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MotoGP: perché è calato il numero delle cadute nel 2019?

Gli incidenti nel Motomondiale sono calati drasticamente nel 2019. Come mai? Vediamo le cause ed i dati MotoGP, Moto2 e Moto3.

15 giugno 2020 - 18:12

Alla fine di ogni stagione si esaminano le cifre riguardanti le cadute dei piloti. Per la prima volta dal 2015 il numero totale nelle categorie MotoGP, Moto2 e Moto3 non ha superato quota 1.000. Nel 2019 infatti ci sono stati 971 incidenti in 19 Gran Premi, in calo rispetto ai 1.077 della stagione precedente. Numeri che però possono indicare anche chi sta avendo più problemi con la propria moto. Oltre a cosa sta succedendo con lo sviluppo in generale, comprendendo pneumatici e tecnica di guida.

Non è una grande sorpresa leggere che il pilota MotoGP che è caduto di più nel 2019 è Johann Zarco, con 17 incidenti a referto. Il bicampione Moto2, l’anno scorso parte di Red Bull KTM Factory, è caduto in media una volta a GP. Ha quindi più che raddoppiato il numero di cadute del 2018, quando guidava la Yamaha M1 del team Tech3. Questo ricorda Valentino Rossi, che ha vissuto un adattamento così spiacevole quando ha lasciato la ‘facile’ (per alcuni) M1 per la selvaggia Ducati Desmosedici. Aveva più che raddoppiato il conteggio, passando da sole 5 cadute nel 2010 a ben 12 nel 2011.

La tendenza generale in MotoGP opposta a quella di Zarco: la stagione 2019 infatti ha visto un forte calo del numero di cadute. Nei primi tre anni dal ritorno della Michelin nella classe regina ci sono state in media 301 cadute per stagione. L’anno scorso invece il numero è sceso a 220, nonostante una gara in più.

MotoGP: le cause degli incidenti

La maggior parte delle cadute in MotoGP sono dovute a perdite all’anteriore, visto che il controllo di trazione ha ridotto drasticamente il numero di problemi di accelerazione e di perdita al posteriore. Il calo del 27% però non ha nulla a che fare con i miglioramenti delle gomme anteriori: il pneumatico Michelin è sostanzialmente identico a quello del 2018.

I piloti ritengono che la riduzione del numero di cadute sia dovuta in gran parte all’adattamento del loro stile di guida in base al comportamento della gomma anteriore Michelin. Oltre al lavoro delle sqaudre, che stanno adattando sempre di più le loro moto per permettere alla gomma di lavorare meglio. Inoltre, la slick posteriore Michelin del 2019 ha portato una maggiore aderenza, aiutando i piloti a rallentare meglio, con meno probabilità di sovraccaricare la parte anteriore.

Questo miglioramento ha indubbiamente aiutato Marc Márquez, specialista nei salvataggi, a cadere meno. Negli anni precedenti, lui e Cal Crutchlow erano ancora i leader per numero di cadute per Gran Premio. Situazione decisamente diversa l’anno scorso, con 14 cadute per lo spagnolo e 12 per il pilota britannico. Se pensiamo alle due precedenti stagioni, quando Márquez aveva una media di 25 cadute e Crutchlow 20… C’è però anche un’altra spiegazione per questi due piloti sono caduti meno nel 2019.

Se vogliamo, un po’ contro il buonsenso. Entrambi avevano un feeling con l’anteriore decisamente peggiore con la RC213V 2019 rispetto alle versioni precedenti. Penseremmo di conseguenza ad un maggior numero di cadute, giusto? Invece no: le corse non sono mai così semplici. “Con la vecchia moto ci sentivamo molto bene ad inizio curva. Spingevamo per sfruttare questo fatto, ed è per questo che siamo caduti di più nel 2018” ha infatti spiegato Crutchlow.

Moto2: una riduzione del 17%

La Moto2 ha seguito una tendenza simile nel 2019, passando dalle 418 cadute della stagione precedente a 347. Parliamo di una riduzione del 17%, nonostante una gara in più. Quali sono stati i motivi?

Molti piloti Moto2 hanno scoperto di poter utilizzare pneumatici anteriori più morbidi  perché il motore Triumph offre più coppia rispetto al suo predecessore fornito da Honda. Questo significa anche più coppia negativa, quindi più freno motore. Viene quindi limitata l’usura della gomma anteriore, esercitando una minore sollecitazione durante le fasi di frenata.

Ha anche aiutato Sam Lowes, il numero uno degli incidenti in Moto2: per lui un totale di 20 cadute rispetto alle 27 della stagione precedente. Le statistiche sugli incidenti del britannico sono impressionanti: ben 152 nelle sue cinque stagioni in Moto2 e un anno in MotoGP. Una media di 25 per stagione. La carriera di Lowes è una testimonianza della sua voglia di continuare a superarsi, ma anche della sicurezza delle piste moderne e dell’incredibile protezione offerta dai produttori di apparecchiature originali.

La riduzione complessiva degli incidenti in MotoGP e Moto2 potrebbe essere collegata anche a qualcos’altro, come un clima migliore nel 2019? No, perché abbiamo registrato più fine settimana piovosi nel 2019 rispetto al 2018.

Moto3: la foga della gioventù

È in Moto3 invece che abbiamo registrato un incremento degli incidenti. Ci sono state un totale di 404 cadute, rispetto alle 356 del 2018. Si tratta di una media di 21 per fine settimana di gare. Questo è ciò che accade quando i piloti lottano in gruppo per guadagnare anche un solo centesimo.

Nonostante i loro migliori sforzi, i combattivi piloti Moto3 non sono riusciti a cambiare la tendenza generale in MotoGP. Il totale delle cadute della scorsa stagione nelle tre categorie è stato di 971, meno di mille per la prima volta dal 2015.

Gran Premio di Francia: quante cadute!

Le Mans ha registrato il maggior numero di incidenti in questa stagione: ben 90 punti nei tre giorni, due di questi condizionati dalla pioggia. Seguono Catalunya e Phillip Island con 73 cadute ciascuna. Aragón è stato il fine settimana meno doloroso dell’anno: solo 15 cadute, il dato più basso dal Qatar 2009, in cui sono state registrate solo 13 cadute.

Non ci sono statistiche disponibili per valutare il costo finanziario di tutti questi incidenti. Possiamo solo supporre che la fattura totale per le riparazioni sia di diversi milioni.

Naturalmente, il costo finanziario è meno importante del costo fisico. Per questo motivo la MotoGP ha iniziato a raccogliere statistiche sugli incidenti negli anni ’90, per permettere ai commissari di esaminare la sicurezza dei circuiti in modo più scientifico.

L’articolo originale di Paul Emile Viel su paddock-gp

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