Superbike Compleanno, Lucchinelli

Buon 32° compleanno Mondiale Superbike: che tempi, quei tempi!

Oggi la Superbike compie 32 anni, compleanno un pò triste visto che non si corre. Che tempi: regolamenti à la carte, piloti cuochi e moto ufficiali in giro sul furgone OM

3 aprile 2020 - 14:45

“Nelle intenzioni della SMC, la società che gestisce quest’anno i diritti del Mondiale Superbike, la prima gara di Donington avrebbe dovuto essere storica. E infatti, soprattutto per noi italiani, non sarà facile scordare quanto è successo nella esaltante giornata inglese….” 

TUFFO NEL PASSATO

Si apriva con queste frasi il mio reportage su Motosprint. A distanza di 32 anni, mi ricordo benissimo di quella giornata. Era il tre aprile 1988, e a Donington ero l’unico giornalista italiano presente, per seguire il debutto del Mondiale Superbike. Era una di quelle giornate tipiche della primavera britannica,  con un pallido sole ma di vento gelido. La Superbike non era certamente una novità. In America, da anni, era la categoria più seguita. L’antesignana continentale della Superbike si chiamava Formula 1 TT, era il campionato che la Federazione Internazionale aveva messo in piedi per continuare a dare validità iridata alle maggiori competizioni stradali, estromesse da tempo dal Motomondiale. In calendario c’erano, tra le altre, TT e Ulster GP. L’anno prima, nel 1987, a vincere il titolo iridato non era stato uno specialista anglosassone, ma Virginio Ferrari con l’italianissima Bimota.

CHE AVVENTURA

L’evento venne preceduto, il giovedi precedente, dall’Eurolantic a Brands Hatch, una gara show ad invito che aveva preso il posto del Transatlantic Trophy, che negli anni ’80 in Gran Bretagna ebbe molto successo. Era una sfida a squadre, piloti Usa contro i padroni di casa. Nel 1988 aveva cambiato nome perchè era stato aggiunto un terzo team “Resto d’Europa”. Gran parte degli iscritti al Mondiale, attratta da ingaggi sostanziosi, aveva preso parte alle tre manche dell’Eurolantic, spostandosi a Donington (200 chilometri più a nord) il venerdi. Per questo la prima gara del Mondiale venne preceduta da un’unica giornata di prove, il sabato: mezz’ora di prove libere e due turni da 45 minuti ciascuno. La pole la fece Doug Polen, ma la Suzuki ufficiale non era in regola per le norme Superbike, essendo una “TT F1”, che avevano un regolamento più permissivo. Quindi il texano non prese il via. Anni dopo, da ufficiale Ducati, Polen avrebbe vinto due Mondiali (1991-92).

DUELLO ITALIANO 

Come andarono le gare, tanti se lo ricordano. Davide Tardozzi vinse gara 1 con la Bimota, in volata su Marco Lucchinelli bandiera della Ducati dei fratelli Castiglioni. Il duello continuò nella seconda sfida, fino all’ultimo giro. Quando, in avvicinamento alla curva McLeans, Tardozzi volò via sul tracciato che stava cominciando a bagnarsi. Lucchinelli vinse d’esperienza, portando a casa tutto: in quel primo round infatti venne assegnato punteggio per il Mondiale sommando i risultati delle due corse, perchè in Gran Bretagna usavano fare così. Solo dal round 2, in Ungheria, entrò in vigore il sistema attuale con punteggio gara separato. Fred Merkel, californiano sornione, quel giorno finì secondo (con un terzo e un secondo di manche) e all’ultima gara in Nuova Zelanda strappò il titolo a Tardozzi.

 

PARTENZA DA FONDO 

Capirete, da queste poche righe, quanto il Mondiale Superbike sia partito dal basso. In quel 1988 erano poco chiari sia il regolamento tecnico, che quello sportivo. Inoltre il promoter america SMC, osteggiato dalla Federmoto Internazionale, a fine 1988 fu costretto a passare la mano. E dopo un breve interregno a gestione diretta FIM, l’italiano Maurizio Flammini, che nel frattempo si era spianato la strada tessendo un’abile tela politica,  subentrò come salvatore della patria. Durando fino al 2012, quando è iniziata l’attuale era Dorna. A quel tempo, nel 1988, le griglie erano strapiene: a Donington 56 piloti si erano giocati i 40 posti disponibili in griglia. Non fu un record: l’anno dopo, in Ungheria, provarono in 77!

PILOTI CUOCHI 

A quel tempo i team, anche i più famosi, erano allegre brigate brancaleone. La Ducati portava le 851 di Marco Lucchinelli in giro per i tracciati d’Europa a bordo di un furgone OM, spesso guidato direttamente da Franco Farnè, che era il capo del reparto corse. I piloti non facevano le star come quelli di oggi, ma un pò di tutto:  anche da mangiare per i meccanici. Davide Tardozzi, la vigilia di Donington, rischiò di prendere fuoco avendo la brillante idea di accendere il barbecue con una tanica di benzina. I meccanici Bimota, scampato il pericolo,  lo battezzarono  “Nerone”. Adesso non raccontatelo a Scott Redding, perchè magari lo vuole rifare anche lui…

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