Gran Premio

Gran Premio di motociclismo: regolamenti tecnici per ogni classe

I Gran Premi di motociclismo riscuotono sempre più successo a livello mediatico e di pubblico. I regolamenti delle classi MotoGP, Moto2, Moto3 e MotoE.

21 dicembre 2021 - 7:25

Le due ruote hanno da sempre offerto grande intrattenimento tra gli appassionati dei motori: ecco perché il Gran Premio motociclistico ha così tanto successo nel mondo e non solo in Italia. Gli eventi che sono organizzati ogni anno riescono ad attirare milioni e milioni di spettatori in tutto il mondo. 

Non a caso questo sport è uno dei più amati anche dagli scommettitori che si riversano online alla ricerca di eventi e dirette sulle quali poter puntare grazie alle piattaforme di scommesse sportive non AAMS o siti scommesse con licenza ADM. Del resto parliamo pur sempre del più antico campionato mondiale mai esistito per le due ruote e capace di introdurre periodicamente novità e regole diverse. Ma esistono davvero tante classi al suo interno e noi vogliamo approfondirle insieme!

Classe MotoGP

Per tantissimo tempo era previsto un regolamento che limitava la cilindrata a 500 cm³, senza però introdurre distinzioni tra motori a 2 e 4 tempi. Ma la Federazione Motociclistica Internazionale decise di modificare le regole, introducendo una cilindrata maggiorata che arrivasse fino a 990 cm³ per i motori a 4 tempi. 

Se ci spostiamo sulla storia più recente e saltiamo nel 2012 possiamo ammirare le prime vere introduzioni moderne. I team privati hanno così potuto avvalersi di un regolamento differenziato, il CRT, che consente loro di partecipare con moto non costruite dai grandi costruttori. E di poter anche usufruire di 12 motori nell’arco di una stagione e di usare 24 litri di carburante, con 3 litri in più rispetto alle moto ufficiali. Dal 2014 la categoria CRT lascia il posto alle Open, che però non esisteranno più a partire dal 2016.

Moto3

Questa è una categoria inferiore rispetto a tutte quelle previste all’interno del Motomondiale: nel 2010 infatti FIM decise di introdurre un nuovo regolamento che permetteva di variare dalla 125 alla Moto3. Il cambiamento più importante è legato alla sostituzione della cilindrata senza l’obbligo di restare a 125 cm³ per qualsiasi tipo di propulsore. Si è invece passati a una classe più vincolata e con precisi obblighi.

Classe Moto2

Questa è una classe intermedia per le moto da corsa che prendono parte al Motomondiale: è nata 2010 con lo scopo di sostituire la classe precedente, la 250. La nuova categoria si presenta con un regolamento studiato a puntino che non limitava più a 250 cm³ e introduceva una categoria con maggiori limitazioni e obblighi. Durante la fase di cambiamento venne concesso ai mezzi della classe 250 di poter gareggiare insieme ai nuovi modelli della Moto2. Il grande debutto è avvenuto in Qatar e fu Shōya Tomizawa a vincere con la sua Suter MMX.

MotoE

All’interno di questo tipo di classe mondiale entrano le moto da corsa elettriche che gareggiano nel Motomondiale. Perché la rappresentazione dell’elettrico non poteva mancare neppure in una competizione di questo spessore! Tutto è iniziato con la prima stagione elettrica durante il Motomondiale 2019, potendo così accompagnare il MotoGP per 4 appuntamenti europei e un totale di 6 gare. Tutti i team hanno il dovere di usare moto elettriche con velocità massima pari a 270 km/h e una potenza di circa 120 kW (163 CV).

Conclusione

Come è facile intuire il regolamento può essere spesso soggetto a modifiche, un dettaglio che ha lasciato sorpresi anche gli ex piloti. Di recente Casey Stoner, ritirato dalla MotoGP nel 2012, ha sottolineato i cambiamenti più recenti del settore due ruote. 

Stoner ha infatti posto l’attenzione sulla trasformazione che ha portato la MotoGP, e più precisamente la sua aerodinamica, a diventare una variante della Formula 1. Secondo lui infatti le specifiche elettroniche che sono state introdotte dovrebbero essere migliorate, o almeno modificate per rendere più difficile la guida delle moto. E chissà che qualcuno, dai piani alti, non decida di ascoltarlo e introdurre così nuovi cambiamenti che permettano anche di contenere i costi.

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