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MotoGP, la storia: l’epoca delle CRT, in seguito Open (parte 1)

In tempi recenti, e per poco, abbiamo visto in MotoGP una 'categoria nella categoria': parliamo di CRT, poi ribattezzata Open. Ecco di cosa si trattava.

6 febbraio 2021 - 12:01

di Nicolas Pascual/paddock-gp

Quattro marchi, dieci squadre, diciassette piloti. Questo è ciò che ha da offrire il Campionato del Mondo MotoGP 2011. Questi numeri sono ridicolmente bassi, anche rispetto alla situazione attuale (una griglia di 22 piloti). Il motivo è sempre lo stesso: i soldi. Introdotta nel 2007 per sostituire la 990cc, la 800cc non era adatta a nessuno. Questa cilindrata piuttosto strana, oltre ad essere brutale e difficile da sviluppare, era estremamente costosa da produrre.

Così, all’epoca, solamente Honda, Yamaha, Ducati e Suzuki erano di progettare le MotoGP. Il settore privato non è più in grado di imporsi, considerando che il denaro è diventato sempre più importante. L’ultima vittoria per una squadra satellite risale a Estoril 2006, quando Toni Elías riuscì a sconfiggere Valentino Rossi per due millesimi di secondo.

Per la Dorna la situazione non è sostenibile ed anche lo spettacolo ne risente: è necessario reagire. Pertanto nel 2012 assisteremo alla comparsa di nuovi “prototipi” in griglia in classe regina: parliamo delle CRT . L’introduzione di una nuova “categoria nella categoria” pone le basi per un grande cambiamento, culminato nel 2016 con l’introduzione dell’ECU unica.

L’era delle CRT (ribattezzata Open dal 2013) è durato solo quattro stagioni, ma che stagioni. Diamo un’occhiata più da vicino a queste moto meno potenti, ma che hanno segnato a modo loro la storia recente dei Gran Premi.

Il principio del “Claiming Rule Team” è in definitiva piuttosto complesso, ma lo riassumeremo nel modo più semplice possibile. Le strutture, solo private, potranno adattare un motore di serie o derivato da 1000cc, pur adattandolo ad un telaio libero. Queste squadre devono acquistare un motore per 15.000 €, o 20.000 € inclusa la trasmissione. Beneficeranno tutti di alcuni vantaggi (carburante aggiuntivo e 12 motori contro 6 per factory e satelliti).

L’obiettivo è semplice: attirare i motori Superbike in MotoGP, per completare la griglia di partenza. La scommessa è andata a buon fine visto che le scuderie accorrono al momento della registrazione. In totale, non meno di nove squadre aggiuntive saranno al via in Qatar all’inizio della stagione 2012.

Tra questi ci sono molti nomi noti: Suter, FTR, IodaRacing e persino Aprilia, attraverso ART. Si sviluppano anche nuovi motori, visto che Aprilia, Kawasaki e persino BMW sono in gioco.

Ingaggiato da Came IodaRacing Project (Ioda/Aprilia), ecco che fa la sua comparsa un italiano di nome Danilo Petrucci. È infatti da qui, in fondo alla griglia della MotoGP, che l’ex Ducati ufficiale ha cominciato la sua carriera ai massimi livelli.

Nomi di squadre come Gresini, Avintia Blusens (Esponsorama) o Aspar affollano la categoria. Inoltre, sulla carta, Power Electronics Aspar (ART/Aprilia) sembra più forte, affidandosi a Randy de Puniet e ad Aleix Espargaró. Alla fine della stagione verrà anche assegnato il titolo di “miglior pilota CRT”. Che la battaglia abbia inizio!

Fin dall’inizio del campionato è il duo Aspar ad aprire la strada. Espargaró, veloce in ogni situazione, riesce ad ottenere il meglio dalla moto. Si classifica al 12° posto assoluto, ottenendo come miglior risultato un 8° posto nel Gran Premio della Malesia. De Puniet, subito dietro, non sfigura di certo.

Un anno promettente, che apre la strada a grandi cose. Seguirà la seconda parte.

Foto: Andrew Napier

L’articolo originale su paddock-gp

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