9 commenti

alfonsogalub_696
0:12, 16 maggio 2019

Però Sig. Gozzi, gli esempi di ”Arbitro terzo” che giudica se correre o non correre non ha mai portato ad una soluzione accettata dai piloti. Imola 1989 è un esempio, corse solo Chili con dei privatissimi, che gara è stata? Neanche Chili la considera una vittoria valida (che poi, può smentirmi, il suo team fu costretto a correre per evitare contenziosi con lo sponsor tabaccaio). Altro esempio Messico 1993, si decise ugualmente di andare avanti, ma nessun pilota si schierò per le qualifiche, ivi compreso Fogarty che saluto il mondiale a favore di Russel. La storia dice che, se i piloti dicono che non vogliono correre, non si corre

enrico.candott_3164738
14:12, 14 maggio 2019

Articolo imbarazzante, per non dire di peggio. Com’è facile giudicare stando seduti dal divano quando a guidare la moto sono altri. In queste situazioni parlare di interessi di classifica è oltremodo fuori luogo, più che giusto siano i piloti a valutare se correre o meno.

    Paolo Gozzi
    15:26, 14 maggio 2019

    Salve Enrico, infatti. I piloti hanno valutato, come dici tu: Jonathan Rea voleva correre, Alvaro Bautista no. Questo è l’argomento in discussione, niente altro. Io non ho scritto che si poteva correre o meno, solo che i due candidati al Mondiale 2019 avevano una visione opposta della situazione. Ovviamente orientata dagli opposti interessi di classifica, al momento. Per cui: è evidente che la decisione finale non debba toccare nè a Rea nè a Bautista, ma ad un’autorità super partes.

      fabu
      11:10, 15 maggio 2019

      scusi Gozzi, ma non è così. Jonathan Rea voleva correre, Alvaro Bautista no, ma anche Davies, Melandri, Cortese, Lowes, e la maggior parte di tutti gli altri piloti, e anche Sykes. solo Haslam era d’accordo, chissà come mai. perchè dare notizie incomplete? col dire che a Imola non si è tenuto affatto conto di una serie di interessi di varia entità si vuole affermare che il business deve essere anteposto alla sicurezza. poi quando succede il dramma, siete i primi a puntare il dito contro chi ha messo il business prima della sicurezza, sbandierando l’incompetenza di chi ha queste responsabilità. non mettiamo la testa sotto la sabbia, Imola non è una pista moderna per queste moto, bellissima, affascinante fin che si vuole (ero li nell’83 quando Spencer vinse il mondiale su Roberts, nel 2002 per la sfida Edwards-Bayliss, pelle d’oca ancora adesso, che tempi) ma siamo obbiettivi.

        Paolo Gozzi
        11:39, 15 maggio 2019

        Ciao, secondo me Imola è stato un gran pasticcio. Il fatto più importante che è accaduto, secondo me, è che la direzione dell’autodromo ha scritto un comunicato ufficiale per dichiarare che: 1. La pista è OK 2. Gara 2 non si è disputata perchè hanno pesato le “normali scelte strategiche”. Cioè: Imola ha detto che qualcuno non ha voluto correre per strategia. L’allusione a Bautista/Ducati è palese, e a tre giorni di distanza io non capisco perchè nessuno abbia replicato. A me sembra un’accusa molto pesante. Obiettivamente parlando 🙂

          fabu
          18:56, 15 maggio 2019

          le dichiarazioni della direzione sono una cosa, uno può dire tutto e il contrario di tutto, poi è giusto criticare e nel caso condannare chi dice determinate cose. quante volte abbiamo criticato decisioni e dichiarazioni delle direzioni gara? quasi sempre. ma qui mi sembra si stia parlando di condizioni atmosferiche e sicurezza, fatti e non parole. a Imola, pista già al limite in caso di asciutto, con un nubifragio come quello di domenica, non una spruzzatina, non si deve correre. e hanno fatto bene i piloti a non correre.

fabu
14:12, 14 maggio 2019

titolo e articolo decisamente provocatori. o almeno, mi auguro proprio sia così.

    eugsac
    14:58, 14 maggio 2019

    Vada a correre l’autore dell’articolo a 250 kmh con l’acquaplaning…

      Paolo Gozzi
      15:29, 14 maggio 2019

      L’autore dell’articolo fa il giornalista, non il pilota. E rileva (ripeto per la quindicesima volta:-) che Rea voleva rischiare di fare acquaplaning a 250 all’ora e Bautista no. Per questo serviva (cioè servirà: da adesso in avanti) un’autorità che abbia l’ultima parola sulla decisione, ovviamente dopo aver consultato, fra gli altri, anche i piloti. Tutto qui.