MotoGP, Marc Marquez

MotoGP, Honda dipendente da Marc Marquez: perché è una moto difficile

Honda in difficoltà nella stagione MotoGP 2020 senza Marc Marquez. Ramon Aurin, capotecnico di Alex, spiega perché la RC213V è una moto difficile.

30 settembre 2020 - 13:52

Marc Marquez è ricomparso nel paddock della MotoGP in Catalunya, a due mesi dall’ultima apparizione in pista a Jerez. Ha parlato a lungo con lo staff tecnico, con Alberto Puig, Santi Hernandez, Takeo Yokoyama, per rendersi conto dello sviluppo della Honda RCV in vista del prossimo anno. Poi è ritornato nella sua Cervera, dove prosegue la riabilitazione dopo il doppio intervento all’omero. L’obiettivo è ritornare in sella almeno per le ultime gare, così da pianificare l’evoluzione del prototipo 2021.

Progetti Honda per il 2021

Sin dal weekend di Brno HRC sta provando ad apportare modifiche alla moto della casa dell’ala dorata. Ma i risultati di Crutchlow, Nakagami e Alex Marquez restano deludenti. Honda resta penultima nel campionato costruttori, ultima nella classifica per team. Soltanto Marc Marquez può risollevare le sorti del marchio giapponese. “Sto bene. Ogni giorno mi sento meglio. Ogni lunedì mi fanno gli esami al braccio destro e va tutto bene. Stiamo lavorando bene con i medici. A poco a poco, tutto sta migliorando. Sono venuto qui per incontrare la Honda e iniziare a lavorare. Non vedo l’ora che arrivi il 2021.” 

Non c’è una data precisa per il suo ritorno sulle piste della MotoGP. Ma avverrà solo quando ci sarà la certezza che sia il momento giusto, senza correre rischi. Nessun podio in otto gare per i tre alfieri Honda, la RC213V resta difficile da gestire. Ramon Aurin, capotecnico di Alex Marquez, conosce molto bene vita, morte e miracoli di questa moto. In passato ha lavorato con Jorge Lorenzo e Dani Pedrosa. Sa perfettamente che le difficoltà di guida derivano, quasi paradossalmente, dall’esaltazione delle sue virtù. Riesce a padroneggiarla solo chi sa sfruttare al meglio la frenata.

L’anima difficile della RCV

Serve uno stile di guida assai grintoso e aggressivo, condizionato dalle nuove gomme Michelin che “al posteriore hanno molto grip, al’anteriore ne hanno meno e quando usi molto l’anteriore devi frenare molto forte ed entrare in curva molto veloce“, spiega Aurin a Motoracenation.com. Per fare un buon tempo sul giro si deve ritardare la frenata e caricare al massimo l’asse anteriore, per deformare il pneumatico affinché aumenti la superficie di supporto per affrontare al meglio le curve.

La Honda non ha la migliore accelerazione sullo scacchiere della MotoGP, né una percorrenza di curva agile e veloce come Yamaha e Suzuki. “Honda e Marc fanno il tempo in frenata e in ingresso curva“. La vera difficoltà per gli altri piloti HRC sta nell’anteriore più basso, dove va a scaricarsi maggiormente il peso, e nell’abbassamento del baricentro della moto. “Abbiamo molti problemi con il posteriore, perché frenando molto forte rischiamo di perderlo, quindi abbiamo abbassato la moto“.

Difficilmente i tecnici nipponici cambieranno il carattere del motore. Una delle priorità del marchio è avere una top speed ai massimi livelli, quasi fosse una questione di prestigio. Una sorta di sfida “interna” con Ducati. Quindi gli altri settori della moto vengono costruiti intorno a questa priorità. Con il risultato finale che la RC-V non sarà mai una moto facile da guidare. O, meglio, che solo Marc Marquez sa spingere al limite dell’inverosimile.

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