Superbike, Jonathan Rea

Superbike: Jonathan Rea, la sfida a distanza con la MotoGP è leggenda

Jonathan Rea nei test Superbike è sceso sotto i riferimenti MotoGP di un certo Marc Marquez. Un'impresa affascinante e fine a sè stessa. Per questo odora di leggenda

10 luglio 2020 - 12:05

Con una Superbike si può andare forte (quasi) quanto la MotoGP? Jonathan Rea, il padrone delle derivate dalla serie, ci ha dimostrato che si può. Ci aveva già provato a fine novembre a Jerez, il Cannibale, ma quella volta il supergiro non era stato perfetto. “Ho perso la linea in un paio di curve, avrei potuto essere due-tre decimi più veloce” spiegò in quella circostanza. A Barcellona, constatato quanto le condizioni meteo e del tracciato fossero ideali, il 33enne nordirlandese è ripartito alla carica. Certo, gli interessava anche dare una piccola lezione a Scott Redding. Ma l’obiettivo era più ambizioso: dare l’assalto ai riferimenti MotoGP. Missione compiuta.

Jonathan Rea ha scritto una fantastica storia

Con la Pirelli da qualifica Jonathan Rea ha girato un decimo più forte rispetto al miglior giro di Marc Marquez dominatore della MotoGP in Catalogna un anno fa. C’è chi sostiene che i paragoni fra due categorie così diverse, fra moto e gomme di differenti specifiche, non abbia senso. Giudizi che non mi stupiscono. Uno dei difetti di certi media, e anche di un certo pubblico, è pensare che il motociclismo sia esclusivamente un fatto di tecnica, di cavalli e di bit. Dimenticando come lo sport si alimenti, da sempre, di sfide improbabili, di imprese ai limiti dell’impossibile. Alle corse, in quest’epoca dominata dall’informazione usa e getta, serve costruire e proporre storie che colpiscano l’immaginazione, e suscitino emozioni. Se al motociclismo togli la follia di sfide improbabili, tutto si riduce ad un insensato carosello di uomini e strani aggeggi di ferro e carbonio. Poi, gli stessi che non trovano il senso tecnico, magari  lamentano quanto oggi non si respiri più lo stesso gusto dei “tempi d’oro”. I tempi sono sempre d’oro, e i campioni di oggi sono pazzi e affascinanti come quelli di ieri. Basta saperli raccontare…

Il senso tecnico? Eccome se c’è

E’ chiaro che le MotoGP vadano più forte, spesso anche MOLTO più forte, delle Superbike. Hanno 50-60 cavalli in più, sono più leggere, più aerodinamiche, sono dotate di freni in carbonio e di mille altre diavolerie tecniche da protitipo. Jonathan Rea non ha voluto farvi intendere che la Kawasaki Ninja sia più veloce della Honda MotoGP. La sua, nonostante l’altissimo livello di sviluppo tecnico, resta una moto derivata dalla grande produzione di serie. Il messaggio del Cannibale è stato ben diverso. Una mattina si è alzato, ha fatto colazione, ha compiuto qualche giro di installazione e poi si è scaldato con una gomma tenera da gara. Quindi, spinto da tutta la squadra, ha voluto mostrarvi che montando una Pirelli da qualifica al Montmelò, se ne ha voglia lui riesce a girare in 1’40″450, un decimo meglio di Marc Marquez, il dio della MotoGP. Non serviva a niente, a tre settimane dalla ripresa del Mondiale JR1 ha rischiato l’osso del collo per il “semplice” gusto di farlo. Così i piloti scrivono la leggenda, da sempre.

2 commenti

nicola.dalcors_8388003
21:53, 10 luglio 2020

Solo che il record (in gara) a Barcellona è 1.40.021 fatto da Lorenzo nel 2018, con serbatoio mezzo pieno e gomme con nove giri sul groppone, dopo essersi qualificato in 1.38.680. L’anno scorso Quartararo si qualificò in 1.39.484 e 1.40.5 è il tempo fatto in gara da un Marquez che si era trovato senza avversari in pista dopo il patatrac causato da Lorenzo.

    Paolo Gozzi
    23:05, 10 luglio 2020

    Si. Ma le Superbike hanno 40-50 cavalli in meno, 8 chili in più, i freni in acciao e anche se lo sviluppo tecnico è al top, sono comunque pur sempre derivate dalla serie. In rettilineo la Kawasaki di Rea prende 30 km/h e in un km fanno diversi decimi solo in quel breve tratto. Inoltre sia Rea che Redding con gomma da gara hanno fatto 1’40″8. Che è un bel girare….

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