Saranno famosi: Alessandro Nocco, il talento del Salento

22 agosto 2013 - 10:16

Il viaggio alla scoperta dei campioni di domani parte da Taviano, un punticino sulla mappa del Salento, provincia di Lecce. Alessandro Nocco, nato il 20 maggio 1997, lo noti a prima vista per la folta capigliatura alla Sic.

Ma non è solo questo: ha debuttato nel 2012 nella Superstock tricolore sbancando il round del Mugello a quindici anni appena compiuti. Adesso corre nell’Europeo Superstock, la serie d’accesso del Mondiale Superbike: sono i primi passi all’estero, non conosce le piste ma ha già vinto due volte, a Imola e Silverstone. Punta al titolo continentale degli under 22 in ballo tra lo svizzero Bastien Chesaux, Christian Gamarino, Franco Morbidelli, il belga Gauthier Duwelz e l’olandese Tony Covena. Sono racchiusi in 25 punti, con 75 in palio.

A fine anni ’80 Max Biaggi da Roma fece scalpore perchè non era un prodotto degli abituali  vivai di campioni della moto: Romagna, Toscana, Nord Italia. Nocco, lingua sciolta e battuta sempre pronta, è sbocciato 1200 chilometri sotto Monza. Dunque un campioncino sudista, orgoglioso delle sue radici e del suo Salento. Per cui questa intervista ha una colonna sonora:

http://www.youtube.com/watch?v=LsTQM4t76r8

Chi è Alessandro Nocco?
“Sono un ragazzo come tutti gli altri. Pomeriggio al bar con gli amici, poi al mare. La mattina vado in officina ad aiutare mio padre. E’ stato lui a mettermi sulla moto, perchè così avevo qualcosa da fare e non davo fastidio in negozio. Da piccolino non andavo neanche al mare, mi piaceva di più stare in sella dalla mattina alla sera.”
La prima moto?
“Una minimoto comprata in Calabria. Non era una vera minimoto da corsa, era quasi un giocattolo. Con quella ho cominciato a girare in pista. Prima vicino a casa, poi in gare sempre più importanti. Ho fatto il campionato italiano a otto anni. Poi sono passato alla minigp, ma ero già tropppo grande. Sono rimasto quasi un anno fermo, poi ho ricominciato con la coppa Kawasaki 250. Era il 2011 e avevo tredici anni.”

In Salento le corse di moto piacciono?
“Qui quasi non sanno cosa siano. Non c’è cultura della moto, i miei amici parlano solo di calcio. Quando ho cominciato al bar mi dicevano che non valeva la pena, che perdevo tempo. Adesso che vado forte e vinco un pochino si stanno appassionando.”

Com’è  arrivato sulla Superstock così piccolo, a soli 14 anni?
“E’ stato un amico di mio papà, Cristian detto l’Avvocato, il motore di tutto. Mi ha prestato la sua Kawasaki ZX-6R perchè voleva che ci corressi a Binetto. Per me era un salto molto grande, avevamo mille dubbi ma poi siamo andati. Ho fatto il secondo tempo e la domenica ho vinto. Ho trovato qualche aiuto qui in zona e così nel 2012 ho fatto il grande salto nel CIV. Non credevo che sarei stato così veloce da subito, invece a Imola ho rischiato di vincere cadendo sul bagnato, poi al Mugello ho rotto il ghiaccio. Una gioia infinita.”

La pista più vicina?
“Binetto, 250 chilometri. Per arrivare a Misano sono 700 chilometri, per fare l’Europeo non vi dico che viaggi. Di giorno e di notte, sempre al volante: io, mio papà Luigi e mamma Caritina. Siamo una famiglia molto affiatata.”

Com’è stato l’impatto con l’Europeo?
Sono contentissimo di come sta andando. E’ il primo anno che faccio l’Europeo, non conosco la maggior parte delle piste. Imola mi piace, sapevo di poter fare bene. La prima vittoria è stata un’emozione grandissima. Silverstone invece non la conoscevo, sono arrivato un po’ timoroso. Invece mi sono trovato subito alla grande, ho fatto la pole e ho vinto la gara del sabato. Nella gara di domenica abbiamo sbagliato le gomme: peccato, mi potevo giocare la doppietta.”

Tra i cinque avversari in lotta per il titolo chi è il più pericoloso?
“Più o meno sono sullo stesso piano. Penso solo a batterli tutti.”