MotoGP, Andrea Iannone

MotoGP, Andrea Iannone: “Il mio idolo era Valentino Rossi”

Andrea Iannone pessimista sulla stagione MotoGP 2020: "La situazione si fa grave". E confesso: "Avevo sette anno e il mio idolo era Valentino Rossi".

30 marzo 2020 - 7:51

Andrea Iannone è a Lugano in attesa che l’emergenza Coronavirus inizi la fase di declino. Per il pilota di MotoGP le giornate iniziano a diventare routine: “Mi sveglio verso le 12, vado dalla mamma a pranzo, poi vengo nel mio capannone e passo la giornata fino a sera“. Prosegue la preparazione nella sua palestra privata e si diletta nel rispolverare i suoi kart. Nessun contagiato nella sua città, ma in Svizzera la situazione si fa seria con il trascorrere dei giorni: 300 i morti dall’inizio dell’emergenza e oltre 14mila positivi al Covid-19. “A Lugano è tutto fermo, non abbiamo nessun caso, la gente è tutta a casa, ha massimo rispetto. Puoi uscire ad allenarti o a fare una cosa realmente motivata, ma bisogna rispettare le norme“.

Tutto fermo anche in FIM, da cui attende la sentenza da parte della CDI sul presunto caso doping. Ma Andrea Iannone è tranquillo e sa che, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe uscirne vincitore dopo il ricorso al Tas. Ben più preoccupante il destino della stagione MotoGP 2020. “Non so, dipende dalla situazione in Europa come si evolve. Mettiamo che in Italia tutto si risolve… la Spagna come è messa? in Gran Bretagna come sono messi? Secondo me la situazione si fa grave“, ha detto in una chat live su Instagram con Max Biaggi.

IL PASSAGGIO DA DUCATI A SUZUKI

Si parla anche di passato, dell’addio alla Ducati per passare alla Suzuki, di differenze di moto. “Quando ho lasciato Ducati venivamo da una stagione molto positiva e la Ducati aveva un’accelerazione e una decelerazione spaventose. Dove si faticava era l’inserimento in curva e fargli fare percorrenza, era una moto che faceva fatica a curvare. In Suzuki avevo trovato una buona sensazione in curva ma in accelerazione e in frenata soffriva molto di più. Oggi ci vuole un compromesso, una moto che rallenta forte, ma che ti permetta di fare una percorrenza discreta dove serve e dove non serve una trazione buona per alzarla subito e accelerare. Perdere due o tre decimi in una frenata è un’infinità“.

Quando mette i piedi in un nuovo box segue più da vicino l’evoluzione della moto. Viceversa, dopo anni con il medesimo staff concede massima fiducia agli uomini intorno. “Quando sei in un ambiente da tanti anni, come dopo quattro stagioni in Ducati, neppure voglio sapere cosa combinano. Nel senso che io spiegavo le mie problematiche, loro mi dicevano che cosa vedevano e cosa avevano in mente. C’era una fiducia tale che difficilmente si sbagliava la mossa – ha spiegato Andrea Iannone -. Quando sono passato in Suzuki è stato tutto un po’ diverso, perché c’erano persone nuove che non ti conoscono. Sei disposto a seguire un po’ più da vicino lo sviluppo e questo è successo anche in Aprilia. All’inizio sto più addosso per capire meglio, sono più presente. Più tempo passi con gli ingegneri meglio è, soprattutto l’ingegnere di pista“.

TRA PASSATO E FUTURO

Infine due chicche sul suo passato. La prima: il più grande rimorso? “Aver lasciato la Ducati… Del passato vorresti sempre cambiare qualcosa, ma adesso a che serve?!“. E il suo idolo? “Max era già in 500 con mio fratello, lui era più biaggista che rossista. Quando avevo 7 anni Valentino vinceva il suo primo titolo nella 125 (1997, ndr), ero affascinato da quello che faceva dopo, le gag, era un ragazzino giovane“. Sul futuro post MotoGP non esclude a priori un’esperienza in Superbike. “Mai dire mai, al momento non ci penso. Uso la RSV4 1100 factory, vado ogni tanto a Misano, dovevo andare prima di questo casino per provare l’asfalto nuovo. La moto – ha concluso Iannone – mi piace davvero tanto“.

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