Coronavirus, basket, MotoGP

Coronavirus: rugby e basket in Italia cancellano tutto, MotoGP non può permetterselo

In Italia il rugby cancella il campionato 2019/20, come fosse mai esistito. Il basket è sulla stessa strada, ma era già in gravissima crisi. Calcio e MotoGP sono costretti a sperare

28 marzo 2020 - 8:31

Il coronavirus comincia a rompere la trincea dello sport che vorrebbe andare avanti, nonostante tutto. In Italia il primo colpo di spugna è arrivato dal rugby: la stagione  2019/20 è come se non fosse esistita. Cancellato tutto: partite giocate, classifica, scudetto e retrocessioni. Nella lega principale erano state giocate 12 partite su 22 ed era in testa Rovigo: come non detto. Le società coinvolte sono 480, dal top fino alle giovanili. Giovanni Malagò, presidente del Coni, ha stigmatizzato la decisione: “Non condivido la tempistica, avrei aspettato almeno aprile, ma credo che altre federazioni seguiranno”. Infatti: anche il basket è sulla stessa strada, cancellare tutto. Qui i motivi sono contingenti: gli stranieri di tutte le società di serie A sono tornati nei rispettivi paesi, e pensare che rientrino entro massimo fine maggio è utopia. Non solo per motivi sanitari, ma anche di budget. Una parte consistente delle società di basket di serie A aveva già l’acqua alla gola, questa emergenza è il colpo di grazia. Intanto la Federazione Basket ha cancellato l’attività regionale, dalla serie C fino alle giovanili.

I SOLDI PESANO  PIU’ DEL VIRUS

Il basket italiano agonizza da anni, il “rompete le righe” che verrà dato presumibilmente oggi è la fine dell’agonia. La Serie A non ha contratti TV remunerativi, le società si reggono sugli sponsor ma soprattutto sugli incassi. Giocare a porte chiuse sarebbe stato improponibile: i costi sarebbero rimasti invariati, senza alcun ricavo. Emerge una linea di condotta che più orientarci anche nel nostro mondo delle moto: i campionati con poco ritorno commerciale (sponsor, tv, incassi) sono tutti a forte rischio di sospensione/cancellazione. Diciamo dall’Endurance (che già non se la passava bene…) in giù. Ben diverso il discorso per gli sport che invece hanno accordi pesanti con le TV: il calcio, in primis, ma – tornando a noi – anche MotoGP e Superbike.  Chi ha accordi  consistenti  in ballo, ci penserà cento volte prima di fermare tutto…

CALCIO RISCHIA IL BARATRO  

La Premier League, per citare il campionato di calcio più ricco, si gioca nove miliardi, tanto valgono i  diritti tv di questa stagione. Chiaro che in Gran Bretagna torneranno a giocare appena si presenteranno le condizioni minime di sicurezza. Magari a porte chiuse, visto che il botteghino è una piccola parte del budget delle società. Anche se gli ordini di grandezza sono assai inferiori, stesso discorso per la Serie A: cancellare la stagione 2019/20 avrebbe effetti catastrofici su un “movimento” su cui pesavano, prima dell’inizio dell’emergenza, 2,5 miliardi di debiti. Se sfumano gli accordi con la TV, tante società di calcio salteranno come birilli. E’ improponibile pensare ad aiuti statali: ieri a Palermo è dovuta intervenire la polizia in assetto anti sommossa per evitare che gente senza paga da un mese, e quindi già al verde,   uscisse dai market coi carrelli pieni, senza pagare.

MOTOGP E SUPERBIKE 

Ecco perchè il calcio italiano spera di poter tornare in campo entro giugno: ne va della sopravvivenza. Anche la MotoGP, fatte le dovute differenze, è nella stessa condizione. Con il vantaggio di disporre di una finestra temporale assai più ampia: la top class e la Superbike possono permettersi di attendere fino ad agosto che l’emergenza rientri, e avrebbero ancora tutto il tempo di rimettere in piedi un campionato degno di questo nome. Magari con meno GP rispetto al previsto, e probabilmente anche con un orizzonte geografico più ristretto. In questa difficilissima fase, coltivare la speranza di ripartire in estate non è solo opportuno, ma  fondamentale. Per il motociclismo cancellare l’intera stagione 2020 sarebbe un colpo dalle conseguenze ad oggi difficilmente immaginabili.

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