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Joan Mir: “Márquez? Quella lesione è un colpo anche stando bene…”

Joan Mir traccia un bilancio della stagione MotoGP 2021. Il 3° posto iridato, la fame per il 2022, ma anche il ritiro di Rossi e l'infortunio di Márquez.

22 novembre 2021 - 18:59

di Raquel Jiménez Rodríguez

Partiva come il grande favorito, ma gli inaspettati passi avanti dei rivali hanno reso Joan Mir un campione fuori rotta quest’anno. Ha lottato controvento con armi insufficienti, ma nonostante tutto ha chiuso 3° in un mondiale MotoGP che ha appena salutato un suo modello. Un pilota che l’ha ispirato da piccolo, con il giallo come suo colore distintivo. La prossima stagione si rimetterà la tuta da lavoro, certo che tutto andrà al suo posto. Dopo i primi test a Jerez, Joan Mir si è concesso ai microfoni di Motosan.es per tracciare un bilancio di una stagione complessa per Suzuki.

Nell’ultima parte di stagione hai detto più volte che non vedevi l’ora che finisse. Ora che si è conclusa, come la riassumi? 

L’avevo detto a Misano, poi a Portimao le sensazioni sono migliorate. Anche a Valencia abbiamo realizzato un buon fine settimana, chiudendo la stagione con ancora più determinazione. Direi quindi che il bilancio è positivo: la stagione non è andata male, non si può certo dire col terzo posto in campionato. Certo però mi aspettavo di più, soprattutto dopo la scorsa stagione: pensavo di vincere più gare, di essere più vicino, non solo lottando per il podio ma proprio per vincere. Questo mi ha deluso molto, non esserci riusciti è difficile da accettare. 

Qual è stato il vostro punto debole quest’anno? 

Credo sia stato il fatto che gli altri sono riusciti a migliorare molto più di noi. Nel corso della stagione abbiamo fatto passi avanti, ma chiaramente iniziare la stagione per esempio senza il dispositivo, che offre un margine di miglioramento così grande, ti porta a perdere parecchie posizioni in griglia, mentre altre gare si perdono sulla linea del traguardo… Sono cose che non possiamo permetterci se vogliamo lottare per il titolo. 

Ti aspettavi di più da Suzuki in questo senso? 

Non è che mi aspettavo di più da loro, piuttosto nemmeno io pensavo che gli altri potessero migliorare così tanto. La realtà però è questa. Quando se ne sono accorti, hanno portato tante cose per migliorare, ma durante la stagione non abbiamo tante occasioni per provare. 

Eri il favorito, ma i risultati non sono stati quelli che speravi. Ti sei sentito additato dalla gente? 

Vincere mi ha messo più fame. Ad inizio 2020 puntavo a lottare per il podio, alzare la testa, iniziare a godermi le gare. Vincere nel 2020 però ha fatto sì che non fossi così contento di qualche podio, perché si vuole sempre di più. 

L’anno prossimo scadono i contratti. Se tutto rimane uguale in Suzuki, penseresti ad un’altra strada? 

Se fossimo arrivati ai test e non ci fossero stati miglioramenti di rilievo nemmeno per l’anno prossimo, certo sceglierei altro. Voglio tornare a vincere e, se non facessi parte di una squadra con la mia stessa fame, certo me ne andrei. Ma le sensazioni sono state buone, ho notato tante cose fa provare e ci sono stati entrambi i tester: questo mi dà fiducia e mi motiva. 

Avete salutato Valentino Rossi. Che feeling ti lascia aver potuto correre con lui? 

Da piccolino ero attratto dal colore giallo. Vedere Rossi con una moto Camel, con la Honda… Poi vederlo vincere, celebrare le vittorie, e sembrava che prima del via avesse tutto pronto pronto per trionfare. Tutto questo attirava la mia attenzione ed è stato anche uno dei motivi per cui mi sono avvicinato a questo mondo. Correre con lui in questi primi tre anni in MotoGP, aver vinto il titolo con lui in pista mi è di grande conforto. Mi sono divertito, ho imparato tanto da lui e gli auguro il meglio, ha tutto per essere felice. 

Come cambierà la MotoGP senza di lui secondo te? 

Per parecchi anni vedremo i cappellini gialli, questo è sicuro [risata]. Lo show continua, negli ultimi anni Valentino non ha regalato grande spettacolo, ma nonostante tutto la gente lo sosteneva sempre, anche se chiudeva 15°. La MotoGP però deve andare avanti ed è sempre più emozionante. Chiaro che si perde un’icona di questo sport, ma si continua. 

Hai passato il testimone di Campione del Mondo a Fabio Quartararo. Come valuti la sua stagione? 

Bene, molto bene. Fabio ha completato un’annata da campione con merito. Ha realizzato pole, ha vinto gare e ha chiuso il campionato quando doveva farlo. 

Un finale di stagione senza Marc Márquez in pista… 

Quella lesione sarebbe un bel colpo anche stando bene, visto che non si tratta di un braccio ma della vista, è una cosa delicata. Invece è arrivata in un momento in cui sembrava non si fosse ancora ripreso, non è semplice da gestire. È uno dei pochi che può riprendersi da due colpi così duri, davvero non sta andando per niente bene. Come pilota questa situazione non mi piace, spero che si riprenda presto. Tutti vogliamo vincere, ma vogliamo farlo con tutti i piloti in pista. 

Credi che tornerà a vincere come prima? 

Non so se tornerà a vincere. Credo però di sì, anche se proverò a far sì che non succeda [risata]. Ma penso di sì: ha grande potenziale, ha vinto molti titoli, è giovane, ha ancora tanti anni davanti se si riprende bene da tutto questo. 

Per finire, cosa chiederesti per la prossima stagione?

Per prima cosa che vadano molto bene i test, che tutto vada come deve e che riesca ad avere più armi per lottare.

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Foto: Suzuki Racing

L’articolo originale su Motosan.es

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