Perchè il Cannibale Jonathan Rea può aprire un ciclo

20 settembre 2015 - 15:03

Jonathan Rea ha spiegato a modo suo perchè ha dovuto aspettare i 28 anni per vincere il primo Mondiale. “Ho corso sei stagioni con la Honda ed è stato come quando hai una ragazza e un giorno scopri che è una poco di buono. Poi ho incontrato quella giusta e ci siamo sposati”. Mica male come complimento per la Kawasaki, ma non bastava. “Ho capito che avrei vinto il Mondiale dopo i primi quattro giri dei test invernali.” Il nordirlandese faccia d'angelo non dice mai cose banali,  diventerebbe un grande personaggio se trovasse un avversario all'altezza. Chissà che duelli. Invece quest'anno ha sbaragliato guidando con una mano sola e le vittorie al burro hanno addormentato la Superbike. Se gli sfidanti  restano questi il Cannibale non si fermerà. Rea può aprire un ciclo.

CHE NUMERI – Jonathan ha vinto il Mondiale con due GP d'anticipo, un dominio inconsueto per la Superbike che negli ultimi anni ci aveva abituato ai finali thrilling. Rea ha vinto 12 volte in 22 gare, mancando il podio solo qui in Spagna, nel giorno più bello. “Al risveglio gli ho sussurrato 'fai quello che ti senti, non esagerare' ma sapevo che sarebbe andato dentro per vincere” ha raccontato Tatiana, la dolce australiana ex addetta stampa Honda diventata sua moglie. Altro che “braccino”, il numero 65 si è accontentato solo quando ha capito che sull'asfalto incandescente di Jerez le gomme non lo avrebbero portato lontano. Rea è stato al comando del Mondiale dalla prima gara, in Australia. Dopo tre GP era già in fuga e per tutta la stagione ha dato l'impressione di averli tutti in pugno. Velocissimo, tatticamente esemplare, una macchina da guerra. Una fantastica metamorfosi: con la Honda ogni volta doveva lanciarsi all'arrembaggio e dicevano che cadesse troppo. Sull'astronave verde però ha smesso di sbagliare. Solo due campioni Superbike hanno vinto al debutto con una nuova moto, John Kocinski nel 1987 con la Honda e Troy Corser 2006 in Suzuki.

BINOMIO CHE NON SI FERMA – Il problema degli altri è che questo Mondiale sembra un punto di partenza, piuttosto che una consacrazione. Uscita dalla MotoGP nel 2008 la marca di Akashi si sta giocando tutto in Superbike e risultati si vedono. L'attuale ZX-10R, 16 vittorie su 22, sarebbe vincente anche nel 2016 ma sta per arrivare l'evoluzione che alzerà ulteriormente l'asticella. La Kawasaki si prepara così a respingere l'offensiva della Ducati che ha rialzato la testa (quattro centri nelle ultime sei gare) e della Yamaha che tornerà l'anno prossimo dopo quattro stagioni di stop. La concorrenza cresce ma chissà se basterà. Perchè la Kawasaki ha l'asso nella manica. Jonathan Rea, nordirlandese erede del mitico Joey Dunlop, non si fermerà qui.

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4 commenti

AlfonsoGaluba
12:09, 21 settembre 2015

Anche Polen nel 1991 era all’esordio con la Ducati quando vinse il titolo.

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