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MotoGP, Danilo Petrucci: “La Dakar vuol dire essere sempre in moto”

Danilo Petrucci racconta i test svolti nel deserto di Dubai. Procedono le tappe di avvicinamento a quella che sarà la sua prima Dakar.

5 novembre 2021 - 8:03

Siamo entrati nel penultimo GP del 2021, il penultimo evento MotoGP anche per Danilo Petrucci, ma il suo futuro è sempre più presente. Prima della tappa a Portimao infatti l’alfiere Tech3 è volato a Dubai per la prima vera prova di navigazione nel deserto. Tutto un altro mondo rispetto a quello a cui è abituato, con routine ed approccio di conseguenza molto differenti. Non sono mancati chiaramente i consigli da veterani della Dakar come ad esempio Walkner e Sunderland, indicazioni preziose per chi come lui si avvicina passo dopo passo alla prima Dakar.

C’è anche un pizzico di malinconia per questi due ultimi GP nel Motomondiale. “La MotoGP mi mancherà molto” ha sottolineato Petrucci. Così come alcune piste in particolare. “Phillip Island ed il Mugello, due piste fantastiche.” Ma il suo futuro incombe e c’è grande curiosità attorno al suo primo vero contatto tra le dune a Dubai ed il sorridente pilota ternano non si tira indietro. “È stata una bellissima esperienza! Certo sarei dovuto rimanere molto di più in moto, come ha fatto il resto della squadra, ma ci sono state anche alcune prove e shooting fotografici. Però sono state sensazioni incredibili.”

“Non ci si può fidare delle dune”

Un altro mondo che Petrucci sta iniziando a conoscere ed apprezzare. “Per me sarà un’esperienza completamente nuova, che mi affascina moltissimo. L’approccio alla Dakar è completamente diverso rispetto alla MotoGP: il gruppo è fondamentale, visto che si condivide l’avventura. Si cena insieme, ci si scambiano consigli… È stato un piacere parlare con tutti i ragazzi KTM, ho chiesto loro un sacco di cose per imparare e loro per curiosità mi hanno domandato della MotoGP.” Sottolineando anche che “La Dakar significa essere sempre in moto, completando 500-600 chilometri al giorno.”

“In questi giorni credo di averne fatti circa 900, arrivando al confine con l’Oman. Per i test ci alzavamo alle 4-5 del mattino, senza sentire un solo rumore nel deserto. Vivi un’atmosfera diversa e sei solo per tutta la giornata.” Ecco perché vuole imparare il più possibile ed in fretta. “La navigazione è molto diversa e bisogna pensare anche a tutti i pericoli: non ci si può fidare delle dune. Dovrò capire anche la stesura del roadbook, servirà poi arrivare preparati fisicamente, quindi dovrò allenarmi molto.” Per finire, nessun passo sul lato MotoAmerica. “So solo che farò la Dakar, non ho avuto altre conferme.”

“58” il racconto illustrato ispirato al mito SIC58,  In vendita anche su Amazon Libri

Foto: Tech3 Racing

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