MotoGP, Marc Marquez

MotoGP, il ‘miracolo’ di Marc Marquez: i precedenti nella storia

Marc Marquez ritornerà sulle piste della MotoGP a distanza di cinque giorni dall'operazione. La storia del motociclismo ricorda altri episodi epici.

24 luglio 2020 - 8:40

La storia della MotoGP è ricca di episodi epici e Marc Marquez vuole contribuire con un’altra pagina di storia. A soli cinque giorni dall’intervento al braccio destro vuole tornare in pista. Non è forse l’unico caso, ma se riuscirà a sostenere la distanza di gara sarà certamente il caso più eclatante.

Doohan rapito

La pista olandese di Assen è stata spesso teatro di imprese prodigiose. È lì che Mick Doohan nelle qualifiche del GP del 1992 si fratturò tibia e perone della gamba destra, con un’infezione susseguente che ne mise in pericolo la vita e a rischio di amputazione l’arto. Rapito dall’ospedale di Groningen dal dottor Claudio Costa, Doohan fu salvato con lo stratagemma di legare fra loro le gambe, in modo che l’arto sano potesse irrigare quello maciullato e tornò in pista, zoppicante, meno di due mesi dopo.Il titolo svanì, ma la tenacia lo rese celebre.

Impresa Loris

Sempre in Olanda, siamo nel 2000, Loris Capirossi cadde nel warm up fratturandosi il terzo e quarto metacarpo della mano sinistra. Forfeit? Nemmeno parlarne! Loris si fa visitare, chiede aiuto al dottor Claudio Costa e quando il medico di gara, quello responsabile per la decisione, gli stringe a fondo la mano per verificarne la forza, Loris soffre in silenzio, ma resiste. Ha l’ok, corre dopo un’iniezione e finisce addirittura sul podio. A fine gara, stremato, perderà i sensi dal dolore: che cuore!

La clavicola di Jorge

Ancora la Cattedrale del TT, stagione MotoGP 2013. Jorge Lorenzo cadde nelle libere del giovedì mattina – all’epoca si correva di sabato – procurandosi la frattura scomposta della clavicola sinistra, volò con un aereo privato a Barcellona e si fece operare nella notte per poi tornare ad Assen il venerdì pomeriggio, risalire sulla Yamaha per il warm up e correre la gara, a meno di 36 ore dall’operazione. Corsa in difesa? No, addirittura un 5° posto. Eroico o folle, Jorge pagò lo scotto al GP successivo: al Sachsenring, due settimane dopo, cade in prova e la placca inserita nella clavicola si piega. Altro intervento e forfait. Il titolo MotoGP venne compromesso.

Il polso di Schwantz

In Olanda anche un grande pilota di cuore e ardimento come Kevin Schwantz pagò un conto salato. Nel 1994 il texano della Suzuki cadde il venerdì e si fratturò il polso sinistro già martoriato da precedenti lesioni: corse nel dolore fino al 5° posto. Fu il canto del cigno: pochi GP dopo fu costretto a ritirarsi per l’articolazione del polso ormai compromessa.

Iron Man Sheene

Altro campione molto amato per fratture e vittorie fu Barry Sheene. Nel 1975 a Daytona per lo scoppio di un pneumatico volò via a 280 orari fratturandosi vertebre, costole, bacino e braccio. «Se fossi stato un cavallo da corsa mi avrebbero abbattuto», disse, ma dopo tanto lavoro Iron Man — chiamato così per le tante viti presenti nel suo corpo — in soli 50 giorni tornò in sella. Eroe. Lo stesso Barry Sheene fu protagonista, nel 1980, dell’amputazione del mignolo della mano destra dopo una caduta al Paul Ricard, in Francia.

Mignoli amputati

La perdita di una parte di dito è un evento piuttosto frequente: è capitato, fra gli altri, a John Hopkins – parziale amputazione dell’anulare destro dopo caduta nelle Libere di Brno 2012 – Troy Bayliss – al mignolo destro per un volo in Sbk a Donington 2007 – e pure Jorge Lorenzo: fatale al suo anulare sinistro una scivolata nel warm up di Australia 2011.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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