La rabbia di Paolo Simoncelli: “Ma Dio che c*** guarda!”

Paolo Simoncelli ha rilasciato parole di rabbia e dolore alla vigilia dell'inaugurazione di casa Simoncelli a Coriano: "Mi piacerebbe tanto riabbracciarlo".

21 gennaio 2019 - 17:58

Hanno preso il via le attività socio-assistenziali di Casa Simoncelli a Coriano, a cinque anni dalla nascita di questo progetto fortemente voluto da papà Paolo e con il sostegno della Fondazione, nata subito dopo la morte del pilota in quel maledetto 23 ottobre 2011 a Sepang. Il SIC è morto sotto gli occhi del padre, della fidanzata Kate, degli amici e familiari, di milioni di spettatori in tv, in una maniera talmente improvvisa e crudele che ha lasciato un vuoto incolmabile nel cuore dei suoi genitori.

Paolo Simoncelli alla vigilia dell’inaugurazione del centro di riabilitazione ha rilasciato parole commoventi al TgCom, che evidenziano come il dolore e la rabbia non abbiano trovato attenuanti neppure a distanza di oltre otto anni: “Sono proprio arrabbiato con Dio perché a volte mi chiedo che ca**o guarda, dovrebbe stare un po’ più attento secondo me. Mia moglie dice sempre che se avesse fatto il muratore quel giorno sarebbe caduto dall’impalcatura. Questa non è una cosa giusta, era la sua vita, lui era felice e questo a noi è più che sufficiente… Non sono una persona straordinaria, sono solo un padre disperato. I figli non devono morire mai prima dei genitori, è una cosa contro natura“. Se un giorno dovesse ritrovarlo nell’Aldilà cosa gli direbbe? “Sul momento potrei mandarlo a fa*** perché ha scelto un modo di andarsene che ci ha lasciato senza parole. Però abbracciarlo mi piacerebbe tanto“.

Il progetto è nato dopo che Marco ha frequentato i ragazzi disabili a Coriano in alcune occasioni, restando stupito per il loro modo di affrontare la vita con un sorriso: “Frequentando questi ragazzi, queste disabilità che ci sono in giro, alla fine io e Rossella a volte diciamo che siamo stati fortunati, perché a vedere questi genitori con dei figli disabili, magari sin dalla nascita, che se li curano e se li coccolano, quelli siano i veri eroi“, ha aggiunto Paolo Simoncelli. Dopo cinque anni di duro lavoro il traguardo è stato raggiunto: “Un lavoro difficile perché i primi tre anni sono stati di burocrazia, disegni, progetti, poi una volta partiti con la posa della prima pietra due anni fa i lavori siamo riusciti a finire. Spero che questi spazi diano un po’ di sollievo a questi ragazzi, saranno gestiti dalla comunità di Montetauro, sono persone molto serie – ha raccontato a Sky Sport -. Una suora è venuta due volte ed è rimasta incredula, non pensava che ce la facessimo. Fino a venti giorni fa qua era inguardabile, si è messa a piangere e mi ha ha fatto capire che abbiamo fatto qualcosa di buono. Marco ci ha lasciato in un modo così veloce che ci ha lasciato senza parole“.

Foto: TGCom / Marzio Bondi

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