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MotoGP, KTM: “Necessario un buon gruppo, ci prendiamo cura l’uno dell’altro”

Una stagione MotoGP impegnativa anche per chi lavora 'dietro le quinte'. Ne parla Jonny Eyre, meccanico KTM Factory in MotoGP. "Creare un buon gruppo è essenziale."

13 dicembre 2020 - 16:04

Programmazione frenetica, esordienti vittoriosi, scenari estremamente imprevedibili. La MotoGP quest’anno ha davvero regalato uno spettacolo da capogiro. Ma com’è stato vissuto da chi lavora dietro le quinte, ovvero i meccanici? Le squadre sono abituate a viaggiare ed a disputare una stagione di gare in tutto il mondo per circa 9 mesi. Ma la pausa imposta dalla pandemia, che ha ritardato l’inizio, ha condensato il campionato 2020. Quest’anno abbiamo avuto weekend di gara consecutivi, non sempre sullo stesso circuito.

“È molto più impegnativo. Domenica sera il box va smontato subito, o lo si lascia così com’è per la settimana successiva” ha spiegato Jonny Eyre, meccanico del team KTM Factory, attraverso il blog della squadra. “In un certo senso può essere positivo, perché se il pilota ha difficoltà con l’assetto ha un’altra possibilità il fine settimana successivo. Avere 3 weekend di fila è difficile perché non c’è pausa, non c’è relax. La domenica sera stai già sistemando le cose per il prossimo GP, mentre se ti sposti fai le valigie e ti rilassi durante il viaggio prima di disfarle di nuovo.”

 

Lavorare in MotoGP può essere faticoso e richiede compromessi e impegno. Non è una novità, soprattutto perché negli ultimi anni con un calendario cresciuto fino a quasi 20 Gran Premi (più i test pre-stagionali, di metà stagione ed invernali). Le squadre sono sollevate di essere sulla strada giusta nell’attuale clima in cui i movimenti internazionali sono particolarmente difficili. Ma il 2020 ha portato un nuovo grado di intensità in pit lane e paddock quasi deserti.

“Non credo che questo rovini la passione per il lavoro” ha affermato Eyre. “Avere un pilota veloce ed ottenere risultati ti mantiene motivato, soprattutto per i ragazzi con cui lavori. Creare un buon gruppo è essenziale. Se ti senti un po’ depresso o hai bisogno di una certa spinta morale, loro ci sono. Parliamo infatti di amici.”

Brad Binder, non ultimo a creare una buona atmosfera

L’idea era che il sudafricano avesse bisogno di molto tempo per acclimatarsi in MotoGP dopo i test di fine 2019 (a due secondi dal ritmo dei leader). Ma da quando è cominciato il campionato con il doppio round a Jerez è diventato la rivelazione della categoria. In seguito a Brno ha ottenuto la prima vittoria per KTM, dopo soli tre anni e mezzo di presenza in MotoGP per il team austriaco.

I risultati e le esperienze con Binder significano che il 2020 è stato ancora più surreale per l’intero team KTM. In effetti, Brad Binder si è evoluto dallo scorso anno, in tutti gli aspetti. Vuole imparare, e vuole farlo nel modo giusto. Non gli dispiace provare e riesce a fare la differenza. Il carattere di Binder ha contribuito a creare un buon ambiente di lavoro per affrontare le restrizioni da COVID e le molteplici svolte, con non meno di 9 diversi vincitori quest’anno. “Brad è un bravo ragazzo. Parla e discute di qualsiasi argomento, va in bici con la squadra, ha giocato a ping pong con noi a Brno. Nel tempo trascorso con noi ha creato una buona atmosfera.”

“Se hai un buon rapporto con il pilota, si crea un’atmosfera positiva” ha aggiunto Jonny Eyre. “Quando è caduto a Jerez è entrato ai box e si è subito scusato con la squadra. Lo abbiamo confortato: ‘Amico, finché stai bene… La moto la possiamo aggiustare’. Fa parte delle competizioni. Non puoi riparare il pilota, ma puoi riparare la moto.” Il 9 agosto 2020 rimarrà una data fondamentale per la fabbrica KTM. Il giorno in cui Binder ha vinto il primo GP nella classe regina, assicurandosi il trofeo del vincitore in ciascuna delle principali categorie FIM per la squadra “arancione”.

La routine ti consente di non commettere errori

Molto invece è cambiato intorno agli appuntamenti del Motomondiale quest’anno. Tifosi limitati o addirittura assenti, un paddock chiuso, test PCR regolari. Il lavoro all’interno del box rimane però lo stesso, con la differenza che tutti indossano una mascherina. Il momento più impegnativo di un weekend di gare è il sabato sera. Tutto è pronto per la gara e questo significa ricontrollare e se necessario cambiare alcune parti prima la corsa.

I meccanici possono avere un legame speciale con un pilota, ma ne hanno anche uno con la moto. “Adesso è una vera moto, fatta per vincere. È stata costruita per questo obiettivo” ha sottolineato Eyre. “KTM è arrivata da poco nella categoria e ha ancora molto da imparare, ma negli anni la RC16 è diventata un vero prototipo competitivo di MotoGP, in pista ed ai box.”

Un meccanico potrebbe probabilmente riparare una moto ad occhi chiusi, ma la preparazione tecnica è un’area in cui deve brillare la sua professionalità. “Devi sistemarla come vorresti se fosse per te. Bisogna avere piena fiducia nella moto, il lavoro ha questo scopo” ha spiegato. “Se hai un buon gruppo di ragazzi, lavori bene insieme e alcuni controlleranno cosa hai fatto. Ma questo non mi dispiace affatto. Ci prendiamo cura l’uno dell’altro.”

Preparare un prototipo MotoGP per le condizioni di bagnato è ora un compito pesante (circa 15 minuti con 3 o 4 meccanici) e una caduta può significare diverse ore di lavoro per riparare la moto. Se il pilota sta bene e devi lavorare fino all’una di notte, sai che fa parte delle corse. Quando tutto va bene la giornata finisce alle 18-19, mentre gli altri giorni i box sono aperti fino a mezzanotte. Nessuna cautela viene risparmiata quando si tratta della sicurezza e della valutazione delle parti, o delle riparazioni di una moto da competizione.

“Se hai il minimo dubbio o se una parte non convince, dev’essere cambiata. Non puoi correre rischi. Ecco perché i ragazzi con cui lavoro non hanno problemi in questo senso. Se il telaio è piegato, lo cambiamo. Se abbiamo bisogno di nuovi tubi freno, installiamo nuovi tubi freno. Ogni meccanico fa la sua parte e lavora come se fossimo un solo uomo in squadra. Potrei lavorare sul forcellone e qualcun altro all’anteriore e ancora un altro al motore. Fai il tuo lavoro, ma ti muovi sempre e non ti fermi mai.”

C’è ovviamente un senso di consapevolezza da tutelare come meccanico in MotoGP. I team si sono impegnati molto, hanno esteso i programmi e sono costantemente al lavoro per assicurarsi che ci godiamo lo spettacolo!

Foto: KTM/PolarityPhoto

L’articolo originale di Paul Emile Viel su paddock-gp

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