MotoGP, tecnica: I 4 anni di sviluppo KTM prima della vittoria (1/2)

KTM, la storia di un progetto MotoGP iniziato quattro stagioni fa. La prima parte di questo racconto, dall'esordio fino all'anno 2018.

12 agosto 2020 - 19:13

KTM è stato l’ultimo costruttore ad arrivare in MotoGP, ma ora è anche il nuovo vincitore della categoria. Domenica scorsa, durante il GP della Repubblica Ceca, hanno raggiunto la prima tappa del loro sogno. Sono infatti riusciti a salire sul gradino più alto del podio nella classe regina del Motomondiale.

Il costruttore austriaco è arrivato in MotoGP con il chiaro obiettivo di favorire l’evoluzione di un giovane talento dalla Moto3, tanto da consentirgli di conquistare il Campionato del Mondo. Con la recente vittoria di Brno hanno fatto un enorme passo avanti in questa direzione. Per omaggiare questo loro risultato, sottolineiamo i momenti salienti della loro storia in MotoGP, con i cambiamenti che li hanno portati dove sono oggi.

Nella prima parte di questo racconto partiamo dall’inizio di questa ambiziosa storia della KTM in MotoGP.

Si comincia ufficialmente nel 2014, quando Pit Beirer annuncia che KTM vuole esordire nella categoria MotoGP all’inizio della stagione 2017. Ma la partenza vera e propria è stata nel GP d’Austria del 2016. In quell’occasione la moto è stata svelata ed è stato annunciato Mika Kallio come wildcard nell’ultimo round di quell’anno a Valencia.

Con un motore V4 e un telaio formato da un traliccio tubolare in acciaio, la KTM RC16 era chiaramente una moto purosangue nata per la MotoGP. A guardarla sembrava somigliare molto alla Honda dell’epoca, ma in realtà era abbastanza diversa. Il telaio a traliccio in acciaio è ciò che distingue la RC16 da tutte le altre moto in griglia in MotoGP, essendo l’unica fabbrica che non adotta il design tradizionale del telaio in alluminio a doppia trave.

Durante il GP di Valencia nel 2016, Mika Kallio è al via come previsto. Era la prima volta che vedevamo la RC16 in pista in una gara, e non solo nei test. Kallio si qualifica in 20° posto a 2,6 secondi dal poleman, ma non erano ultimi in classifica: già una bella soddisfazione per KTM. In gara Kallio è costretto al ritiro per un problema elettronico, ma nonostante la mancanza di ritmo e un ritiro è stato un debutto positivo per gli austriaci.

Appena due giorni dopo KTM comincia la stagione 2017 presenziando ai test di Valencia. Pol Espargaró e Bradley Smith hanno entrambi lasciato il team Yamaha Monster Energy Tech3: saranno loro i primi due piloti ufficiali del neonato team KTM in MotoGP.

Questa stagione ha segnato l’inizio ufficiale della storia della struttura austriaca nella classe regina, mantenendo la promessa fatta da Pit Beirer nel 2014. Era però chiaro fin dall’inizio che KTM avrebbe avuto parecchio lavoro da fare. Anche se il motore era potente, la RC16 era piuttosto difficile da guidare. Sono stati necessari sviluppi e adattamenti in materia di elettronica per rendere il motore più dolce, in modo da poter utilizzare al meglio tutta la sua potenza.

Nel corso dei test di Sepang del 2017, quindi prima dell’inizio della stagione, KTM si presenta con un’evoluzione del proprio telaio. La trave principale è infatti cambiata molto, ridotta ad un singolo tubo d’acciaio, anziché a due, mentre si cerca di ‘calmare’ una RC16 sempre difficile da guidare.

A metà stagione 2017, KTM aveva fatto passi avanti impressionanti! Entrambi i piloti avevano chiuso più volte a punti. La costante riduzione del gap dai primi della classe poi indicava che stavano andando nella giusta direzione. I cambiamenti del telaio, le regolazioni del forcellone, i progressi nell’elettronica hanno favorito questi progressi. Anche la carenatura aerodinamica sviluppata da KTM a metà della stagione 2017 ha aiutato molto.

Dopo che Ducati ha iniziato ad alzare continuamente l’asticella in termini di evoluzione aerodinamica, KTM è entrata in gioco. Una cosa con cui ha lottato fino al 2017 è stata la gestione del potente V4 che avevano sviluppato. La nuova carenatura aerodinamica ha contribuito a ridurre il wheeling: i piloti quindi potevano concentrarsi maggiormente sul controllo dell’acceleratore.

Più in alto abbiamo visto il telaio con cui KTM ha iniziato il campionato, mentre questo è quello con cui hanno gareggiato per la maggior parte della stagione. È stato un cambiamento enorme, con le capriate tubolari completamente ridisegnate. Non avevano più un’unica grande trave che percorreva tutta la lunghezza della moto. Era stata ridotta di diametro, molto probabilmente per aumentare la flessibilità nel telaio e migliorare il comportamento in curva.

La giunzione nella trave che si intravede nella parte posteriore della carenatura è dove il telaio si dirige verso il supporto del motore. Partendo da una moto con un telaio a traliccio tubolare, è molto più facile realizzare un telaio completamente nuovo a differenza del design in alluminio a doppia trave. KTM così ha cambiato i telai più volte fino al 2017, alla ricerca delle caratteristiche che volevano per la loro moto.

Questo telaio che vediamo è stato preferito alla versione più ‘vecchia’. Una volta provato dai piloti, lo hanno voluto immediatamente e non sono più tornati al vecchio design.

Se nel 2017 abbiamo visto KTM passare dal fondo della griglia a mantenersi spesso in top 10, il 2018 potrebbe sembrare un anno ‘di pausa’. Questo concetto però non potrebbe essere più lontano dalla verità. È stato certo un anno difficile in termini di risultati, hanno lottato meno per la top 10. Sono stati però molto più costanti e hanno chiuso quasi sempre con entrambi i piloti a punti.

Invece di realizzare enormi cambiamenti con il telaio, KTM ha utilizzato il 2018 per lavorare sull’elettronica e utilizzare il suo potente motore. In parte però si sono concentrati anche sulle carenature aerodinamiche. Questo design è apparso all’inizio dell’anno, ma è stato testato solo poche volte prima di essere scartato. La gente si chiedeva se KTM sarebbe mai stata in grado di fare il grande salto. Come sappiamo, il 2018 è stato un anno di punti di partenza: si mettevano le basi dietro le quinte per poterle riutilizzare per compiere progressi in futuro.

Questo è stato un altro di quei progetti aerodinamici sperimentati nel 2018. Probabilmente sembrerà familiare, visto che è molto simile a quello poi usato nella stagione 2019. Tutto il loro lavoro dietro le quinte che ha permesso a KTM di ottiene il suo primo podio in MotoGP nell’ultimo round stagionale, in condizioni di bagnato.

Quindi ricapitoliamo: KTM si è presentata nel 2016, con l’intenzione di disputare il campionato MotoGP nel 2017. La stagione inaugurale è stata un enorme successo, compiendo costanti passi avanti gara dopo gara e riducendo il divario con i primi. Enormi cambiamenti a telaio, elettronica e motore li portano a lottare per la top 10 già alla fine della loro prima stagione. Il 2018, come detto, può sembrare un passo indietro, ma era chiaro che stavano lavorando duramente per migliorare la maneggevolezza della sua RC16. L’elettronica è metà del gioco in MotoGP, quindi capirla e sapere come regolarla è una delle chiavi del successo.

Nella seconda parte di questo racconto riguarderemo la stagione 2019 e la prima parte del 2020. Il 2019 è stata una grande annata per KTM, tra varie preoccupazioni ed alcuni successi. Ci sono stati cambi di piloti in corsa, oltre che novità sulla moto, ma la strada tortuosa percorsa nel 2019 ha portato alla prima vittoria nel 2020.

L’articolo originale di Paul Emile Viel su paddock-gp

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