste ardite volate era tuttavia spesso una Harley-Davidson XR-750, mezzo d’elezione di questo daredevil (temerario) dei motori che in carriera ha subito anche numerosi infortuni (fratture e contusioni praticamente in tutte le parti del corpo) dovuti per la maggior parte ad atterraggi rovinosi. Una sua frase può forse descrivere meglio lo spirito indomito di questo funambolo delle due ruote. “Uno può cadere molte volte, ma non è mai un insuccesso, finché non rifiuta di rialzarsi”.

In tema di imprese folli in sella ad una moto vale la pena citare in questa sede anche Egbert van Popta. L’olandese che grazie ad una performance epica su una Suzuki Hayabusa Turbo detiene il record per l’impennata più veloce della storia. Per entrare nel Guinness world record, nell’agosto del 2016 il “flying Dutchman” (l’olandese volante, questo è il suo soprannome) dovette alzare la ruota anteriore della sua moto toccando i 343,29 km orari. Nel precedente campionato del mondo di impennata all’aerodromo di Elvington nel North Yorkshire, Gary Rothwell toccò i 331 km orari. Troppo pochi per Popta che al momento resta ancora imbattuto.

Tra i professionisti dei circuiti uno di quelli che ha lasciato il segno in tema di aggressività e guida spericolata è senz’altro Kevin Schwantz, un mito per gli amanti del moto mondiale. Soprannominato “pilota kamikaze”, era noto per la sua guida al limite e per le sue derapate. Infatti sopperiva ad una certa mancanza di tecnica con staccate al limite della gravità in prossimità delle curve che spesso gli costarono cadute rovinose e ritiri.  I suoi duelli a cavallo della Suzuki con l’asso della Yamaha Wayne Rainey, tra fine anni ’80 e primi anni ’90, fanno parte della leggenda delle 500. E il suo numero 34 con cui gareggiava è stato anche ritirato dalle competizioni motociclistiche.

Altro ribelle del Motomondiale fu Renzo Pasolini noto tra fine anni ’60 e primi anni ’70 per il dualismo con il numero 1 della storia della moto GP Giacomo Agostini. Un genio ribelle delle due ruote, dal fascino ombroso alla James Dean. Il Paso si distinse per uno stile di guida fuori dagli schemi, che di fatto lo esponeva a rischi eccessivi e conseguenti cadute. Una conduzione della moto estrema che si concluse tragicamente, in quel maledetto 20 maggio del 1973, che gli costò la vita sul circuito di Monza nella classe 350 in sella alla sua Harley-Davidson.

In tema di folli delle due ruote merita una menzione speciale anche William Joseph “Joey” Dunlop, il motociclista britannico recordman del Tourist Trophy, la corsa dell’Isola di Man nota per essere la più pericolosa e mortale della storia. In questo circuito il pilota di Ballymoney, piccola cittadina del Nord Irlanda, ha vinto 26 volte gareggiando nell’arco di 24 anni in quasi tutte le categorie. La sua carriera agonistica si è protratta fino al 2 luglio del 2000, quando a 48 anni suonati si è spento in un incidente nel circuito estone di Pirita-Kose-Kloostrimetsa.

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