MotoGP, Superbike

MotoGP e Superbike: correre tutto il Mondiale in 3-4 circuiti?

Dorna ha un compito difficilissimo: provare a non dover cancellare i Mondiali 2020. Ci vorranno soluzioni mai viste. Si potrebbe correre tutti i round in 3-4 circuiti

10 marzo 2020 - 16:05

Premessa: parlare di MotoGP e Superbike in queste ore di emergenza sembra fuori luogo, ma da qualche parte, prima o poi, bisognerà pure ricominciare. Dorna, il promoter dei due Mondiali più importanti del globo, ha un compito al limite dell’impossibile: come salvare questo disgraziato 2020? E’ in grandissima difficoltà il calcio, che ha orizzonti geografici circoscritti alla singole nazioni, o al massimo continentali. Figuriamoci il motociclismo, con 33 eventi programmati in giro per il Mondo in quest’epoca segnata da una potenziale pandemia. Ad oggi è perfino difficilissimo capire quale sia la reale situazione Paese per Paese.

EMERGENZA JEREZ?

In Spagna, che il 28-29 marzo dovrebbe ospitare la Superbike,  apparentemente la situazione sembra meno preoccupante che in Italia. A Jerez  da oggi girano le MotoE e la prossima settimana ci saranno i test team MotoGP. Ieri (lunedi 9 marzo) la Dinamo Sassari (basket) ha lasciato in tutta fretta Burgos, appena saputo che le autorità spagnole avrebbero voluto far giocare la partita di Champions League a porte aperte. La Dinamo è tornata a casa con un volo privato e il presidente ha detto: “La Spagna in questo momento sembra l’Italia un mese fa, non ha ancora capito cosa dovrà combattere.” La MotoGP vorrebbe partire da Austin, dove le autorità locali sono in allarme e hanno già cancellato eventi. Il presidente Donald Trump sostiene che si tratta di un’influenza, una cosa da niente (sic!) Come può la Dorna districarsi in un caos internazionale simile?

FAR PARTIRE LO SHOW A TUTTI I COSTI

In Dorna lasciano intuire che pur di salvare lo show, cioè far partire la MotoGP, sono disposti a tutto. Anche ad annullare i costi a carico degli organizzatori locali (3-4 milioni a GP, in media) e correre a porte chiuse. Ma potrebbe non bastare: oggi, per dire, al Mugello, Imola e Misano non si potrebbe gareggiare in ogni caso, visto che ogni tipo di evento è vietato, calcio di serie A incluso. A complicare la situazione non sono soltanto le singole situazioni dei vari Paesi ospitanti, con le relative restrizioni, ma anche le linee di condotta stabilite che ogni singola  azienda  impegnata nelle corse stanno assumendo. E’ già successo per la Superbike in Australia: una grande impresa italiana ha ordinato ai propri dipendenti la quarantena obbligatoria una volta sbarcati a casa. E’ chiaro che bastano limitazioni come questa per inceppare il complicatissimo ingranaggio dei GP.

IN EUROPA SARA’ DIFFICILE

In Cina sembra che ne stiano uscendo, ma per oltre un mese hanno bloccato qualsiasi attività e movimento in un’intera regione di 54 milioni di abitanti. Là sono intervenuti con misure draconiane,  ben diverse dai pannicelli caldi che il governo italiano sta attivando. Gli altri Paesi europei ancora peggio, perchè quasi tutti fingono che non stia succedendo niente. Se tutto va bene, è facile ipotizzare che in Europa ci vorrà molto più di un mese per risolvere in qualche modo la crisi. Nel vecchio continente si dovrebbero svolgere 10 round su 13 della Superbike e 13 su 20 per la top class. Il rischio che non si possa neanche partire è concreto.

TUTTE LE GARE IN TRE-QUATTRO CIRCUITI?

I due Mondiali quindi corrono il rischio di aspettare Godot, cioè un ritorno alla normalità che chissà quando si verificherà. L’unica opzione sicura, ad oggi, è trovare posti nel Mondo dove i due circus possano spostarsi e correre, offrendo alle autorità locali tutte le garanzie riguardo i 2-3000 componenti del paddock, cioè una comunità abbastanza circoscritta e “facile” da monitorare. In Australia, per esempio, la F1 nel week end correrà senza alcuna restrizione. MotoGP e Superbike potrebbero stanziarsi a Phillip Island, e correre lì tutti i round iridati previsti da qui a novembre. Salvando diritti TV, contratti pubblicitari, investimenti e  tutto il resto. Sembra una follia, detta così. Ma trovatela voi, un’altra soluzione praticabile…

1 commento

fabu
15:44, 10 marzo 2020

la soluzione è che se non si può correre non si corre. poi paragonare la Cina all’Italia o qualsiasi altro paese occidentale “democratico” mi sembra completamente fuori luogo. o ci siamo già dimenticati di tutti coloro che in queste tre settimane hanno dato del terrorista all’attuale governo per l’eccessivo allarmismo, chiamandoli distruttori dell’economia?

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