Jorge Lorenzo

MotoGP, Jorge Lorenzo: “Honda scarpa perfetta per Márquez”

Jorge Lorenzo chiede una Honda più adatta al suo stile di guida, senza nulla togliere a Marc Marquez. E ricorda: "Non sono un grande pilota, sono campione".

14 giugno 2019 - 8:09

Dal venerdì di prove in Catalunya Jorge Lorenzo dovrebbe testate alcune novità ergonomiche sulla sua Honda RC213V. Dopo i tre giorni trascorsi in Giappone per parlare da vicino con gli ingegneri, il pilota maiorchino dovrebbe beneficiare da subito di una seduta più comoda, che gli consenta di preservare le forze fino all’ultimo giro. L’obiettivo è iniziare quantomeno a chiudere tra i primi dieci, in attesa di capire se in futuro arriveranno ulteriori modifiche.

Un anno fa al Montmeló Jorge Lorenzo festeggiava la sua seconda vittoria in Ducati, quest’anno le aspettative sono bel al di sotto. Ma HRC ha intenzione di dare il massimo per aiutare il pluricampione e provare a progettare una moto più facile per il futuro. Ovviamente senza mai penalizzare il pilota di punta Marc Márquez: “Stia totalmente tranquillo, sarà sempre lui a fare lo sviluppo. A me piacerebbe però che la Honda facesse il massimo per accontentare il secondo pilota, che ora sono io, e di fidarsi di lui“. In un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ ha svelato qualche retroscena dell’incontro con il presidente Nomura, il suo rapporto con Marc e Tony Arbolino, e quella scritta sul casco che è un chiaro messaggio a Claudio Domenicali.

Ha chiesto di fare una moto più per lei?

Mettiamola così: in questo momento indosso una scarpa perfetta per Marquez, ma che per me è mezzo numero più piccola e con anche la suola non adatta. E io con quella scarpa devo correre una maratona. Ho vinto 5 titoli e tante gare, ma in questo momento non riesco a fare meglio di 11°. Se avrò una scarpa più comoda potrò avvicinarmi ai primi».

Ha sottovalutato il passaggio da Ducati a Honda?

Finché non provi una moto non sai cosa troverai, se ti è piccola, se è nervosa, se il motore ti piacerà… Forse però non siamo così lontani come può sembrare.

Ha scritto sul casco: «Non sono un grande pilota, sono un campione», la risposta di un anno fa all’a.d. Ducati, Claudio Domenicali. Le avevano dato proprio fastidio, quelle parole.

Non è forse vero? Non ho detto nessuna bugia. Un grande pilota può essere uno che non è campione: Miller è un gran pilota, Petrucci, Rabat, Bautista lo sono. Ma un campione è un campione della MotoGP. E io lo sono tre volte.

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