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MotoGP, Luigi Dall’Igna: “Lavorare su ogni dettaglio per alzare l’asticella”

Luigi Dall'Igna commenta il nuovo duo del Ducati Team, ma anche i prossimi test, parte dello sviluppo congelato... "Non possiamo provare come al solito, ma faremo del nostro meglio."

9 febbraio 2021 - 18:36

Si è aperto una sorta di nuovo ciclo per Ducati, che ha rinnovato completamente tutt’e tre le sue squadre in MotoGP. A cominciare dal team factory, che vedrà al via Jack Miller e Francesco Bagnaia, entrambi in arrivo da Pramac Racing. Un duo di belle speranze, ma nella riunione via Zoom dopo la presentazione Luigi Dall’Igna parla anche del congelamento dei motori, dei costi, della stagione… Nonché del confronto con i team giapponesi e delle soluzioni da adottare per il nuovo campionato.

“Alcune parti saranno congelate” ha sottolineato. “Ma dal punto di vista aerodinamico e sul telaio possiamo adottare qualche soluzione durante l’anno. La situazione è comunque difficile, non possiamo provare come al solito ed è differente da un anno normale, non possono esserci meeting normali con i tecnici… Cercheremo comunque di introdurre qualche novità a cominciare dai test in Qatar, speriamo di avere una moto migliore.” Anche se Losail non sarà la pista migliore per provare. “Quello qatariota non è il tracciato più adatto alla nostra moto, ma questo è il programma attuale, quindi cercheremo di fare del nostro meglio.”

Riguardo i piloti del team ufficiale, “Jack ha un carattere abbastanza forte. È importante per cercare di ottenere buoni risultati. Da tempo lavoriamo con lui, lo conosciamo bene. Pecco è meno chiacchierone, ma tutti e due dicono sempre quello che pensano riguardo lo sviluppo della moto, è importante.” Dall’Igna considera anche la situazione attuale e gli inevitabili costi, un fatto che tocca anche l’avere tre team attualmente. “Non sappiamo quanto a lungo continueremo così, presto o tardi dovremo tornare a quattro moto. Certo avere sei piloti è un vantaggio, hai più persone che forniscono informazioni, ma è difficile da dire.”

Come spiega il fatto che i costruttori giapponesi hanno vinto di più? “Di sicuro hanno una storia più lunga della nostra in questa categoria, guardando in tempi recenti. È sicuramente vero che per esempio in 500cc c’erano solo costruttori giapponesi: credo che sia uno dei motivi che ha portato a questo. D’altra parte è anche vero che la MotoGP richiede budget molto importanti e loro, almeno fino ad oggi, erano probabilmente più strutturati da questo punto di vista. Potevano investire di più rispetto alle case europee, sia in termini di piloti che in termini di sviluppo. Credo che questi due siano i motivi principali.”

In ogni caso sottolinea anche che la moto perfetta non esiste. “Alla fine tutti vogliono vincere, ma una moto non sarà mai perfetta in ogni dettaglio. Bisogna lavorare sempre su ogni aspetto per alzare il più possibile l’asticella, è l’obiettivo dei tecnici ed anche dei piloti. A volte anche mettendo delle pezze dove la moto non arriva.” Ma non solo: “Oltre alla buona moto servono anche soluzioni innovative che ti permettano di fare la differenza. Non è un caso che anche Suzuki, campione del mondo 2020 con Mir, abbia inserito soluzioni per prime implementate da Ducati.”

Foto: motogp.com 

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