Rossi, perchè il ricorso al TAS può essere un boomerang

30 ottobre 2015 - 11:03

Il ricorso al Tribunale d'Arbitrato Sportivo per ottenere la cancellazione della penalità in partenza potrebbe comportare dei rischi  per Valentino Rossi. La corte di Losanna ha infatti la possibilità di emendare o cancellare i  verdetti dell'autorità sportiva (come chiede VRR46) ma anche appesantirli, se venisse stabilito che la decisione di Sepang è stata troppo blanda. C'è un precedente inquietante: Noriyuki Haga nel 2000 perse il Mondiale Superbike a tavolino per effetto della sentenza TAS che arrivò due giorni prima della gara decisiva a Brands Hatch (GB). Haga era pilota ufficiale Yamaha, proprio come Vale…

COS'E' IL TAS – E' una corte autonoma creata nel 1984 per dirimere le questioni di carattere sportivo a livello internazionale. Ha sede a Losanna (Svizzera)  ed è presieduta dal giudice australiano John Coates. La decisione di far partire  Valentino Rossi per ultimo (25° posizione) a Valencia  per le autorità MotoGP è già definitiva:  il primo verdetto stabilito dalla Race Direction è stato confermato dalla Federmoto Internazionale Motociclistica domenica sera stessa a Sepang dopo l'appello presentato da Yamaha. A questo punto resta solo il TAS.  Rossi chiede la cancellazione della sanzione (3 punti) o in subordine un solo punto di penalità. In questo caso salterebbe l'obbligo di partire in fondo alla griglia a Valencia.

IL CASO HAGA – Nell'apertura del Mondiale  a Kyalami (Sud Africa) Haga fece secondo nella prima manche dietro il texano Colin Edwards (Honda) e poi vinse la seconda, totalizzando 45 punti su 50 disponibili. Risultò però positivo all'antidoping per assunzione di efedrina, un eccitante con effetti abbastanza blandi ma incluso nella black list. Il risultato restò sub judice per 40 giorni poi in primo grado la Federmoto Internazionale decise di cancellare i 45 punti comminando anche un mese di sospensione. Yamaha ricorse in appello e ci volle fino al 30 giugno, metà camponato: venne confermata  a perdita dei punti ma la  squalifica fù accorciata a tre settimane “per permettere ad Haga di correre la 8 ore di Suzuka” scrissero i giudici FIM in sentenza. I cui effetti vennero congelati dal ricorso al TAS, terzo e ultimo grado di giudizio. Intanto le gare si succedevano e Haga continuava a giocarsi il Mondiale contro Edwards. La parola fine venne scritta due giorni prima del round finale. Il Tas respinse la tesi difensiva, cioè l'assunzione tramite un normale prodotto dimagrante, ma cambiò  in maniera pesante il verdetto dell'appello FIM. Venne considerata valida solo la squalifica comminata dopo gara 2, mentre Haga venne reintegrato nella classifica di gara 1 perchè il controllo antidoping era stato compiuto solo a termine manifestazione. La squalifica venne  riportata alle quattro settimane del primo grado, cancellando il “contentino” che aveva permesso la partecipazione alla 8 ore.

GLI EFFETTI – Se il TAS avesse cassato la perdita di punteggio Haga sarebbe arrivato al GP finale a due soli punti da Edwards, con 50 in palio. Invece non potè prendere il via per effetto della squalifica. Anche nel caso di Valentino il TAS  potrebbe decidere diversamente dagli organi di giudizio MotoGP (Dorna e FIM).  Agli occhi di un giudice esterno  la sentenza della race direction potrebbe  apparire contraddittoria: hanno scritto che Rossi ha fatto una manovra scorretta decidendo però di fargli concludere la corsa nella stessa posizione che aveva al momento del fatto. La scelta di penalizzare Valentino solo nella prossima gara potrebbe sembrare un “contentino politico”, proprio come la settimana di squalifica abbonata ad Haga in appello per fargli correre Suzuka. Inoltre la race direction non ha sanzionato Marquez, neanche citato nel dispositivo:  per cui è impossibile tirare in ballo lo spagnolo, visto che la corte di terzo grado (come la Cassazione) sentenzia solo sulla base dei documenti esistenti, e non è possibile interporre deduzioni o prove in aggiunta. Quindi: il TAS può  cancellare l'ultimo posto in griglia ma anche i 16 punti del terzo posto. In quel caso Lorenzo partirebbe da +9 e gli basterebbe arrivare terzo, in caso di successo di Rossi. Una situazione  molto peggiore  che partire dal fondo, ma con 7 punti di vantaggio.

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2 commenti

AlfonsoGaluba
1:10, 31 ottobre 2015

Infatti Sig. Gozzi, molti pseudo esperti di motociclismo (per me esperti di risse da stadio) non ricordano il caso Haga. Ci sarebbe anche il caso (più recente ma meno famoso) di Antony West, con la FIM che l’aveva squalificato per una gara sola, mentre il ricorso al TAS ha portato a ben due anni di squalifica del pilota australiano.

trompe68
12:10, 30 ottobre 2015

Personalmente penso che la penalità idonea per il fatto di Sepang sarebbe stato un bel passaggio ai box a velocità ridotta come previsto da regolamento che avrebbe penalizzato Rossi nella gara dell’infrazione e non in quella successiva come ha poi stabilito la direzione gara. Con quel tipo di penalità avrebbe perso verosimilmente 20-25 secondi arrivando così 6° o 7°, in classifica sarebbe ad un punto o due da Lorenzo e il campionato sarebbe andato a chi avesse battuto l’altro a Valencia….meglio di così.
Ma non era possibile invece dei tre punti sulla patente comminare una penalità in secondi da aggiungere all’ordine di arrivo?
Davide.

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