Superbike

Superbike: Lo “sciopero” costa caro, Argentina a rischio?

Le conseguenze dello sciopero di sei piloti in gara 1 per contestare la scivolosità della pista può costare carissimo. Ecco perchè

14 ottobre 2019 - 19:34

Il circuito di San Juan dovrebbe ospitare il Mondiale Superbike anche nel 2020, in base al contratto triennale che Dorna ha stipulato con il governo locale. Il condizionale è d’obbligo, perchè dopo la farsa di gara 1, cioè lo “sciopero” dei sei piloti che si sono rifiutati di prendere il via, non è detto che questo round abbia un futuro. Sarebbe un danno enorme per Dorna, anche in considerazione del fatto che il promoter locale è lo stesso che ha in mano anche l’evento MotoGP a Termas de Rio Hondo. Ma tremano anche i Costruttori impegnati nel Mondiale. Il Sud America è un mercato strategico, tanto che l’ingresso in calendario della tappa argentina, un anno fa, era stato accolto come una pietra miliare per lo sviluppo del campionato. Fra la Federazione Internazionale, responsabile dell’omologazione dei circuiti, e i piloti è difficile dire chi sia stato più irresponsabile.

LE COLPE DELLA FIM

Sono evidenti, aldilà del fumoso comunicato stampa rilasciato al termine dell’evento, che per altro omette dettagli importanti. Pare che il commissario incaricato dell’omologazione abbia visitato El Villicum un mese prima dell’evento, senza – evidentemente – ottenere dai gestori della pista garanzia che l’asfaltatura fosse ultimata in tempo. E’ anche incredibile che, immaginando ritardi, lo staff della FIM non sia arrivato a San Juan in congruo anticipo, e non soltanto il mercoledi, cioè a poche ore dalle prime prove. A quel punto il margine per rimediare la situazione dell’asfalto troppo nuovo per non creare problemi era inesistente. I rapporti fra il presidente Viegas e Dorna erano già tesi, figuriamoci adesso. A maggio scorso il portoghese aveva fatto notare che non era appropriato che una singola società detenesse i diritti dei due Mondiali più importanti, rivelando come la FIM stesse lavorando su questo tema (leggi qui la dichiarazione). Dorna ha i diritti Superbike fino al 2036.

LO SCIOPERO COSTA CARO

I sei piloti non scesi in pista in gara 1, aldilà delle ovvie giustificazioni che hanno dato (leggi qui) sono rimasti con il cerino in mano. Gli altri dodici hanno corso perchè Dorna è riuscita a “convincere” le rispettive squadre,  sotto contratto. I team che non si sono schierati, causa mancata disponibilità del pilota, ora rischiano pesanti conseguenze: mancato pagamento di premi, cancellazione della franchigia sul trasporto del materiale e altri bonus concordati. Non è un caso che cinque dei  sei scioperanti (Laverty, Camier, Kiyonari, Melandri e Cortese) siano in uscita dai rispetti team. Caso anomalo Chaz Davies, che – almeno a giudicare dal comunicato stampa di Aruba Racing – sembra aver avuto pieno appoggio del team. L’altro ducatista, Alvaro Bautista, è partito regolarmente. Nota: a El Villicum, in tre giorni, sommando anche la Supersport, ci sono state appena otto cadute. Pochissime,  rispetto alla media.

PILOTI SANZIONATI?

Lo sciopero peserà anche sull’attendibilità  dei piloti. In Safety Commission ci sono Camier, Laverty e Davies – tre scioperanti – ma anche Jonathan Rea, che è partito senza problemi. Questo è il meno. Il problema evidente è che, aldilà di reali e specifici problemi di sicurezza, l’opinione dei piloti appare sempre parecchio influenzata dalla contingenza del momento. Bautista a Imola spinse per cancellare gara 2 sul bagnato, dove Rea dalla pole partiva ampiamente favorito. In Argentina, lo stesso spagnolo dopo aver corso e  vinto ha detto che: “Si, la pista era scivolosa, ma bastava guidare come sul bagnato: stare nel limite della poca aderenza“. E adesso, vuoi vedere che la Federazione, per cavarsi dall’imbarazzo, qualche sanzione la comminerà?  Dopo il disastro, per salvare il business, niente di meglio che sei capi espiatori.

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