Alvaro Bautista

Alvaro Bautista, la simulazione: partenza a razzo poi il crollo

Alvaro Bautista ha compiuto oltre metà distanza girando fortissimo, poi è andato in forte crisi. Ecco i dati

19 febbraio 2019 - 11:38

Alvaro Bautista a Phillip Island è un mostro. L’ottobre scorso era finito ai piedi del podio in MotoGP (quarto posto) compiendo dieci giri al comando con la Ducati GP18 dell’infortunato Jorge Lorenzo. Nei test Superbike per due giorni ha fatto tempi clamorosi, abbassando a più riprese il record in gara realizzato da Marco Melandri in 1’30″848 nella trionfale doppietta di un anno fa Panigale V2. La simulazione di gara però non è andata proprio come la Ducati sperava. Alvaro è partito fortissimo, ma dopo 13 giri il ritmo si è alzato drasticamente, come potete constatare nel cronologico qui sotto. La gara è lunga 22 giri, Bautista ne ha compiuti solo 17, poi è rimasto fermo lungo la pista. La Ducati ha parlato di “benzina finita nel giro di rientro“.

Il cronologico di Alvaro Bautista

1 giro: 1’30″465; 2. giro: 1’30″578; 3. giro:  1’30″640; 4. giro:  1’30″743; 5. giro: 1’30″533; 6. giro: 1’30″763; 7. giro: 1’31″188; 8. giro: 1’30″954; 9. giro: 1’30″758; 10. giro: 1’30″944; 11. giro: 1’31″250; 12. giro: 1’31″341; 13. giro: 1’31″566; 14. giro: 1’31″940; 15. giro: 1’32″253; 16. giro: 1’32″689; 17. giro: 1’32″973.

Bautista 2019 vs Melandri 2018 

Lo spezzone di gara compiuto da Alvaro Bautista permette anche il confronto con il cronologico di Marco Melandri in gara 1 lo scorso anno, quella più veloce  nella doppietta del ravennate. Bautista è partito a razzo e nei primi sei giri ha girato costantemente sotto il record 2018. Dopo tredici passaggi aveva accumulato un vantaggio di 6″3 rispetto a Melandri 2018. Gli ultimi quattro però sono stati un calvario: 3″9 secondi più lento. Probabilmente, se non si fosse fermato, la crisi si sarebbe aggravata. Per le gare servirà un assetto diverso, oppure tenere un ritmo ben più blando. Anche Troy Bayliss qui negli anni d’oro volava, ma era costretto ad andare di conserva per non friggere la gomma prima del tempo. Sempre che non venga imposto il cambio di copertura posteriore a metà gara (leggi qui). Per la Ducati significherebbe fugare ogni dubbio.

Foto: Diego De Col

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