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MotoGP: Il ritiro dei dorsali e l’uso dell’1 in carena

È giusto ritirare un numero dalle corse in MotoGP? Com'è cambiato l'uso dei dorsali e del numero 1 del campione? Vediamo la loro storia.

28 giugno 2020 - 12:25

Nelle ultime stagioni abbiamo visto vari numeri ritirati dalle competizioni, come ad esempio quelli di Schwantz o Simoncelli. È giusto togliere questi numeri dalla griglia di partenza MotoGP? Quali sono finora quelli ritirati? Vediamo un po’ di storia dei numeri più famosi nel Motomondiale, oltre all’utilizzo o meno del numero 1 in carena per i campioni del mondo.

La MotoGP è cambiata molto nel corso degli anni. Negli anni ’70 Barry Sheene ha reso famoso il numero 7, così come Donald Duck sul suo casco e le sigarette in griglia di partenza. Questo carismatico pilota britannico, due volte iridato 500cc con Suzuki, è stato il primo precursore del marketing del motociclismo. Solo i primi 10 piloti avevano il numero fisso, per “gli altri” invece era normale avere in carena il numero del piazzamento in cui avevano chiuso la stagione precedente.

Sheene era un’eccezione alla regola, ma funzionava. Negli anni ’80 poi è arrivato il suo successore naturale in Suzuki, Kevin Schwantz. Un altro pilota carismatico e con uno stuolo di tifosi al seguito, che ha sempre utilizzato il numero 34. L’unico cambiamento c’è stato dopo aver vinto il tanto agognato titolo 500cc nel 1993: l’anno successivo infatti sulla sua RGV è comparso il numero 1. Il 34 era comunque presente al suo interno, anche se scritto in piccolo. Sheene invece aveva mantenuto il 7 anche nei due anni da campione.

Valentino Rossi dall’inizio della sua carriera ha sempre mantenuto il numero 46, con il giallo, il sole e la luna. Il suo simbolismo non è mai cambiato e questo in MotoGP ha un significato. Il nove volte campione del mondo è arrivato così lontano e ha avuto un impatto così importante che tutto questo è diventato normale anche per gli altri. Infatti adesso tutti i piloti hanno il proprio numero ed i simboli identificativi.

È stato invece ‘strano’ vedere Pedrosa lasciare il 26 per il 2 nel 2008, mostrando orgogliosamente il fatto di essere diventato vice-campione del mondo MotoGP. Assieme a Sheene, solo Valentino Rossi e Marc Márquez non hanno mai utilizzato il numero 1 in carena nella categoria regina. Jorge Lorenzo invece ha usato il numero 1 dopo il primo titolo, tenendo poi il 99 con gli altri due. Era meglio prima o adesso? Servirebbe un regolamento?

Il ritiro di un numero invece era qualcosa di eccezionale. Citiamo il caso di Schwantz: quando ha lasciato le corse, Dorna ha deciso di togliere il numero 34. Al giorno d’oggi ci sono leggende in azione e tutti hanno il proprio numero. Pensando di lasciare la griglia di partenza senza numeri o arriveremo a vederne con tre cifre? Senza andare oltre, Andrea Dovizioso aveva sempre utilizzato il 34, proprio perché Schwantz era il suo pilota preferito. In MotoGP è rimasto solo il 4, o “04”. Non sarebbe meglio invece permettere ai piloti di omaggiarli con quel numero in carena?

Numeri ritirati in MotoGP

Il 34 del mitico Kevin Schwantz è stato il primo ritirato nella storia della MotoGP. Più tardi ci sono stati anche il 74 di Daijiro Kato, il 65 di Loris Capirossi, il 48 di Shoya Tomizawa in Moto2, il 58 di Marco Simoncelli ed infine il 69 di Nicky Hayden. Dopo la morte di Luis Salom era stato annunciato anche il ritiro del suo 39 in Moto2, ma ancora non è stato ufficializzato.

Se analizziamo questi fatti, vediamo che i ritiri sono dovuti soprattutto ad eventi negativi. Le perdite di Kato, Tomizawa, Simoncelli e Hayden hanno portato in seguito ai ritiri dei rispettivi numeri in griglia di partenza. Solo nei casi di Schwantz e Capirossi (anche se è discutibile) è stato fatto per meriti sportivi e per l’impatto avuto sul Campionato del Mondo.

La domanda è questa: continueremo a ritirare numeri? Se l’abbiamo fatto per piloti deceduti in incidenti, sarebbe ingiusto non farlo per altri motivi. Visto che hanno tolto il 65 di Capirossi per meriti sportivi, vediamo chi può dire che non è giusto farlo anche col 46 di Rossi, col 93 di Márquez o col 99 di Lorenzo, quando le carriere sportive saranno concluse. Come detto prima, ancora non è stato ritirato il 39 di Salom… Ma sono in ritardo anche nel ritiro del 26 di Pedrosa o del 27 di Stoner.

Il dibattito: metodo vecchio o nuovo

Quando si tocca un argomento, ci sono sempre due correnti di pensiero. Ci sono appassionati che preferiscono il vecchio metodo: ogni anno i piloti cambiavano dorsale ed il numero rappresentava una gerarchia. Era normale vedere in testa una lotta tra i numeri 1, 2, 3 e 4. Dalla fine degli anni ’90 ognuno ha il suo numero, che cambia solo se è lo stesso di qualcun altro o per decisione personale (vedi il passaggio dal 25 al 12 di Viñales). Che facciamo poi con il numero del campione?

Forse questo non piacerebbe a Valentino Rossi od a Marc Márquez, ma negli Stati Uniti utilizzano un metodo misto. Ogni pilota ha il suo numero, quando un’eredità di famiglia in certi casi, ma c’è anche un numero sacro, l’1. Il campione della stagione precedente, riferimento della categoria, è obbligato a portarlo, tralasciando per quella stagione il suo numero. In questo modo Márquez avrebbe utilizzato più il numero 1 che il 93 nelle sue sette stagioni disputate in MotoGP.

Forse questa sarebbe la forma migliore per combinare status del numero e marketing attuale, ma sono solo opinioni. Al momento, ogni pilota che arriva in MotoGP sceglie tra i numeri rimasti liberi, visto che non può togliere il dorsale ad un pilota già presente. Un esempio è Miguel Oliveira, che ha sempre usato il 44, ma nella classe regina l’ha dovuto lasciare perché apparteneva già a Pol Espargaró. Il portoghese quindi ha dovuto scegliere l’88, non facendo certo felice Jorge Martín, che sperava di usarlo una volta in MotoGP.

Anche Francesco Bagnaia ha dovuto optare per il 63, visto che il suo preferito, il 21, è nelle mani di Franco Morbidelli, mentre il 42 con cui è diventato campione in Moto2 appartiene ad Alex Rins. Maverick Viñales invece ha potuto lasciare il 25 e prendere il 12 solo perché Thomas Lüthi l’ha lasciato libero tornando in Moto2. L’aspetto importante di questa ‘proprietà’ attuale del dorsale è che non si sceglie in base ad un ordine gerarchico per quanto fatto nella stagione precedente. Un pilota tiene il suo numero finché non sceglie di cambiarlo o passa di categoria.

Portando questa considerazione all’estremo: Márquez, anche se campione, non potrebbe scegliere di utilizzare il 46 di Rossi. Così come Valentino, pur essendo il veterano della MotoGP, non potrebbe togliere il 93 al pilota di Cervera. Entrambi sono padroni dei propri dorsali finché non lasceranno le corse ed allora, con molta probabilità, Dorna potrebbe decidere di ritirarli, come omaggio a due dei piloti più grandi della storia.

L’articolo originale su motosan.es

1 commento

Max75BA
21:15, 28 giugno 2020

Il ritiro del numero non mi piace assolutamente, mi va bene il ritiro per un anno tipo per omaggiare il ritiro di un campione e/o personaggio ionico, oppure per lutto ma soli per una singola stagione…ho persino nostalgia delle targhe porta numero che identificavano con i colori le classi…se Vale conclude la sua carriera nel 2021credo che nel 2023 sarebbe un numero ambitissimo per un “giovincello”…è il pilota che rende “magico” il proprio numero e con la grafica libera e personalizzabile non ha senso ritirarlo è sufficiente il copyright sulla grafica

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