MotoGP Suzuki

MotoGP, Frankie Carchedi: “Brno 2019 il punto di svolta per Joan Mir”

Il mondiale MotoGP sta per iniziare ed è tempo di pensare al 2021 per Suzuki: dopo le parole del Sahara San, oggi parla Frankie Carchedi, crew chief di Mir

16 febbraio 2021 - 13:30

Suzuki si prepara alla stagione 2021 di MotoGP dove dovranno difendere il titolo con Joan Mir, ma anche affrontare la difficile partenza di Davide Brivio. La casa di Hamamatsu ha scelto di non sostituire la figura di Brivio ma di affidare tutta la gestione ad un piccolo gruppo di persone, tra cui Frankie Carchedi, crew chief di Joan Mir. Dopo le parole di Shinichi Sahara, Project Leader del team Suzuki, è arrivato proprio il turno di Carchedi nell’esprimere le sue sensazioni sulla stagione in arrivo, esprimendosi però anche sulla stagione 2020 che lo ha visto diventare Campione del Mondo.

“Ad essere onesti sapevamo dal primo giorno che Joan avesse qualcosa di speciale”, rivela Carchedi. Un lavoro continuo, spesso ‘invisibile’: “Abbiamo preso tante piccole cose per migliorare tutti insieme come pilota e squadra. Le persone non realizzano quante cose ci siano da fare sulla moto e quanta preparazione serva per lottare per un campionato”. L’obiettivo era vincere, pur consapevoli del fatto che non fosse facile: “Joan sapeva cosa volesse, anche se forse non ci credevano tutti. Il focus è stato però quello dal primo giorno!”

Un approccio che non è variato fino alla fine: “Dall’inizio abbiamo pensato ad una gara per volta e ad una sessione per volta. Paradossalmente avere raggiunto la vittoria così tardi ci ha stimolato, perché all’inizio il nostro target era raggiungere il primo podio, poi confermare la top 3 e ottenere la prima vittoria. Da Valencia abbiamo cominciato a pensare al campionato”. Oltre a questo, è importante arrivare preparati: “Studiamo ogni sessione, guardiamo i punti forti e deboli degli altri per capire dove poi Joan possa fare bene e superare altri piloti. Abbiamo diversi colori per evidenziare le aree e cosa dover migliorare in un certo punto della pista, poi analizziamo come poter gestire la gara e usare le gomme. Mir sa cosa deve fare durante la corsa e strategicamente è migliorato molto.”

Dal 2019 sono stati fatti tanti passi in avanti: “Dopo tante analisi abbiamo fatto attenzione su come avremmo potuto sfruttare al meglio le gomme per ottenere dei vantaggi. Entrambi i piloti sono molto umili e si sono messi a disposizione, amano essere parte della squadra”. Guardando solo a Mir, il suo anno da rookie non è stato semplice, ma probabilmente lo hanno aiutato a rafforzarsi: “Ci sono tante tante gare in cui non sono arrivati risultati pur essendo veloci. C’è stata anche sfortuna, oltre all’infortunio di Brno. Quest’anno le cose sono andate bene, penso che i momenti difficili lo abbiano aiutato a diventare più forte.”

I PUNTI DI FORZA DI JOAN MIR E SUZUKI

Frankie analizza poi i punti di forza del suo pilota: “Ci siamo resi subito conto che in frenata fosse molto forte, riusciva a frenare con meno pressione rispetto agli altri. Sembrava quasi che frenasse meno, invece non era così!”. Sicuramente tra le cose da migliorare ci sono le qualifiche: “Dobbiamo migliorare su questo aspetto, renderebbe tutto più facile. Tuttavia non ci concentriamo su una specifica area, vogliamo migliorare la moto nel suo complesso. Non ci piace togliere qualcosa per essere più forti in altro, vogliamo che tutto il pacchetto faccia uno step in avanti”. Partire più avanti ovviamente aiuterebbe, senza tuttavia stravolgere il metodo di lavoro: “Chiaramente ci piacerebbe partire in pole, ma lavoriamo sempre molto in ottica gara. Il format delle qualifiche tuttavia spinge a cercare un giro secco in ogni turno di prove, ma preferiamo tenere il focus per la domenica.”

Ci sono poi i fattori non tecnici, se così li vogliamo definire: “Il clima che si respira nel nostro team ci ha aiutato. Con Joan a volte siamo anche troppo vicini (risata), dobbiamo distaccarci un po’. Tutto avviene in modo molto naturale, senza forzare le cose. Passiamo molto tempo assieme a tutta la squadra, specialmente lo scorso anno dove abbiamo speso praticamente più giorni con il team che a casa. Una relazione di questo tipo è molto importante ed è un grande vantaggio perché ti aiuta a superare i momenti difficili tutti insieme”.

Un aspetto su cui è invece mutato il rapporto tra Carchedi e Mir è quello tecnico: “All’inizio era tutto fantastico, ma dai test di Brno dello scorso anno qualcosa è cambiato. Siamo riusciti a provare alcune cose differenti e lui non ci poteva credere”. Si può dire che sia stato un punto di svolta: “Ha capito che poteva fare molto per lo sviluppo, non solo a livello di setting e di posizione della moto. Da lì in poi ci ha fornito sempre più informazioni. I feedback che ci ha dato quest’anno sono stati davvero buoni, lo step che ha fatto dal suo anno da debuttante da questo punto di vista è stato notevole.”

“L’AVVERSARIO PIÙ DURO DEL 2020? IL COVID”

Tornando al 2020, Frankie non ha dubbi su quale sia stato l’avversario più duro: “Sicuramente il Covid-19. Abbiamo preso molto seriamente questa questione fin dall’inizio, ognuno ha persone di famiglia a cui tiene. Non si trattava solamente di cercare di non saltare gare e la paura di non disputare un gran premio. Adesso i numeri sembra che stiano scendendo, ma dobbiamo incrociare le dita”. Carchedi spiega poi come non sia stato difficile gestire la pressione del mondiale, diversa invece proprio quella derivante dal Coronavirus: “Riuscire a stare tranquilli ogni settimana è stato difficile. Il pericolo che ogni settimana qualche membro della squadra risultasse positivo c’era. Ci siamo sottoposti ai test per tutto l’anno e leggere esito negativo era sempre un sollievo pensando: ‘Anche questa settimana è passata!’”.

Guardando al futuro, la filosofia nel box Suzuki non cambierà: “Non abbiamo un numero 1 e un numero 2. Se ci saranno problemi, proveremo ad essere onesti, ma sicuramente forniremo il massimo supporto a tutti. Chiaramente qualche pilota avrà più richieste dell’altro, ma conviviamo con questo”. L’obiettivo è sempre lo stesso: “Vogliamo che i piloti vincano, se uno dei due ci riuscirà sarà fantastico! Non ci concentriamo soltanto sulla moto di Alex (Rins) o Joan (Mir), il pacchetto deve migliorare in modo che entrambi ne traggano beneficio. Sarei felicissimo se Mir vincesse di nuovo, ma sarò estremamente contento anche se dovesse farlo Alex!”

Ci sarà anche da gestire la partenza di Davide Brivio: “Al momento le cose vanno bene, essere parte del piccolo gruppo al comando non ha cambiato tanto le cose per me. Siamo sempre in contatto con il Giappone e abbiamo dei meeting. Nel futuro dovremo capire se l’assenza di Brivio sarà difficile da gestire dal momento in cui controllava tante cose nei weekend, ma nella preparazione e nel modo in cui lavoriamo è cambiato poco. Forse avremo una comunicazione più diretta con Sahara San adesso, tutto qua.”

Tra i temi da affrontare c’è anche quello delle comunicazioni radio tra pilota e box: “Onestamente non penso ce ne sia bisogno. Il modo in cui sta girando la MotoGP secondo me è fantastico attualmente. Da un punto di vista della sicurezza potrebbe essere una grande cose per evitare gli incidenti, se introdurre le comunicazioni in cuffia dovessero servire a questo sarei favorevolissimo. Da un punto di vista tecnico, però, non la ritengo una cosa necessaria.”

Carchedi commenta poi i complimenti di Luigi Dall’Igna [“Ha vinto la moto più semplice”, ndr]: “Se vinci, vinci. Sia che sia la cosa più semplice che la più complicata. Da ingegnere apprezzo tanto il commento di Gigi: amo le innovazioni, ogni tanto cerco di scrutare le novità. Non è facile tuttavia anche mantenere la semplicità. Deve esserci sempre un bilanciamento per renderle semplici”. Frankie commenta infine la scelta di mantenere il numero 36 da parte del suo pilota: “Il mio primo numero nel campionato è stato il 36, mi ha sempre portato fortuna ed è anche il suo. Fate voi le vostre conclusioni (sorriso, ndr).”

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