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“Due galli” nello stesso box: i migliori team MotoGP di numeri 1

Nella storia del Motomondiale abbiamo più di un esempio di due piloti competitivi nello stesso box. Com'è andata? Vediamo i team migliori.

19 giugno 2020 - 15:22

Nel corso della storia del Mondiale MotoGP abbiamo visto come sia stato piuttosto difficile tenere a lungo due numeri uno in uno stesso box. Il caso Márquez-Lorenzo in Honda è stato solo uno dei tanti casi che non hanno avuto successo. Ma sarebbe interessante scoprire chi è stato il miglior team di numeri 1 in questo campionato. Ripercorriamo la storia delle migliori squadre di questo tipo.

Il dominio MV Agusta

La marca italiana mantiene ancora un posto di rilievo nella storia del Mondiale. Si tratta del secondo costruttore con il maggior numero di titoli nella categoria regina. Ben 16, davanti a Yamaha (14) e solo dietro a Honda, che ne vanta 24. È stato il primo marchio capace di dominare nettamente grazie ai titoli conquistati consecutivamente in 500cc dal 1958 al 1974. Parliamo di tre corone iridate grazie a Surtees, 1 con Hocking, 4 con Hailwood, 7 con Agostini e 2 con Read. Un dominio attualmente impensabile, in cui addirittura il pilota in testa doppiava il secondo classificato.

In MV Agusta però non sono mai riusciti a gestire due piloti numero 1. Dopo il 1960 Surtees, annoiato, ha lasciato il Mondiale per darsi alla F1: vinceva sempre senza avere mai un vero rivale. Nel 1961 arrivano Hocking e Hailwood: anche il primo, dopo aver vinto il titolo, si è dato alle quattro ruote, mentre il secondo è diventato il dominatore solitario dal 1962 al 1965.

In quell’ultima stagione la casa italiana acquisiva la nuova perla della penisola, Agostini. I due hanno condiviso il box un solo anno, visto che poi Hailwood ha deciso di optare per un ambizioso progetto Honda. Agostini ha poi dominato dal 1966 al 1972, prima che Read, approdato in MV Agusta nel 1973, non gli togliesse la corona. La stagione successiva Agostini è passato a Yamaha. Come volevasi dimostrare, non ci sono mai stati due galli in uno stesso cortile per più di una stagione.

Gardner ed il nemico in casa

Arriviamo così agli anni ’80, in cui assistiamo ad una grande rivalità tra Gardner (Honda) e Lawson (Yamaha), finché non cambiano le cose nel 1989. Honda infatti decide in assicurarsi anche Lawson, anche se in una struttura indipendente con Erv Kanemoto e tutto il supporto ufficiale, da numero 1.

La casa dell’ala dorata era così riuscita a riunire il suo leader Gardner, il migliore della concorrenza e campione in carica Lawson, più un giovane australiano dagli occhi chiari molto talentuoso ed al debutto. Un certo Mick Doohan, in evidenza in precedenza in WorldSBK con Yamaha. Un altro bel colpo del costruttore giapponese alla concorrenza.

La stagione di Gardner non è andata come previsto, soprattutto per una grave lesione a Laguna Seca: in quel momento era ad un punto dal leader iridato Rainey. Doohan si è comportato discretamente bene come rookie, conquistando un podio a Hockenheim. Lawson invece ha salvato la baracca HRC alla grande, vincendo il titolo nella sua prima stagione con il team, prima di tornare in Yamaha l’anno successivo.

Da sottolineare come abbia portato in Honda il numero 1 conquistato in Yamaha, per poi tornare in Yamaha con il numero 1 conquistato con Honda. È il primo caso della storia 500cc/MotoGP di due mondiali vinti consecutivamente con marchi diversi. Tutti questi piloti sono rimasti una sola stagione assieme in HRC, portando cinque vittorie, 15 podi e due doppiette, oltre al titolo piloti.

Nel 1990 segnaliamo due grandi squadre in Honda e Yamaha. La prima puntava su Gardner per riprendersi la corona, anche se ancora una volta le lesioni l’hanno messo fuori gioco. Doohan, con un anno di esperienza, è riuscito a migliorarsi continuamente, fino a conquistare il successo al Hungaroring. In Yamaha troviamo nientemeno che altri due pezzi da novanta.

Parliamo di Lawson e Rainey, campione e vice-campione nella stagione precedente. Il possibile scontro in pista però è durato solo due gare, visto che il quattro volte iridato si è poi infortunato seriamente a Laguna Seca a causa di un problema ai freni. Per farla breve, non è andata proprio come ci si aspettava e Rainey ha trovato in Schwantz (Suzuki) il suo rivale nel 1990.

L’era Doohan e la sua spina nel fianco

Dobbiamo aspettare fino a metà degli anni ’90 per trovare un altro esempio. Doohan, chiaro numero 1 HRC, si vede affiancare da Crivillé, che porta così anche lo sponsor Repsol. Il campione australiano pensava che il pilota di Seva, con cui inizialmente aveva un ottimo rapporto, sarebbe stato un buon numero 2, portato in squadra per avere così l’appoggio di uno sponsor spagnolo.

Così è andato tutto bene fino al 1996, quando ha iniziato a vedere le orecchie del lupo. Assistiamo così a battaglie indimenticabili per tre stagioni consecutive in cui vinceva sempre il pilota australiano. Fino all’ultima stagione di quest’ultimo, in cui la sorte è cambiata.

All’inizio del 1999 Doohan si è reso protagonista di un incidente che l’ha portato al ritiro dalle corse. La pressione dovuta alla presenza di Crivillé ha portato l’australiano al limite e quindi all’infortunio. Lo spagnolo ha ereditato il testimone ed ha conquistato quindi il titolo, il primo nella categoria regina per uno spagnolo. Una squadra che in sei stagioni vanta sei titoli, 57 vittorie, 105 podi e 18 doppiette. Nessun team di campioni in una stessa struttura aveva mai fatto tanto.

Mick Doohan: 5 titoli, 44 vittorie, 62 podi
Alex Criville: 1 titolo, 13 vittorie, 43 podi

Il muro Yamaha tra Rossi e Lorenzo

Passiamo all’era successiva, quella con Rossi in MotoGP, per trovare un altro team di campioni all’altezza. Nel 2007 Yamaha ha deciso di puntare su un giovane talento, bicampione 250cc, da mettere accanto all’italiano. Jorge Lorenzo è arrivato come un tornado nella categoria regina, conquistando la pole già nel primo GP.

Il numero 1 già stabilito, Rossi, aveva gomme Bridgestone, mentre Lorenzo le Michelin. Un caso insolito tra compagni di squadra, ma che è stato uno dei motivi che ha portato al muro tra i due. La tensione tra i due galli è aumentata col passare degli anni. Rossi ha vinto i primi due titoli, poi è arrivato Lorenzo nel 2010.

Troppo tempo assieme ha portato alla partenza dell’italiano in direzione Ducati, prima di tornare due stagioni dopo: dal 2013 al 2016 condividono nuovamente il box. Non è andata però benissimo, visto che in quattro stagioni è arrivato un solo titolo, ed in quella polemica annata 2015. Uno dei finali più tristi e rocamboleschi che si ricordino, con Lorenzo campione per appena cinque punti.

Assieme, Jorge e Valentino hanno conquistato quattro titoli MotoGP, 61 vittorie, 164 podi e 46 doppiette. Il team di campioni della categoria regina che ha conquistato più podi e vittorie, la squadra di numeri 1 più simile della storia. Il pilota maiorchino ha lasciato la Yamaha, come fatto dal compagno di box in precedenza, passando in Ducati nel 2017 e chiudendo definitivamente questo capitolo.

Valentino Rossi: 2 titoli, 26 vittorie, 83 podi
Jorge Lorenzo: 2 titoli, 35 vittorie, 81 podi

Márquez e Pedrosa, il “Dream Team” spagnolo

L’arrivo di Marc Márquez ha segnato un prima ed un dopo nella storia della MotoGP. Il giovane catalano ha battuto record con precocità, cancellando quasi tutto quello che incontrava davanti a sé. Un talento davvero notevole, che ha avuto la fortuna di condividere il box con il più grande “re senza corona” della categoria regina, Dani Pedrosa.

Insieme hanno formato un bel ‘tandem’ nel Repsol Honda Team, conquistando 5 dei sei titoli possibili nel tempo vissuto come compagni di squadra. Certo, da sottolineare che solo Marc Márquez è stato in grado di vincere i campionati citati. L’unica stagione in cui Pedrosa ha potuto lottare davvero per il mondiale è stato il 2013, con Márquez all’esordio. Due i momenti chiave che gliel’hanno impedito: la frattura della clavicola al Sachsenring e la rottura del cavo del controllo di trazione ad Aragón, quest’ultimo ad opera del compagno di squadra.

Alcune delle tante occasioni di infortuni, lesioni e momenti irripetibili, come anche Misano 2012, quando si è inceppata la termocoperta sul pneumatico anteriore della sua Honda. Tutti fatti che hanno mandato in frantumi ogni possibilità per Pedrosa. Assieme però i due piloti hanno conquistato 51 vittorie, 118 podi e 31 doppiette.

Marc Márquez: 5 titoli, 44 vittorie, 77 podi
Dani Pedrosa: 7 vittorie, 41 podi

Ancora si dibatte sull’opportunità di Honda, con Alberto Puig, di fare a meno di Dani Pedrosa in favore di Jorge Lorenzo. Nel 2019 la moto è stata piuttosto difficile e non sembra che la RC213V 2020 sia meglio. Oltre ad aver rafforzato un rivale in erba come KTM. Attualmente non c’è alcuna squadra che possa dare l’assalto al trono di “migliore della storia”, ma chi lo sa. Yamaha ha fatto una grossa scommessa con Viñales e Quartararo, due giovani pronti a dare battaglia all’attuale dominatore Marc Márquez.

L’articolo originale su motosan.es

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