Superbike, Marco Melandri

Superbike: Perchè Ducati Barni ha ripescato Marco Melandri?

Il team Barni rilancia Marco Melandri in Superbike per motivi tecnici: l'esperienza del quasi 38enne ex iridato serve per sviluppare sospensioni, scarico e tanto altro. I giovani possono attendere...

19 luglio 2020 - 8:40

Il rientro di Marco Melandri in Superbike, pochi mesi dopo l’annuncio del ritiro, ha fatto scalpore. A quasi 38 anni il pilota italiano più vittorioso nelle derivate dalla serie (22 trionfi) sale sulla Ducati V4 R del team Barni, sostituendo l’infortunato di lunga degenza Leon Camier. Melandri avrà un pacchetto tecnico di primissimo livello, identico agli ufficiali Scott Redding e Chaz Davies. Questo imprevisto ritorno aggiunge ulteriore pathos ad un Mondiale che era partito a febbraio in Australia offrendo uno spettacolo formidabile. Promoter e TV si fregano le mani. Ma una bella fetta di appassionati, soprattutto la parte dei “duri & puri“,  ha sollevato un interrogativo: perchè Marco Barnabò, titolare del team satellite Ducati, è andato a ripescare un pilota che aveva già smesso, invece di lanciare un giovane rampante?

Il motivo è tecnico 

Per capire i perchè della scelta bisogna partire dalla situazione tecnica. Il team Barni non è una squadra privata come le altre, ma molto più. Da un paio d’anni è diventato una sorta di laboratorio di sperimentazione per il reparto corse Ducati. Una struttura di altissimo livello, che può permettersi sperimentazioni ad ampio raggio senza dover fare i conti con i vincoli contrattuali che impegnato un colosso industriale. La Ducati di Melandri, per esempio, avrà  sospensioni Showa, mentre gli ufficiali Ducati montano da sempre Ohlins. Lo scarico è SC, azienda italiana che in MotoGP equipaggia (fra gli altri) la Honda HRC di Marc Marquez. Le Ducati della squadra interna invece hanno impianti Akrapovic. Questi sono i grandi nomi, ma Barni si avvale anche di molte altre collaborazioni tecniche, che – oltre a portare risorse economiche – permettono a Ducati di sondare vaste e nuove aree di ricerca. Barni è dunque una sorta di laboratorio da corsa. Quindi capite benissimo perchè il titolare faceva da mesi la corte a Marco Melandri: per un progetto simile è meglio un pilota d’esperienza che un giovane alle prime armi in Superbike.

La benedizione Showa

L’arrivo di Marco Melandri è stato caldeggiato soprattutto dall’azienda giapponese di sospensioni, che con il pilota ravennate ha già lavorato ai tempi della MotoGP. In Superbike la Showa non ha una presenza numericamente massiccia come il concorrente Ohlins, ma è l’asso nella manica di Kawasaki, cioè di Jonathan Rea che da cinque anni di fila domina la scena. In Ducati si chiedono da tempo: quanto merito hanno queste sospensioni nel filotto di trionfi del nordirlandese? Con Marco Melandri in sella, potranno farsi un’idea precisa. Lo stesso discorso prospettico può essere esteso a scarico e altri particolari tecnici. Capite perchè Ducati abbia dato volentieri via libera all’operazione “ritorno”, dimenticando in un colpo solo i dissapori che con Melandri erano nati alla fine del biennio 2017-18. A Marco, che con la Ducati ufficiale aveva vinto tre gare, non era andata giù dover lasciare il posto ad Alvaro Bautista, senza avere la possibilità di saggiare il potenziale della nuova Panigale V4 R. Adesso avrà la possibilità.

Samuele Cavalieri troppo acerbo

Il team Barni il giovane rampante lo avrebbe avuto in casa: Samuele Cavalieri, 23 anni, bolognese, sta ottenendo buoni risultati nel campionato italiano. Ma questa opzione è stata scartata subito. Cavalieri non ha mai gareggiato nel Mondiale e sarebbe stata una promozione alla cieca. Non avrebbe avuto idea  degli avversari, dei circuiti e neanche della moto, perchè la Ducati Barni che corre nel CIV è una Superstock, cioè con poche modifiche rispetto alla moto di serie. Sarebbe stato un salto nel buio per questo ragazzo. Che sicuramente non sarebbe stato in grado di dare indicazioni tecniche utili allo sviluppo di sospensioni, scarico e tutto il resto. L’unica alternativa plausibile sarebbe stato Michele Pirro, che con lo stesso Barni corre e vince nel tricolore. Ma la Ducati ha posto il veto: il tester MotoGP serve per i collaudi GP20 e anche come riserva di Andrea Dovizioso e Danilo Petrucci. Alla fine ripescare Marco Melandri è stata una scelta quasi obbligata.

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