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Max Biaggi: “Romano Fenati pilota da top 3 nel Mondiale”

Max Biaggi da pilota a team owner: "Due mondi diversi!". Grande fiducia in Fenati e López, ma c'è spazio anche per i ricordi: "Quell'errore a Welkom 2004..."

30 marzo 2020 - 17:04

Da pilota a team owner di una squadra nel Motomondiale: un bel salto per Max Biaggi, che da quando aveva 18 anni ha fatto dei motori la sua vita. Quattro titoli vinti in 250cc, altri due nel Mondiale Superbike, prima del ritiro dall’attività agonistica. Per lui è previsto quest’anno (da rivedere quando) anche l’inserimento tra le Leggende della MotoGP, un riconoscimento importante per un pluricampione come lui. Ma nel frattempo tutti a casa, in attesa che le condizioni migliorino a tal punto da ricominciare a competere.

Ma che differenza c’è tra il suo passato da pilota ed il suo presente da proprietario di un team? “Sono due mondi completamente diversi!” ha sottolineato Max Biaggi in una chat social con motogp.com . “Da pilota sai che tutti lavorano per te, per permetterti di raggiungere bei risultati. Quando invece sei tu quello a capo del team, tu sei la persona che deve dare il massimo ai piloti, sia per quanto riguarda l’investimento economico che per i meccanici. A livello personale poi devi dare qualcosa di più ai tuoi ragazzi, basandoti sulla tua esperienza passata.”

Una differenza che porta anche maggiore tensione prima e durante un Gran Premio. “Prima del via incrocio le dita e spero che non succeda nessun incidente già alla prima curva. Da pilota non te ne accorgi: c’è tensione prima della partenza, ma poi pensi solo alla strategia, perché tutto dipende da te. Da Team Owner invece in gara niente dipende da te!” Per quanto riguarda i suoi ragazzi, “Romano [Fenati] ha tanta esperienza, può puntare tranquillamente alla top 3 in campionato. Alonso [López] invece ha solo 18 anni, ma già l’anno scorso ha mostrato ottimi progressi. Possono fare bene.”

Con il Mondiale MotoGP fermo, domenica abbiamo assistito ad una variante: la prima Virtual Race. “È davvero difficile, serve tanto allenamento! Non ho guardato la gara, ma ho saputo com’è andata. In un certo senso davo per scontata la vittoria di Alex Márquez. Suo fratello Marc aveva ripetuto più volte che ai videogiochi è ben più rapido di lui, diciamo che mi aspettavo questo risultato.” Per quanto riguarda la MotoGP più ‘reale’, “Petronas Yamaha SRT e Quartararo hanno impressionato molto l’anno scorso. Nessuno si aspettava una cosa del genere. Fabio in particolare si distingueva fin dal venerdì in ogni circuito: davvero notevole.”

Riguardo i suoi trascorsi, perché il suo numero era il 3? “Non c’è una ragione particolare” ha spiegato Biaggi. “Nel 2000 sono arrivato terzo a fine stagione. Diciamo che il numero mi è piaciuto molto e ho deciso di tenerlo.” Una gara che invece vorrebbe disputare di nuovo? Nessun dubbio: “Welkom 2004. Io e Rossi abbiamo dato vita ad una bellissima battaglia, ma ho commesso un errore. Pensavo mancasse un altro giro per finire la gara: non ero abbastanza concentrato e ho sbagliato. Chissà come sarebbe finita, ma io ho commesso questo errore.”

Nel 2005 chiude l’esperienza nel Motomondiale, nel 2007 approda in WorldSBK. “C’erano parecchie differenze. In particolare meno case coinvolte, meno persone nel paddock, quando sono arrivato. In seguito però le cose sono cambiate: più pubblico, più fabbriche coinvolte… Anche se la diversità di rendimento era notevole. Per esempio, la mia moto del 2012 come potenza ed elettronica si avvicinava ad una MotoGP del 2003.” Ricorda poi un aspetto positivo del Motomondiale. “Nel mio ruolo attuale mi sono reso davvero conto degli sforzi di Dorna, delle Federazioni e di tante altre persone per dare vita al campionato. In un certo senso è sorprendente.”

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