MotoGP, la tecnica: la genesi degli slider nel Motomondiale

Gli slider sulle ginocchia dei piloti sono ormai consuetudine in MotoGP. Ma come sono nati? Vediamo le origini di questa importante componente.

21 luglio 2020 - 7:02

Lo slider del ginocchio è attualmente una componente essenziale delle tute in pelle. Per gli amatori che per la prima volta scendono in pista, uno slider consumato è la prova che hai passato… una bella giornata. Per gli esperti, questa è una delle tante cose, forse date per scontate, che contribuiscono alla performance. Certo, in questi tempi non c’è niente di straordinario nel vedere un pilota, anche in MotoGP, che appoggia il ginocchio sull’asfalto. Cinquant’anni fa invece era una storia diversa. Quelle angolazioni erano impensabili e un ginocchio così vicino al suolo significava una foto in prima pagina di un giornale sportivo!

Ma nel 1978 un marziano è approdato nei Gran Premi: un pilota dal passaporto californiano, il cui nome era Kenny Roberts. È apparso con uno stile di guida completamente nuovo, che avrebbe rivoluzionato rapidamente il design delle tute in pelle. Si sporgeva più di chiunque altro e sentiva la necessità di un terzo punto di contatto con la pista. Era la prima volta che qualcuno prendeva l’abitudine di entrare in curva con il ginocchio a terra. Ha immediatamente stabilito una nuova moda. Tutti hanno capito che questo stile era molto efficace, iniziando a copiare King Kenny e la sua moto nera e gialla.

Una nuova necessità 

Sfortunatamente, il cuoio non è adatto a questo stile di guida. Non scivola e non resiste all’abrasione dell’asfalto. Era necessaria un’alternativa e qualcuno ha avuto l’idea di usare pezzi di visiere usurati. Sono stati adattati e incollati alla tuta, in modo che le ginocchia potessero appoggiarsi a terra e scivolare, permettendo ai piloti di migliorare la propria velocità nelle curve. Questa idea è venuta dai piloti stessi, che hanno deciso di sperimentare una soluzione fatta in casa durante i fine settimana di gara, un chiaro indizio però di una nuova necessità.

I produttori di tute sono intervenuti rapidamente per venire incontro ai piloti, in modo che potessero migliorare le proprie prestazioni e testare anche il nuovo stile di guida. Così è nato il primo slider rudimentale per il ginocchio. Fu soggetto a continue evoluzioni nel decennio successivo, fino a quando non assunse la sua forma attuale. Dainese ha introdotto il porcospino nel 1981, dal nome della sua forma caratteristica. Consisteva in una serie di cilindri di plastica che emergono dalla base quando il ginocchio del pilota si piega. Questo però si è rivelato poco pratico. Non è stato facile sostituire quelli già in uso. Esistono pochissimi esempi di combinazioni con slider di questo tipo. Un rimarchevole esemplare è appartenuto al cinque volte iridato Toni Mang ed è attualmente conservato nell museo Dainese a Vicenza.

La ricerca della performance

La seconda fase dell’evoluzione è arrivata qualche anno dopo. La forma era simile a quella odierna, ma la sostanza era diversa. Lo slider era fatto di pelle, ovale e più resistente della versione precedente, ma aveva il suo rovescio della medaglia: non scivolava abbastanza sull’asfalto. Gli è stata però fornita un’applicazione in velcro, che consentiva una rapida sostituzione quando necessario.

La versione successiva, la terza, mantenne la forma ovale ma tornò alla plastica. Era il 1986 e non era ancora il dispositivo di scorrimento definitivo, sebbene si fosse già avvicinato a quello che conosciamo. La versione attuale è arrivata nei primi anni ’90. Era simile alla precedente, ma con una configurazione e un profilo migliorati, arrotondati anziché angolati. Alcune delle prime combinazioni che compongono il moderno slider appartenevano a Kevin Schwantz, campione 500cc nel 1993 e sponsorizzato da Dainese.

Sperimentazione continua

I produttori hanno continuato a sperimentare tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio. Apparve uno slider a due componenti, quindi uno con attacco e rilascio rapidi. Le ultime soluzioni sono state testate e messe in pista da piloti rinomati come Carl Fogarty, Troy Bayliss e Daijiro Kato. Ma non erano adatti allo scopo, tendevano a grattare l’asfalto piuttosto che a scivolare come desiderato: questo mostra chiaramente che non tutto ciò che è nuovo è davvero innovativo. Allo stesso tempo,  erano in corso lavori per produrre differenti dispositivi di scorrimento, in modo da soddisfare le esigenze dei piloti. L’esempio più eclatante è stato lo slider “pioggia”, che era più spesso per poter entrare in contatto con l’asfalto nonostante gli angoli di piega inferiori. Slider di maggior durata sono apparsi in seguito, realizzati con materiali molto più resistenti.

Dall’arrivo del californiano Kenny Roberts nel 1978, il design delle tute da corsa ha subito cambiamenti radicali. Ed è qui che è iniziata la rivoluzione dell’abbigliamento motociclistico, quando sono stati creati elementi specifici per far scivolare le ginocchia sull’asfalto. L’idea di scivolare per limitare i danni al corpo umano è iniziata con gli slider per poi assumere altre forme, come le placche di spalle e ginocchia in metallo. Proprio come per queste ultime, scivolano sull’asfalto per impedire che determinati punti si fermino bruscamente e che gli arti ruotino pericolosamente. Fu solo dopo il 2010 che arrivarono i primi slider sul gomito, anche se pochi sanno che alcuni piloti della classe 250cc toccavano l’asfalto con questa parte del corpo già negli anni ’90.

L’articolo originale di Paul Emile Viel su paddock-gp

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

MotoGP, Franco Morbidelli e Valentino Rossi

MotoGP, Franco Morbidelli: “Valentino Rossi ed io stiamo bene insieme”

motogp

MotoGP, l’analisi: chi è migliorato e chi no tra Aragón e Teruel?

alex marquez motogp

MotoGP, Emilio Alzamora: “Alex Márquez ci sta sorprendendo”