Ecco come ti rilancio il Mondiale Superbike!

Dorna ha migliorato molti aspetti ma manca un'anima. Agli appassionati non piace più ma per gli spagnoli va benissimo così

18 settembre 2018 - 6:54

“Paolo,fossi tu il patron del mondiale SBK, cosa faresti per farlo tornare al top?” Il lettore Ciro Irollo ha lasciato questa domanda  sul mio profilo Facebook, fornendomi l’opportunità di chiarire qualche concetto. Premessa necessaria:  per alcuni aspetti, l’organizzazione del WSBK non è mai stata di così alto livello. Io, che c’ero  alla prima gara (1988), ve lo posso assicurare. Nei famosi “anni d’oro” la Superbike ha corso fra gli alberi di Mosport (Canada), il tracciato più pericoloso che abbia ma visto dopo il Tourist Trophy.  I box di Mansfeild (Nuova Zelanda)  erano usati anche per l’attiguo l’ippodromo, così i meccanici  prima di aprire le casse dovevano togliere il letame. Adesso è tutto algido, ordinato. Perfetto. I piloti corrono, qualche Casa ancora investe, il pubblico in circuito resiste (dove più, dove meno) e ogni volta in TV ci sono più di un milione di persone che guardano. Aspetto non secondario, il promoter Dorna ci guadagna pure. Quindi bisogna intendersi: la Superbike non è in “crisi”, piuttosto le manca un’anima, che è  ben diverso. “Riportare il Mondiale al top” significherebbe ridarle “carattere”, cioè un’attrattiva tutta sua. Ma, in questa epoca, è una missione impossibile. Sottolineo: impossibile. Ecco perchè.

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Commenti

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REA UNTORE – I media di oggi, che non conoscono il passato, sono convinti che il problema sia il dominio di Jonathan Rea. Una cazzata madornale. Peccato  ci creda anche Dorna. “Rea è il migliore, ma non è un pilota carismatico” ha chiosato il direttore sportivo del Mondiale, Gregorio Lavilla, al microfono di Eurosport UK. E’ un grandissimo equivoco. Se Jonathan Rea fosse nato vent’anni prima, sarebbe diventato un personaggio come Carl Fogarty, l’idolo che portava 125 mila spettatori a Brands Hatch. Il problema vero è molto più semplice. Si chiama “conflitto d’interesse”.

VECCHI TEMPI – La Superbike prosperava sulla concorrenza con la 500-MotoGP. Il precedente padrone, Maurizio Flammini, partendo da zero, l’ha fatta diventare un fenomeno sportivo, presentandola per 25 anni come alternativa e  antitesi alla top class. Di là avevano i piloti più veloci e famosi? Di qua erano più “veri”,  gente che non esitava a prendersi a carenate all’ultima curva per risolvere gare che quasi sempre erano mucchi selvaggi pazzeschi. Ricordate quante leggende circolavano? In 500 c’erano le “fighette”, di qua “piloti senza paura”. Il promoter spingeva sulla diversità e anche i difetti diventavano attrattiva. Un esempio? Nel 1993 il Mondiale si sarebbe dovuto decidere a Città del Messico, con  titolo  in ballo fra Scott Russell e Carl Fogarty. I piloti trovarono una situazione disastrosa: cani e palloni in pista, ambulanze che entravano contromano. Decisero di non correre e il Mondiale venne assegnato a tavolino. Eppure quella trasferta, sui social, è ancora evocata dagli appassionati come una figata pazzesca. Fra reperti video che sembrano pioviuti dall’epoca dei Lumiére e l’evocazione  di mirabolanti notti a tutto gas con le bellezze locali, a quei tempi i disastri diventavano storie d’avventura.

DORNA – Adesso che è tutto perfetto, l’anima è sparita. Facile capire perchè. Il promoter spagnolo non può presentare la Superbike come antitesi alla top class, anzi tende ad omologarla, e a farne una copia, che logicamente risulta sbiadita perchè investimenti, livello di moto, team e piloti sono ben distanti dalla MotoGP. Dorna nasce come produttore di eventi sportivi per la TV, e gli spagnoli sono maestri nel vendere i GP che si promuovono da soli.  Il lavoro che Dorna ha sempre fatto è vendere i diritti TV e la pubblicità. Non ha mai fatto investito in promozione, non ne ha avuto bisogno. Flammini, invece era maestro nel creare pathos, carattere, personaggi: per lui, che doveva lanciare un campionato nato dal nulla, era una necessità. L’organizzatore romano, uomo di grande visione, sapeva come creare e cavalcare il trend. Investendoci milioni.

AFFARI – Oggi la Superbike sfrutta ancora il “carattere” dei vecchi tempi, ma è evidente che il pubblico di allora, i famosi appassionati duri e puri come il lettore Ciro, non si riconoscano più. Dorna per oltre vent’anni ha dovuto  osteggiare la Superbike, ritenendola a ragione un concorrente sempre più temibile. Adesso che è un ramo aziendale, la deve gestire in modo che non crei turbolenze all’asset più redditizio,  la MotoGP. Mediaset ha pagato i diritti TV 1,5 milioni e adesso vorrebbe rinnovare gratis, quelli della MotoGP costano 22 milioni. La stessa forbice vale per il fee dei circuiti, le sponsorizzazioni e decine di altre voci commerciali. Se Rea portasse  125 mila spettatori in circuito come il mitico Foggy, sarebbe un grande guaio per gli affari MotoGP. Ecco perchè la Superbike, oggi, va benissimo così. Quindi, caro Ciro, per farla tornare al top non servo io. Basterebbe un po’ di sana concorrenza…

6 commenti

marcogurrier_911
12:09, 18 settembre 2018

Dott Gozzi buongiorno,
In un altro sito sono usciti in poche ore diversi articoli riguardo lo stato comatoso della Sbk. Sono più dell avviso che la situazione non sia così grave bensì solamente bloccata, come dice Lei, da dorna stessa per conflitto di interesse.
Che si presenti un altro attore, e vedremo che la SBK ritornerà a miglior vita…è un peccato per i piloti, perché i piloti fighi “di la” è relativo, non trovo Crutchlow più Figo di Sykes o Melandri.

Patrick Fila
2:09, 18 settembre 2018

Buongiorno. Sono d’accordo con l’analisi del Dott. Gozzi e non è semplice trovare una soluzione per diversi motivi. Intanto tutto cambia col tempo e quindi anche i gusti delle nuove generazioni. Nel nostro paese i “giovani” (beati loro) sono sempre meno attratti dalle moto sia per i costi sempre più proibitivi dei modelli di serie che corrono il mondiale, per le potenze sempre maggiori, gli alti costi assicurativi e i limiti e controlli sempre più pressanti sulle strade che, in pratica, hanno ridotto ai minimi storici le vendite di modelli superbike. Ormai neanche più sui passi di montagna puoi girare con la tua 1000, che ti trovi pattuglie letteralmente imboscate per l’agguato, e ciò ha ovviamente scoraggiato sempre più l’acquisto di tali moto. Poi ovviamente la Dorna vuole e si adopera affinché la SBK sia sempre la sorella minore della MotoGP, ma che le somigli per certi aspetti, per cui i duelli epici di qualche anno fa non li vediamo più. Ma siamo poi tanto sicuri che la classe regina goda di tanta salute propria? Coda succederà quando Valentino lascerà le gare?
Fa da contraltare la BSB che ha conservato lo spirito storico ed è molto seguita sia nei circuiti che in tv (anche da me) e da quella categoria prenderei esempio per tornare ai fasti di un tempo.
Saluti

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