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MotoGP, Franco Morbidelli: “Qualcuno voleva che io vincessi oggi”

Franco Morbidelli, il primo trionfo di un ragazzo tranquillo ma coriaceo. Un primo successo MotoGP emozionante, anche nel ricordo del papà.

13 settembre 2020 - 16:31

Duro lavoro, tranquillità, fiducia in se stessi. Concetti che ben descrivono Franco Morbidelli (qui il suo bel casco) in trionfo per la prima volta nella classe regina. “Pensare che sette anni fa vincevo la gara a Misano nel Campionato Italiano Superstock…” Oggi invece la prima vittoria MotoGP. Un successo arrivato in casa, davanti ad un pubblico ridotto ma che indica un primo passo verso la normalità. Quel risultato tanto cercato e voluto, per il quale ha molto lavorato e faticato: un successo decisamente speciale, nel ricordo anche del papà Livio, scomparso nel 2013 e che per primo ha creduto nel suo talento sulle due ruote.

“Questa vittoria è anche per lui” ha subito dichiarato un Morbidelli “sopraffatto dall’emozione” ai microfoni di Sky Sport. “Mi ha dato una grande mano: mi ha insegnato ad essere forte e coriaceo.” La gara comincia con un ottimo scatto ed una battaglia iniziale con Rossi, prima di passare saldamente al comando e dominare fino alla bandiera a scacchi. Sul finale però arriva qualche pensiero in più. “La pista era l’ultima cosa presente nella mia testa” ha ammesso. “Quanto stai per vincere la tua prima gara pensi davvero a tante cose… Non riesci a concentrarti, o almeno io faccio fatica.”

“Comunque sono contento anche del passo, rimasto sempre costante. Oggi, anche se avevo la testa tra le nuvole, riuscivo a fare 33.1, 33.2, sempre così. Qualcuno voleva che io vincessi.” Quello che colpisce di Morbidelli è la sua semplicità e calma, che non nasconde però la grinta e la voglia di prendersi il suo posto. Senza farsi mai condizionare in qualche modo, senza mai essere “tritato”. “Lo devo alle persone che ho vicino” ha sottolineato ‘Morbido’. “Non mi hanno messo fretta, mi hanno dato le opportunità al momento giusto. Per esempio, se non ci fosse stato VR46 io non sarei qui.”

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