MotoGP, Jack Miller a Valencia

MotoGP, Jack Miller su Andrea Iannone: “Non credo alla storia della carne”

La MotoGP si stringe intorno ad Andrea Iannone dopo la squalifica di 4 anni. Ma Jack Miller è la voce fuori dal coro: "Non credo alla storia della carne".

18 novembre 2020 - 10:10

Il paddock della MotoGP si è stretto intorno ad Andrea Iannone all’indomani della sentenza che lo condanna a 4 anni. Il Tas ha respinto la tesi della contaminazione alimentare e del resto la difesa del pilota abruzzese non avrebbe fatto nulla per dimostrarla. La prima sentenza aveva inflitto 18 mesi al rider Aprilia, ma nella speranza di azzerare la squalifica ha mandato in frantumi la sua carriera. Il team di Noale ha persino organizzato una simbolica marcia sull’asfalto di Valencia, ma non tutti si uniscono al coro di solidarietà.

Jack Miller, di origine australiana, difende la genuinità della carne d’Oltreoceano e della decisione del Tas. “Ha ricevuto un squalifica di quattro anni e non c’è molto da aggiungere – ha detto a ‘The Race’ -. Per ricevere una tale sanzione, devono esserci forte argomentazioni contro di lui“. L’alfiere Ducati non crede alla positività al drostanolone causato da una bistecca di carne consumata in hotel. “È la nostra vita, sono le regole. È un vero peccato per lui che fosse dalla parte sbagliata e gli auguro il meglio. Ma sappiamo tutti cosa possiamo e non possiamo fare… Se mi chiedi se credo che provenga dalla carne, allora no. Abbiamo mucche nella nostra fattoria e posso dirti chiaramente che non le iniettiamo di steroidi. E anche se lo avesse fatto, non credo che sarebbe risultato positivo dopo aver mangiato una bistecca“.

Ogni pilota MotoGP segue un tutorial online obbligatorio prima di entrare in griglia. “Riceviamo un libro che ci dice cosa possiamo e non possiamo fare“, ha aggiunto Jack Miller. “Sono stato nella lista di controllo WADA ogni due anni da quando sono arrivato in MotoGP e sono stato testato una o due volte all’anno. Quest’anno più di ogni altro, per ottenere le nostre licenze abbiamo dovuto fare un corso di tre ore e mezza con la WADA. Sono paranoico riguardo alle proteine ​​e agli integratori, perché un piccolo errore può costare caro“.

Foto: Getty Images

4 commenti

fzanellat_12215005
14:18, 18 novembre 2020

L’errore di Iannone è stato quello di non accettare i 18 mesi di squalifica provando il ricorso.
In questo caso ha peggiorato la situazione.

matusa7_14963831
10:39, 18 novembre 2020

Viva la schiettezza degli anglosassoni (e dei loro discendenti).
Dopo 2 sentenze occorre accettare la realtà: la sostanza illecita è stata assunta di proposito. Il mio parere però è che una sentenza così dura (in questo sport) equivale quasi ad un ergastolo, con conseguente carriera finita. Non bastava dare un paio di stagioni di stop? Nel frattempo gli anni passano e la velocità la si perde rapidamente.

    daviddrg8_15112825
    11:49, 18 novembre 2020

    Vero la sentenza può sembrare esagerata, ma secondo me sono gli altri sport ad averci abituato male.
    Mi spiego, di solito le sentenza per doping sono abbastanza leggere e quindi una penalizzazione come quella di Iannone ci sembra totalmente ingiustificata. A mio parere invece sono gli altri sport che dovrebbero prendere esempio da questa sentenza ed agire di conseguenza.
    Basta prendere come esempio l’ultimo fattaccio dell’atletica leggera, Christian Coleman, che con una scusa o con l’altra, con un ricorso tirato per le lunghe, è riuscito a non subire nessuna penalizzazione…ed ora lo beccano di nuovo.
    A mio parere un “atleta” così recidivo non dovrebbe più mettere piede sulla pista dei 100m in un evento ufficiale.

    fabu
    11:44, 18 novembre 2020

    Forse Wada si è sentita palesemente presa per i fondelli e quindi ha calcato la mano. Un monito a chi trasgredisce le regole e poi ha anche la pretesa di aver ragione a tutti i costi.

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