Perchè Troy Bayliss può tornare davanti

4 marzo 2015 - 9:27

Dunque Troy Bayliss ci emozionerà per altri tre GP. Ma siamo sicuri che saranno solo tre? Perchè la Leggenda non è rientrato nel Mondiale per fare il tappabuchi, ma per riprendere il discorso da dove lo aveva lasciato nell’ottobre 2008, festeggiando il terzo titolo iridato con la doppietta nell’ultimo show. C’è chi ha storto la bocca di fronte ai piazzamenti di Phillip Island, tredicesimo e sedicesimo con sosta al box per cambio degli pneumatici. In realtà i i dati del GP d’Australia ci dicono che Bayliss è ancora velocissimo e già dalla Thailandia, 22 marzo, può tornare davanti. Ecco perchè.

PAZZESCO – SuperTroy è tornato in pista senza aver mai provato la Panigale 1199R nuova versione, tantomeno le gomme Pirelli di oggi. Erano sette anni che mancava dal Mondiale e nove mesi (maggio scorso al Mugello) che non andava in pista con una Superbike. Sette anni, o nove mesi, sono un’eternità a questi livelli. Dopo la sosta invernale, ormai appena uno o due mesi, ai piloti occorrono un paio di giornate di test per riprendere confidenza coi 320 km/h. Serve tempo per “rifare l’occhio”, immaginate dopo sette anni di stop! Troy è partito a Phillip Island avendo percorso nelle due giornate di prove ufficiali del GP appena 58 giri, pari a 257 chilometri, meno della percorrenza normale di un singolo giorno di test. I top rider della Superbike avevano alle spalle da dieci a quindici giornate di pista nel precampionato, due delle quali proprio a Phillip Island a ridosso del GP. Un vantaggio enorme. Eppure in gara2 Bayliss era già lì, coi primi. Fantastico.

PROGRESSIONE – Ecco come TB21 si è avvicinato alle gare del rientro. Nella FP1 (45 minuti) ha percorso solo tre giri per un problema al motore dell’unica moto disponibile per regolamento. In FP2 ne ha fatto 16, migliore in 1’33”470 contro 1’31”242 del leader Jordi Torres (Aprilia). Sabato: nella FP3 altri 14 passaggi, scendendo di quasi un secondo: 1’32”529 contro 1’30”791 di Leon Haslam (Aprilia). FP4: 11 giri in configurazione gara, 1’33”190 contro 1’31”790 dello stesso Haslam. Superpole 1: 5 giri, uno con la supersoffice, 1’32”201 contro 1’31”629 di Baiocco (Ducati). Warm up: 9 passaggi, 1’32”634 contro 1’31”276 di Tom Sykes (Kawasaki). In gara1 (22 giri) Bayliss ha fatto il suo giro veloce in 1’32”346 contro 1’31”826 di Haslam. Nella seconda ha limato 1’32”117, ottava prestazione assoluta, contro 1’31”725 del compagno di squadra Chaz Davies. Conclusione: dalla prima uscita Bayliss ha tolto 1”2 mentre i piloti top sono rimasti più o meno al livello dei test precampionato.

JOLLY THAILANDIA – Ultima nota riguardo ai tempi: nel precampionato 2007, un secolo fa, Bayliss a Phillip Island aveva girato in 1’30”7. In otto anni le Superbike hanno guadagnato 30-40 cavalli, l’elettronica è simile alla MotoGP senza parlare delle gomme drammaticamente migliori. Ma quest’anno, pur in condizioni meteo perfette e senza vento, nessuno è andato sotto. Fa pensare.  Nel prossimo round in Thailandia Bayliss avrà due vantaggi. Primo: Buriram è nuovo per tutti, si parte alla pari. Secondo: le due sessioni del venerdi (FP1 e FP2) dureranno 75 minuti ciascuna invece dei canonici 45 per dare modo a piloti e squadre di acquisire i necessari riferimenti. Non è molto, ma meglio di niente: TB21 avrà più  tempo per farsi un’idea soprattutto di elettronica e gomme che adesso sono molto diversi rispetto a quando vinceva lui. Le gare si corrono sulla distanza di 91 chilometri (20 giri) su un tracciato piatto e medio veloce che, sulla carta, somiglia molto a Misano. Dove Bayliss ai suoi tempi volava…

DUCATI SUPER – Bayliss è un ex pilota un po’ matto che si sta rimettendo in gioco contro avversari molto veloci (almeno i primi sei-sette) che per età potrebbero essere suoi figli. Rispetto a due-tre stagioni fa il livello Superbike si è improvvisamente alzato con l’arrivo di talenti emergenti. Ma Troy non è stupido, torna proprio adesso che la Ducati dopo due anni sofferti sta ricominciando a volare. Si intuisce dal doppio podio di Chaz Davies proprio in Australia. Su quella pista il gallese, 28 anni, non era mai andato forte: 4° e 17° nel 2013 con la Bmw, 8° e 7° un anno fa con la stessa Panigale. Chaz lì aveva fallito pure in Supersport mancando la top ten sia con la Triumph (2011) che con la Yamaha con la quale l’anno dopo dominò il campionato. Se Davide Giugliano non si fosse autoeliminato fratturandosi due vertebre nei test precampionato avrebbe potuto fare doppietta: nel 2014 sull’Isola non c’era stata partita tra lui e Chaz. Che stavolta ha accusato meno di un secondo di ritardo (sommando le due manche!) dai vincitori di tappa Jonathan Rea e Leon Haslam. La Ducati non vince dall’ottobre 2012, ma adesso va. E se fosse proprio  Troy Bayliss a rompere il digiuno?

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2 commenti

Real_SBK
9:03, 12 marzo 2015

Troy Bayliss rischia di stupire per l’ennesima volta, anche il solo voler partecipare è incredibile!
La nota stonata è che il dover andare a “ripescare” un pilota fuori attività da 7 anni (per quanto leggenda assoluta) per far parlare seriamente della SBK denota drammaticamente che l’operazione Dorna di svuotamento di piloti e prestigio della SBK è ormai completata.
Ormai la SBK è un fantasma di se stesso e innocuo per la MotoGp, senza piloti e personaggi di vero spessore.
Una tristezza assoluta, ben coperta mediaticamente sia chiaro, l’unica cosa che conta per voi addetti al settore!
Saluti, Bruno.

Pito28
12:03, 5 marzo 2015

… ma pensare che possa arrivare, non dico a podio, ma nei primi 6-7 è fantascienza pura.
Non me ne volere Paolo, ma questo (e svariati altri ultimamente…) sono pezzi da lettore medio della Gazzetta che di SBK e moto in generale non sa niente oltre al fatto che hanno 2 ruote.

Ma d’altronde ti pagano loro e va bene così :-)))

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