MotoGP, Andrea Iannone

MotoGP, ecco perché hanno stangato Andrea Iannone

Andrea Iannone ritorna da ospite nel paddock della MotoGP. Nelle pagine della sentenza del Tas i motivi che hanno portato alla squalifica di 4 anni.

15 novembre 2020 - 9:04

Andrea Iannone è arrivato nel paddock MotoGP a quattro giorni dalla sentenza del Tas che lo condanna a 4 anni per doping. Invitato da Carmelo Ezpeleta, ne ha approfittato per salutare gli amici e il team Aprilia Racing che gli è stato vicino dal primo momento. Da quel maledetto 17 dicembre in cui gli hanno notificato la squalifica dopo la positività al Drostanolone nel GP di Sepang.

Il Tas di Losanna ha pubblicato le 33 pagine della sentenza due giorni fa. La forzatura nella condanna risulta palese, archiviata ogni tesi della sua difesa rappresentata dall’avvocato Antonio De Rensis. I giudici non hanno creduto affatto all’ipotesi contaminazione alimentare avvenuta a Singapore e in Malesia. “Il Panel non riesce a comprendere perché un atleta come Andrea Iannone, assistito da un team di professionisti del settore tecnico, legale e sportivo, sostenendo che il suo ADRV (Anti Doping Rule Violation; n.d.r.) è il risultato di un consumo di carne rossa e sapendo che era in gioco la sua carriera, non si sia impegnato a cercare di ottenere almeno un duplicato di potenziali prove a sostegno del suo caso“.

Nessuna indagine in Malesia

Come riportato da ‘La Gazzetta dello Sport’ il Tas rimprovera al pilota MotoGP di non aver portato a sua difesa “prove documentali che provino ciò che ha consumato. L’unica prova fornita è un estratto conto bancario che mostra un addebito per una transazione del 1° novembre 2019 per un importo di 567,07 euro a favore di Marini’s at 57. Si tratta di un semplice estratto conto bancario, e non contiene dettagli sul cibo consumato. Quando il Panel ha chiesto il motivo per cui non ha fornito il conto del ristorante, ha affermato che la ricevuta deve essere stata smarrita dai membri del suo entourage”.

Per quanto riguarda le cene al Sama Sama, l’hotel dove alloggiava, “le ricevute non riflettono il consumo di carne rossa, su cui si basa l’intero caso. Piuttosto mostrano molti ordini di petti di pollo“. Inoltre Andrea Iannone avrebbe dovuto incaricare un studio legale della Malesia per ricercare prove sulle origini della carne e l’eventuale contenuto di Drostanolone. Invece l’abruzzese si è limitato ad inviare una mail all’hotel in data 27 luglio (quattro mesi dopo la data del processo) chiedendo informazioni sulla provenienza della carne. Dinanzi alle incertezze e alle affermazioni generiche il Tas ha avuto vita facile a far crollare la difesa del pilota.

Foto e video: Instagram @andreaiannone

1 commento

Ringhietto
15:41, 15 novembre 2020

Compimenti agli avvocati che ha assunto…

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