20 Maggio 2022

MotoGP, Andrea Dovizioso al tramonto: “E’ come un microchip in testa”

Andrea Dovizioso corre forse la sua ultima stagione MotoGP: il 36enne non si adatta alla Yamaha M1 e i risultati sono molto deludenti.

MotoGP, Andrea Dovizioso

Per Andrea Dovizioso potrebbe trattarsi della sua ultima stagione in MotoGP. A dirlo nono sono le voci del paddock, ma i risultati e certe sue dichiarazioni del post gara. Non sembra esserci una soluzione alla mancanza di feeling tra il suo stile di guida e la Yamaha M1, una moto che prima di firmare con Lin Jarvis la scorsa estate sembrava sulla carta la più facile anche per un rookie. Inoltre i rapporti con Razlan Razali sono già ai ferri corti e il team RNF potrebbe anche decidere di legarsi ad Aprilia, con l’obiettivo di formare quel “junionr team” capace di rilanciare i giovani talenti.

Il veterano della MotoGP al tramonto

Non è un mistero che a spingere per Andrea Dovizioso sia stato soprattutto lo sponsor WithU, alla ricerca di un pilota italiano capace di puntare subito al podio e ottenere risultati. Le prime stagioni in MotoGP di Razali sono state spettacolari, con Fabio Quartararo e Franco Morbidelli che hanno inanellato vittorie e podi. Ma la magia sembra interrotta, la YZR-M1 è una moto difficile da guidare per chiunque non si chiami Quartararo. Con otto punti in sette Gran Premi, Andrea Dovizioso è ben al di sotto dei propri standard e delle aspettative iniziali. La mancanza di grip al posteriore costringe a guidare questa moto con uno stile difficile ed estremo per gli stilemi dell’ex Ducati. Non si può stravolgere in poco tempo quanto maturato in anni e anni di MotoGP.

Per il 36enne forlivese servirebbero modifiche più radicali a livello di ciclistica, ma da Yamaha non arriveranno risposte soddisfacenti. L’attenzione degli ingegneri di Iwata è focalizzata sul campione francese, leader del campionato e l’unico a sapersi adattare al prototipo 2022. “Ho sentito da Franco [Morbidelli] che deve trovare l’assetto. Era secondo nel Mondiale e sa di cosa sta parlando. Ma non mi vedo in quella situazione. Non è questione di set-up con cui potrei poi guidare la moto nel modo giusto“, ha spiegato Dovizioso. “È come un microchip in testa… Fondamentalmente è molto, molto semplice. Non ci sono molte spiegazioni o profonde riflessioni. Stiamo parlando di due [stili di guida] così contraddittori. Tutti hanno moto competitive, tutti sono molto vicini tra loro ed è per questo che finisci indietro molto rapidamente“.

L’esempio di Aprilia

Pubblicamente non si è mai pentito di non aver firmato con Aprilia l’anno scorso, ritenendo più vantaggiosa l’offerta Yamaha. Adesso la RS-GP si sta rivelando una moto non solo competitiva ma anche in continua evoluzione, potendo contare sull’ultimo anno di concessioni. La MotoGP odierna è un equilibrio molto sottile tra moto e pilota difficile da instaurare e può richiedere molto tempo. Andrea Dovizioso si assume ogni responsabilità: “L’ho sempre fatto“. E cita un esempio non certo casuale. “Quello che sta facendo Aleix [Espargaró] con l’Aprilia è simile alla mia storia con la Ducati. Inizi e soffri, soffri e soffri. A poco a poco ti adatti e la moto si adatta al tuo stile di guida. E quando la moto diviene più competitiva ci sei dentro. È molto semplice“.

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