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MotoGP: Joan Mir, si alza l’asticella. Può emulare Barry Sheene?

Nel 2020 Joan Mir ha riportato a Suzuki il titolo in classe regina, il primo in MotoGP. Può ripetersi? Nella categoria maggiore solo uno ci è riuscito...

27 febbraio 2021 - 14:51

Nel 2020 Joan Mir ha riportato in Suzuki una corona mondiale piloti che mancava dal 2000. Allora era stato Kenny Roberts jr a conquistare per la casa di Hamamatsu il prestigioso titolo, il 15° in totale ed il 6° in classe regina. L’anno scorso il maiorchino ha eguagliato lo statunitense figlio d’arte, ma anche Kevin Schwantz, Franco Uncini e Marco Lucchinelli, tutti a quota un titolo con Suzuki. Ora l’asticella si alza, il traguardo si fa più ambizioso: sì, perché solo uno è riuscito a mettere a segno una doppietta in classe regina con la casa giapponese. Un signore soprannominato “Iron Man”… Nelle altre categorie invece era accaduto più volte: partiamo dall’inizio.

Tra 50cc e 125cc

Dobbiamo andare al 1962 per trovare la prima corona iridata per un pilota Suzuki. Parliamo del tedesco Ernst Degner, che nell’anno d’esordio della categoria 50cc ha messo a referto il suo unico titolo, nonostante due gare saltate per infortunio. In seguito ci pensa il neozelandese Hugh Anderson a fare la voce grossa per la casa di Hamamatsu: nel 1963 trionfa sia nelle zanzare che in 125cc, si ripete nella cilindrata minore nel ’64, centra nuovamente l’obiettivo nella ottavo di litro nel ’65. Subito a seguire però troviamo l’unica tripletta in una stessa categoria nella storia di Suzuki.

Il protagonista è il tedesco Hans-Georg Anscheidt, che porta altri trofei a livello iridato alla struttura giapponese. Il pilota di Königsberg si è distinto in 50cc: comincia nel 1966, si ripete nel ’67, conclude nel ’68. Gli ultimi tre anni di gloria per Suzuki prima del ritiro da questa classe mondiale a causa di alcune modifiche regolamentari. Sono anche le ultime stagioni mondiali di Anscheidt, che chiude così la sua carriera a livello internazionale. Due anni dopo però Suzuki trionfa ancora: stavolta siamo in 125cc, ci pensa un altro tedesco, Dieter Braun, a portare la casa giapponese sul tetto del mondo.

I titoli iridati in 500cc 

Passa qualche anno prima che inizino i festeggiamenti in classe regina. Per la precisione dobbiamo andare al 1976: ci pensa l’esuberante e funambolico Barry Sheene a mettere a referto non uno, ma ben due titoli consecutivi. Si ripete infatti anche l’anno successivo, ottenendo matematicamente il titolo dopo sei GP (con 5 vittorie ed un 2° posto) e saltando gli altri eventi previsti. È l’unica doppietta in classe regina per la casa di Hamamatsu, che comunque è riuscita a vincere ancora negli anni successivi. Nel 1981 è il turno dell’unica corona di Marco Lucchinelli, l’anno successivo ci pensa Franco Uncini. Nel 1993 e nel 2000 gli ultimi titoli battenti bandiera statunitense, visto che Suzuki si impose grazie a Kevin Schwantz ed a Kenny Roberts jr. Segue un lungo digiuno, che continua anche col passaggio in MotoGP (intervallato però anche dall’assenza dalla categoria tra il 2011 ed il 2015).

Rotta per il 2021

Sull’ondata dell’entusiasmo per la trionfale annata 2020, la fabbrica giapponese certo farà di tutto per ripetersi. Joan Mir si dichiara “L’uomo da battere, ma non il favorito”, anche se certo l’aver vinto il titolo è un gran punto di partenza. Nello specifico il maiorchino vuole più podi, più vittorie, insomma dimostrare in maniera più netta di poter avere la meglio sugli inseguitori. “Devo far vedere di essermi meritato il numero 1” ha sentenziato Mir, che comunque manterrà il suo 36. Come fece proprio Barry Sheene, il primo nel Motomondiale a rinunciare al numero da campione per tenere il suo mitico 7. Suzuki però guarda anche ad Alex Rins, condizionato l’anno scorso da un infortunio e determinato a dare filo da torcere in primis al compagno di box. Dove può arrivare la casa di Hamamatsu quest’anno? Mir può puntare alla doppietta, emulando il predecessore britannico? Certo la carica non manca, a breve le risposte inizieranno ad arrivare dalla pista.

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1 commento

Makiland
17:48, 27 febbraio 2021

Si, può farlo, è la sua grande occasione, ma sono passati molti anni e troppa elettronica sotto i ponti, quel motociclismo epico oramai è storia …
Solo con imprese quasi impossibili, visto il livellamento, si può ancora scrivere qualche pagina epica in questo sport dove il mezzo e la tecnologia stanno quasi prevalendo sul talento dei singoli piloti …
E’ il progresso … Bellezza …

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