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ESCLUSIVA Gianluca Nannelli: “Insegno per vincere il pregiudizio”

Da pilota era folle e velocissimo, adesso insegna ai bambini (e ai grandi) come andare in moto, in totale sicurezza. "I più piccoli sono aperti a tutto, l'elettrico è il futuro"

28 settembre 2021 - 19:00

Campione italiano Supersport, pilota di grande esperienza anche mondiale nelle derivate di serie, scopritore di talenti. Gianluca Nannelli lavora da tempo nella preparazione di giovanissimi piloti, adesso è coinvolto anche in “Go Smart Go Green”, tour che dopo Treviso toccherà varie città d’Italia. L’unione tra le moto e la mobilità verde, seguendo un principio essenziale per Nannelli: andare incontro alla gente, coinvolgendo anche chi non ha i motori nel sangue. Iniziative supportate dalla Federazione Motociclistica Italiana, come dimostrano i tanti istruttori federali presenti nella provincia veneta lo scorso weekend. Abbiamo avuto l’occasione di scambiare due chiacchiere con il pilota toscano, parlando di questa iniziativa attuale, della necessità di insegnare ai giovani, della nascita di questo “amore a due ruote”.

“Go Smart Go Green”

Com’è nato questo progetto? 
Tutto è partito da un’idea mia durante il lockdown. Ho creato delle scuole per bambini in giro per l’Italia, un progetto che la Federazione ha sposato, quindi gli istruttori sono tutti di alto livello. Siamo riusciti così a creare un percorso formativo dai sei anni in avanti. Durante il lockdown però ho avuto modo di riflettere, prima giravo continuamente dalla Lombardia all’Abruzzo, quindi era difficile avere tempo per pensare. Ho capito che mancava qualcosa, in circuito infatti ci vengono solo le persone appassionate e rimane qualcosa di nicchia. Credo fortemente nella formazione sotto tanti aspetti: se un bambino riesce a familiarizzare fin da piccolo nella gestione di un mezzo a propulsione, se lo scrive nel DNA. Ma questo comporta che qualcuno glielo debba insegnare.

Perché l’elettrico? 
Ho pensato a questo perché è il motore trainante del nuovo decennio. Poi al fatto che devo andare io da loro, non aspettare che loro vengano da me: così è nato “Go Smart Go Green”. Ma abbiamo pensato non solo ai bambini, visto che ci sono tanti istruttori federali che insegnano le tecniche di guida sicura. Oltre a questo, vogliamo far capire che esistono dei mezzi a propulsione ecosostenibile ed in grado di circolare tranquillamente per tanti chilometri. Un format quindi per far conoscere le moto della nuova generazione ed insegnare alle persone a gestirle, imparando le tecniche di guida sicura. È giusto essere dinamici, il mondo corre veloce ed i giovani vanno a velocità quadrupla rispetto a quando ero giovane io, a livello di testa. Ma sono aperti al mondo elettrico, quindi farlo toccare e provare. 

Come valuti questo “evento zero”? 
Sono molto con i piedi per terra perché mi rendo conto delle difficoltà oggettive. Ma non credevo in un afflusso di persone così, né in questa curiosità. Le persone sono aperte verso questo mondo e sono curiose, vogliono parlare e provare: aumenta così la loro consapevolezza. Anche i bambini ci hanno assalito, con quattro istruttori e otto moto non riusciamo a stare dietro a tutti. È davvero bellissimo, vuol dire che è qualcosa che manca attorno a cui ci sono curiosità ed interesse. 

Quali saranno i prossimi eventi?
L’idea sarebbe di farne uno ogni due mesi, ma chiaramente c’è una parte organizzativa piuttosto lunga. Oltre al fatto che a gennaio, febbraio e marzo, trattandosi di eventi all’aperto, bisognerebbe andare in Sicilia… C’è tanta disponibilità a livello di città ma tutte dal centro in su, bisognerà quindi iniziare a valutare anche questo discorso. Sarei certo felicissimo se riuscissimo ad organizzare quattro appuntamenti per l’anno prossimo, sparsi un po’ sul territorio. Stiamo lavorando per definire questo aspetto già ad ottobre perché le grandi aziende che possono supportarci decidono i budget  in questi mesi. Adesso poi abbiamo anche il materiale per mostrare cos’abbiamo fatto, prima invece era una cosa immaginaria, ed andremo così a farci conoscere. 

L’amore per le due ruote

Come hai scoperto questo mondo?
Sono uscito una volta dal catechismo e ho visto questo negozio Ducati. Mi sono avvicinato alla vetrina ed a sei anni ho provato così quell’amore che non c’era nella mia famiglia, che anzi è sempre stata contraria alle moto. Infatti non ho neanche mai avuto la patente… Ma è qualcosa che hai nel DNA, non saprei come altro descriverlo. Quindi io ho lottato fino all’età di 21 anni, quando ho raggiunto l’indipendenza economica e mi sono potuto comprare un 125, iniziando così a girare in pista. A 27-28 anni ho disputato il primo anno mondiale.

Una carriera veloce, ma perché ero curioso e credevo nei miei sogni, che ho rincorso lavorando tanto. Tutto questo progetto infatti è figlio della mia mancanza da bambino. Mi sono detto che non deve più esistere che un piccolo di 5-6 anni non possa avere la possibilità di realizzare i propri sogni, noi siamo qui per questo. L’elettrico poi è la conseguenza dell’ampliamento di un mondo: si possono provare e-bike, monopattini, ci sono guide assistite per i disabili, le auto, le moto, tutta la formazione… Tutto nato per dare la possibilità ai bambini di provare questa attività.

Avvicinando però anche i ‘grandi’ con obiettivi ben precisi.
C’è sempre un grande supporto da parte della Federazione e del settore tecnico, perché abbiamo le stesse idee. Vogliamo comunicare chi siamo, cosa facciamo, aiutando le persone ad avvicinarsi al nostro mondo in modo corretto. Il motociclismo è un’attività tanto complicata, è uno sport infernale: chi lo vuole fare deve avere una resilienza ed una forza d’animo pazzesche. Ci sono scuole di ogni tipo e non ne esistevano invece per formare i giovani, il nostro progetto nasce per questo.

L’obiettivo è coinvolgere proprio le scuole, nelle quali c’è un problema di comunicazione, oltre ad essere sempre molto scettici in merito. In un certo senso però è una ghettizzazione, perché questi ragazzini come vanno a scuola? Chi abita in campagna si sposta in motorino, e allora vogliamo educarli prima che diventino un pericolo per gli altri in strada, dicendo poi che le moto sono pericolose? Si creano così dei pregiudizi, mentre invece la conoscenza crea consapevolezza, ed è questo che voglio trasmettere. 

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Foto: Go Smart Go Green

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