MotoGP, la Honda di Marc Marquez

MotoGP da paura? Dott. Zasa: “Piloti hanno fretta di operarsi”

Dall'inizio della stagione MotoGP tre piloti già sotto i ferri. Moto troppo potenti? I pareri di Albesiano, dott. Zasa, Taramasso e Agostini.

13 maggio 2021 - 8:50

Sono già tre i piloti della MotoGP finiti sotto i ferri dall’inizio del Mondiale. Iker Lecuona, Jack Miller e Fabio Quartararo, lunedì prossimo sarà la volta di Aleix Espargarò. Tant’è che sono in molti a interrogarsi se non sia il caso di intervenire con nuove regole. A sollevare l’argomento è proprio il pluricampione Marc Marquez, che ha fatto del rischio e della ricerca del limite il suo punto di forza. A Jerez, dopo l’incidente che fortunatamente non ha avuto conseguenze, si è detto contrario al sistema holeshot. “Ci serve una moto che supera i 360 km/h in Qatar?“.

Non è la potenza ad aumentare lo show della MotoGP, ma l’intero pacchetto moto-pilota-regolamento a creare attenzione. “Il pericolo principale di una MotoGP più che nella velocità massima sta in quella in curva – dice Romano Albesiano a ‘La Gazzetta dello Sport’ – , che però in questi anni non è salita in modo importante“. Aprilia si è dotata dello start assistant anteriore-posteriore in stile Ducati e secondo Albesiano non genera rischi. “E’ usato in partenza e uscita di curva, dove limita l’impennamento, non è causa di cadute. Quanto ai problemi fisici dei piloti, il livello si è alzato e le gare sono tiratissime. Potrebbe esserci una correlazione dall’aumento dell’aerodinamica che ha reso le moto meno agili e più difficili“.

Lungi dal pensare che le gomme siano un problema. Piero Taramasso, responsabile Michelin in MotoGP, piuttosto punta il dito contro le vie di fuga di alcuni circuiti. “C’è più velocità, ma i freni sono più potenti, le gomme hanno più grip. E i piloti ormai sono veri sportivi, anche se a volte si fanno ancora sorprendere… Le cadute ci sono sempre state, ma con questa velocità bisognerà soprattutto che i circuiti, principalmente i più vecchi, si adattino“.

Il dott. Michele Zasa della Clinica Mobile offre uno spunto molto curioso. “Vedo tanta isteria. E mi riferisco a questa fretta di doversi operare nel momento in cui compaiono i primi sintomi di sindrome compartimentale. Invece di lavorare sui fattori di rischio, i piloti spesso preferiscono affrontare subito il problema, ma non sempre andare sotto i ferri ti mette al riparo: per Iker Lecuona è stata già la terza operazione, per Fabio Quartararo la seconda“.

Fuori dal coro il parere di Giacomo Agostini che appoggia la tesi di Marc Marquez. “Per me queste moto stanno diventando troppo potenti e difficili da portare al limite. Secondo voi la gente si divertirebbe di meno se si corresse con motori di 800 cmc come fino a qualche anno fa? Noterebbe la differenza tra battaglie a 360 all’ora o 300 tra i piloti? Io credo di no, perché lo spettacolo alla fine lo fanno solo i piloti con le loro lotte“.

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