MotoGP: Yamaha, ma quale crisi nera?

Vinales sul podio a 2 decimi dal successo, Rossi in testa al GP e poi quarto: adesso si che ad Iwata saranno in confusione...

7 ottobre 2018 - 15:57

“Chiedete ai giapponesi perchè andiamo così male” è stato il mantra di Valentino Rossi negli ultimi mesi. Se i tecnici di Iwata erano in confusione prima, figuratevi adesso. Sono rimasti sotto il fuoco amico per mesi, ascoltandone di tutti i colori. “La moto 2018 è nata male”, “Il motore quattro cilndri è alla frutta”, “Dopo l’estate Honda e Ducati hanno fatto un salto di qualità enorme noi siamo rimasti fermi”, “Non sappiamo se c’è una moto 2019” e via discorrendo. Poi la MotoGP arriva in Thailandia e succede l’imprevedibile: Valentino Rossi “rischia” di partire in pole (mancata per soli 11 millesimi) e in gara le due M1 ufficiali sono là davanti a giocarsela con le solite Honda e Ducati. Maverick Vinales, terzo, ha pagato appena 270 millesimi e Valentino Rossi è quarto ad un secondo e mezzo, dopo esser stato anche per comando della corsa.

SCONCERTO – In agosto, a Zeltweg, Kouji Tsuya,  massimo responsabile tecnico Yamaha presente ai GP, era stato addirittura mandato al rogo mediatico per porgere scuse ufficiali per i cattivi risultati. Un capo giapponese che chiede scusa ai piloti davanti al mondo non si era mai visto.  Improvvisamente la Yamaha risorge e si gioca la vittoria, a detta dello stesso Rossi “con più o meno la stessa moto di prima, salvo piccoli aggiustamenti di elettronica.” (Qui l’intervista post GP) Viene da chiedersi se qualcuno adesso andrà a scusarsi con Tsuya…

RESURREZIONE – Nel momento della “crisi nera” Yamaha riporta a galla perfino Johann Zarco della satellite Tech 3, cioè pilota e team che fra poche settimane avranno nel box la KTM al posto della M1. Come ha fatto la quattro cilindri di Iwata a tornare una moto vincente da una gara all’altra? Misteri di questa MotoGP dove elettronica e gomme giocano un ruolo preponderante. Anche se, ogni domenica, Marc Marquez e Andrea Dovizioso sono sempre là a giocarsela, a prescindere da tracciati, temperature e soluzioni di mescola. Rossi alla fine è stato molto onesto: “Volevo il podio, ma Vinales andava più forte di me.” Aldilà delle comprensibili disquisizioni tecniche  viene un dubbio: può essere che, in questo momento, l’unico vantaggio di Honda e Ducati stia nel polso destro di Marquez e Dovizioso?

MotoGP Thailandia: Cronaca e classifica

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