MotoGP, Marc Marquez

MotoGP, settimana clou per Marquez. Dott. Mir: “Abbiamo piastre miracolose”

Marc Marquez dovrà decidere se operarsi per la terza volta, mettendo a rischio la prossima stagione MotoGP. Il dott. Xavier Mir parla di infortuni in pista.

29 novembre 2020 - 9:40

La prossima sarà una settimana decisiva per Marc Marquez dal punto di vista clinico. In seguito alla visita medica si deciderà se proseguire con la fase riabilitativa, oppure ricorrere alla terza operazione all’omero destro per facilitare la formazione del callo osseo. Quest’ultima opzione potrebbe ritardare i tempi del ritorno in pista anche nella prossima stagione MotoGP, visto che la successiva fase di recupero potrebbe durare fino a sei mesi.

2020 difficile per casa Marquez

Non è la prima volta che Marc Marquez subisce un infortunio serio. Nel 2011, durante le prove in Malesia, ha riportato un problema agli occhi che lo costrinse a saltare le ultime due gare e perdere la sua chance per il titolo iridato. Cinque lunghi mesi in cui pensava di dover dire addio alla sua carriera. Stavolta l’infortunio è ancora più serio e per certi versi vede coinvolto anche suo fratello Alex. Sia per il martellamento mediatico che per la ricerca del feeling con la RC213V nell’anno del debutto in MotoGP. “Non è stato facile neanche per me“, ammette il fratello minore. “Ero preparato per una situazione completamente diversa sin dall’inizio. Volevo divertirmi quest’anno con lui nella stessa squadra e imparare da lui che è il miglior pilota. Sfortunatamente non abbiamo potuto goderci quest’anno insieme. Doveva essere qualcosa di speciale per noi e la famiglia, entrambi insieme in questa squadra storica. Ma è andata così e dobbiamo accettarlo“.

Non solo è venuto meno il supporto in pista, ma anche durante gli allenamenti privati, visto che Marc Marquez non monta in sella ad una moto dal secondo weekend di Jerez. All’ennesima richiesta di informazioni sulle condizioni di salute del fratello Alex rivela: “Sta lavorando a casa per guarire. E tornerà più forte. Ma ovviamente non è sempre facile“.

Traumi e sindrome compartimentale

Il dott. Xavier Mir, in un’intervista ai microfoni di MotoGP.com, ha parlato degli infortuni dei piloti che si dividono principalmente in due gruppi. Quelli dovuti a traumi e quelli causati dalla prosecuzione dell’attività nella guida. “Quando è dovuto a un trauma, la lesione più comune è una frattura della clavicola… la parte più debole della spalla“. Fortunatamente, la medicina ha fatto molta strada negli ultimi anni e ha soluzioni molto efficaci. “Ora abbiamo piastre speciali che a volte consentono un recupero che sembra miracoloso. Dopo una o due settimane, il pilota può tornare anche se avverte qualche fastidio“.

Se, invece, la lesione è causata dalla guida, il problema più comune è la sindrome compartimentale. “Quando i piloti guidano, fanno una forza con le braccia che provoca un significativo accumulo di sangue nel braccio che fa espandere il muscolo – spiega il traumatologo spagnolo -. Quando ciò accade, il muscolo non può espandersi verso l’esterno e lo fa verso l’interno, il che fa sì che si comprimano i nervi e la circolazione e il pilota perde forza“. La sindrome compartimentale si manifesta durante l’azione frenante, a poco serve la riabilitazione, cambiare stile di guida o il manubrio. Nulla è abbastanza efficace e repentino come il ricorso al bisturi. “Abbiamo provato di tutto ma i piloti, quando lo subiscono, vogliono un risultato immediato e la maggior parte di loro deve intervenire“.

Foto: Getty Images

1 commento

corsedimot_15035767
8:37, 30 novembre 2020

Ma ancora si fida di quel macellaio?

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