MotoGP Josep Diaz

MotoGP: Josep Diaz, il capotecnico di Snipers che dà un sogno ai giovani

Prosegue il viaggio alla scoperta dei personaggi ‘nascosti’ della MotoGP: tocca a Josep Millán Martinez Diaz, capotecnico dello Snipers Team

1 febbraio 2021 - 19:15

Dopo avervi raccontato le storie di due responsabili della comunicazione nel mondo della MotoGP, questa volta tocca ad un personaggio che le moto le sistema direttamente! Stiamo parlando di Josep Millán Martinez Diaz, capotecnico di Tony Arbolino nelle stagioni 2019/2020 e fidato uomo all’interno della squadra di Mirko Cecchini da ormai dieci anni. Spagnolo di origine, la storia di Josep non si ferma solo allo Snipers Team e al motomondiale, ma c’è molto di più!

“Lavoro con le moto da una vita, prima di fare il meccanico e poi il capotecnico ho corso nel campionato spagnolo”, ci svela Josep. Le ambizioni iniziali erano altre, ma l’obiettivo è stato comunque centrato: “Il mio sogno era fare il pilota, ma quando ho capito di non potercela fare perché servivano una serie di fattori ho studiato elettronica e fatto il meccanico. Era la forma più ‘semplice’ per entrare nel mondiale”. Con Mirko Cecchini è arrivata la possibilità: “Una volta arrivato in Snipers ho cercato di capire se riuscissi a crescere. Mi hanno sempre lasciato lavorare e mi hanno dato l’opportunità di fare esperienza”.

Josep sottolinea più volte l’importanza di una figura come quella di Mirko Cecchini: “Siamo tutti aperti, è come una piccola famiglia. Loro hanno molta esperienza e quando mi serve qualcosa so di poter contare su di loro. Mirko mi ha fatto imparare alcuni metodi di lavoro e l’importanza dello stare bene insieme”. Un rapporto cominciato nel 2011 dopo un po’ di gavetta: “Nel 2009/10 ho lavorato nel campionato spagnolo e ho fatto alcune gare del mondiale in Europa. Nel 2011 a Fukushima è esplosa la centrale nucleare e mancavano meccanici ai team. Mirko ha chiesto una persona del genere e io ho detto sì: la prima prima esperienza fuori Europa e da Motegi 2011 è cominciata la storia con Cecchini”.

LA MISSIONE DI JOSEP: REGALARE AI GIOVANI IL SUO STESSO SOGNO

Da quel momento è iniziato un bellissimo cammino che persiste tutt’oggi, ma Josep ha deciso di fare di più una volta accumulata esperienza nel mondiale. Vista la mancanza di scuole riguardanti la meccanica della moto, ha deciso di aprirne lui per dare la possibilità a tanti giovani di realizzare il loro sogno: “In Spagna si può studiare la meccanica delle macchine o andare alla scuola di Monlau dove bisogna pagare. Ho scelto allora di aprire io una scuola dove insegno gratis come fare il meccanico nel mondiale: i ragazzi mi aiutano e io auto loro”.

L’impegno di Josep non si ferma tuttavia solo all’istruzione! Lo spagnolo cerca successivamente di trovare loro lavoro nei vari campionati: “Dopo il secondo anno cerco di dargli un posto di lavoro così che abbiano un futuro. Nel motomondiale ci sono quattro meccanici che hanno studiato con me: uno con Aspar (David Nacher), uno in Yamaha nel mondiale Superbike (Alejandro) e due nel team Snipers (Oriol e Ricardo)”.

Oltre ai ragazzi presenti nel mondiale, ci sono quelli che lavorano nel campionato spagnolo: “Nel 2016 uno ha finito ingegneria e l’ho messo a lavorare con Leopard nel CEV. Nella mia scuola faccio studiare anche telemetria e come fare il capotecnico. Un altro, invece, ha finito di studiare a Barcellona ma non si era trovato bene. Allora ci siamo messi d’accordo e quest’anno sarà telemetrista del team di Tonucci al CEV”.

Josep dunque è capotecnico nel Team Snipers, ma anche un ‘manager’: “Sono un po’ come un piccolo manager, cerco loro lavoro. Tanta gente mi chiama e mi conosce: avendo corso con tanti piloti tra cui Faubel, Gadea e Bautista sono molti a conoscermi e dunque in alcuni casi mi vengono a chiedere se ho meccanici da segnalare”. Una cosa di cui andare orgogliosi, visti i risultati e la bontà del progetto: “Nel 2019 ho lavorato anche con gente della Superbike e ho sistemato ragazzi in un team di Valencia che ha iniziato lo scorso anno. Il 100% della squadra è composta da persone della mia scuola: quest’anno avranno tre moto nella Supersport300”.

UN PERCORSO (GRATIS) CHE PARTE DA LONTANO: “PERCHÉ NON PROVARCI?”

È facile intuire dunque che quello di Josep sia un lavoro bellissimo, che nasce da lontano: “Non prendo un soldo, so come funziona. Io ho studiato da solo, ho girato tutta la Spagna per imparare perché alla fine ciò che ho studiato di elettronica non è servito a niente”. Gli studi intrapresi si applicavano difficilmente al campo delle moto: “Quando ne prendi una in mano è tutto diverso, non si può studiare. Dunque o vai a Monlau e spendi una fortuna o niente”.

“Perché non proviamo a farne una noi?”, ha dunque pensato Josep. L’idea è piaciuta e da lì è cominciato un bellissimo percorso: “Ho proposto l’idea e fortunatamente è piaciuta agli enti locali. Così è nata lo studio della meccanica della moto insieme alla scuola di elettronica e meccanica”. Una cosa di cui essere fieri, ispirato da suo padre: “Diceva sempre che fosse impossibile studiare una cosa del genere per l’assenza di strutture adibite e che qua non si potesse fare nulla con le moto. Alla fine ce l’abbiamo fatta!”.

Il mantra è semplice: se c’è la possibilità di aiutare qualcuno, provaci. “Mi trovo bene e fortunatamente non ho bisogno di prendere soldi dalla scuola. Mi trovo bene e i ragazzi mi aiutano molto perché sono contenti del percorso che ho fatto per loro”. No, non gira tutto intorno ai soldi: “Il calore che mi hanno regalato questi ragazzi mi fa capire che non gira sempre tutto attorno al denaro. Puoi aiutare la gente e loro possono aiutare te. Loro sono felici e quando arrivano a 22/23 anni hanno le basi per poter lavorare… è una bella soddisfazione!”.

IL LAVORO CON IL TEAM SNIPERS

SI parla poi invece di quello che Josep fa in pista con il Team Snipers. Un lavoro assolutamente non semplice: “Non si tratta solo di sistemare le moto, l’elettronica e tutto quanto. Il capotecnico in Moto3 è diverso dalla MotoGP: nella classe maggiore c’è un capotecnico e un capomeccanico. Da noi invece c’è una figura sola: c’è la gestione delle mappe, del freno motore, sistemiamo il cambio e coordiniamo il lavoro dei meccanici”. Una settimana di gare si rivela dunque intensissima: “Facciamo il piano delle gomme, con il pilota pianifichiamo il weekend e cerchiamo di capire cosa si può fare con tutti gli elementi a disposizione”.

Tutto inizia ben prima del weekend di gara: “Il mercoledì, quando arriviamo in circuito, preparo un foglio ai meccanici dove dico loro cosa devono fare. È un lavoro che inizia a casa, così poi siamo organizzati per il fine settimana, dato che deve essere tutto pronto per le FP1”. Eppoi bisogna pensare ai turni di prove: “Bisogna essere sempre pronti, il giovedì facciamo una riunione con le linee guida e tutti ci regoliamo di conseguenza. In questo modo siamo preparati e pronti”. Una volta concluse le sessioni, c’è ancora molto da fare: “Tra un turno e l’altro passano quattro ore: in quel momento guardo il computer in continuazione per capire tutte le aree sulle quali possiamo migliorare”.

Uno studio dei dettagli che può sembrare maniacale, ma che alla fine paga: “Ad Assen, nel 2019, abbiamo fatto il cambio alle 11 di sera! Dopo cena siamo andati a letto, ma ho chiamato Tony (Arbolino) e alle 23:00 abbiamo fatto una modifica sul cambio. Lui spinge tanto e vuole migliorare in tutte le situazioni, ha una voglia di vincere enorme! Se uno lo ascolta bene riesce a portare fuori quello che ha”. Un dettaglio che il giorno dopo ha fatto la differenza: “Il giorno dopo è andata bene… abbiamo vinto!”.

LA PRIMA VOLTA NON SI SCORDA MAI!

Un successo rimasto nel cuore di Josep, ma il ricordo più speciale è di qualche giorno prima. Prima della vittoria in Olanda era arrivata la prima gioia al Mugello: “Non lo dimenticherò mai… vincere in Italia è incredibile. È stato un weekend pazzesco: pole, record della pista e vittoria; Tony mi ha regalato l’orologio della pole, lo custodisco orgogliosamente. Vincere in Italia con un pilota Italiano ed un team Italiano è stato qualcosa di unico, oltre ad essere la prima vittoria sia per Arbolino che per me come capotecnico”.

Qualcosa che resterà indelebile per sempre: “Ho dimostrato di poter riuscire a fare qualcosa a livello mondiale. Il mio lavoro è aiutare i ragazzi e ogni cosa che succede sulla moto la senti tua. Un pezzo della mia pelle è sulla moto che guidano i piloti”. Si vince e si perde insieme: “È tutto un aiuto continuo, il team intero è sulla moto: un pezzettino Mirko, uno mio, quello dei meccanici e un bel pezzo di Tony. Ci sono state delle occasioni in cui siamo rimasti svegli a pensare il sabato sera a delle soluzioni per migliorare le prestazioni.. ci sono tanti fattori”.

Proprio per questo non bisogna mai abbassare la guardia: “Nel 2019 abbiamo avuto due weekend memorabili al Mugello e Assen, ma nella gara successiva siamo finiti 15°. Come possiamo passare da vincere due gare di fila a fare fatica a stare nei punti? Dopo la pausa invece sono arrivati quattro podi consecutivi. Il lavoro serve sempre, così come non mollare mai. Bisogna ricordarci che tutto può cambiare molto velocemente”.

Josep cerca dunque di trasmettere anche questo messaggio ai ragazzi della sua scuola, sottolineandoci però come sia importante anche che ci sia un bel clima. Non a caso l’atmosfera tra gli “allievi” è grandiosa: “Scherzo con tutti, cerco di essere uno di loro e di vestire i loro panni. Si tratta di ragazzi di 18 anni: diventare uno di loro fa sì che loro poi si fidino di me”. Un aspetto che può essere usato anche con il team, magari già quest’anno con la new entry Andrea Migno: “Siamo sempre per aiutare, tutto ciò che ho detto può andare bene anche con Migno. Aiutiamo i ragazzi così come loro aiutano noi”.

“ESSERE QUA È UN SOGNO”

Se poi dovesse commentare il suo lavoro Josep non avrebbe dubbi: “Un sogno. Sono un drogato di questo mondo, poterci lavorare è bellissimo. Non vedo sempre l’ora che inizi la prossima gara; quando non ho moto intorno a me mi mancano. È una passione irrefrenabile”. Ci sono i lati belli, ma anche quelli meno belli: “Andare alle gare tiene lontana la famiglia. Per fortuna con i social la distanza si è assottigliata: Giancarlo [padre di Mirko Cecchini, ndr] ogni tanto mi racconta di quando andava fuori Europa e non aveva notizie dei suoi cari”.

“Oggi con gli aerei parti la domenica e la notte sei a casa, una volta si andava in furgone”, prosegue Josep. Lo spagnolo fa poi il paragone con alcuni lavori effettuati in passato: “Nella mia vita ho guidato anche il camion: penso agli autisti che partono e stanno via due settimane. Noi invece facciamo alla fine una settimana fuori e una a casa e ho la fortuna di essere in una squadra dove praticamente siamo una famiglia”.

Dopo tutte queste esperienze, Josep si sarebbe aspettato tutto questo? “A mio padre ho sempre detto che in un modo o nell’altro sarei arrivato nel mondiale! La mia voglia di esserci e il desiderio di arrivare mi hanno fatto essere dove sono adesso”. C’è stato un momento nella carriera da pilota che ha segnato una svolta: “Ho fatto anche il capotecnico quando correvo e ci sono state giornate in cui ho sbagliato, rendendomene conto. Lì ho capito che in qualche modo ce l’avrei fatta, avevo il fuoco dentro”.

Conseguire il proprio sogno è un conto, dimostrare di saperci fare davvero è stata un’altra storia: “Non credevo di poter arrivare al livello raggiunto con Tony. Con un pilota bravo ho dimostrato a me stesso di poter pensare tanto. Mi definirei un testone: quando davanti a me si presenta un problema cerco di trovare una soluzione, rifletto e faccio domande. Fortunatamente nel mondiale ci sono tante persone a cui posso chiedere una mano”. Inoltre, l’occasione giusta non guasta: “Mi ritengo abbastanza fortunato ad essere entrato in questo team e avere avuto un’opportunità del genere. Solitamente o riesci ad avere una chance o dimostri di essere un fenomeno già da piccolo. Se così non è, fare strada è difficile”.

“NON LASCIATE CHE NESSUNO VI DICA COSA DOVETE FARE”

Il desiderio ardente di riuscire però fa la differenza e fa sì che le porte si aprano; Josep lo sa bene e se dovesse lanciare un messaggio ai suoi allievi saprebbe cosa dire. “Non mollare mai nello studio, è la cosa più importante della vita. Se hai una passione o qualcosa dentro di te che ti dice di spingere, non arrenderti! Fai ciò che ti piace: le persone potranno dirti di tutto, ma tu devi essere contento con te stesso. Io ho fatto quello che ho voluto e ho avuto la fortuna di avere dei genitori che mi hanno detto ‘Segui il tuo cuore e ciò che ti rende felice’. È una cosa che ho sempre avuto dentro di me”.

“Ai miei ragazzi dico sempre di pensare di riuscire a farcela!”, prosegue. Un mantra da ripetere anche in famiglia: “Le stesse cose le dico ai miei figli. Tu puoi farcela, provaci e se alla prima volta non riesci, provaci di nuovo, cerca di risolvere fino a che non ce la farai! Nessuno ti può dire di no, non lo direi neanche a me stesso”. Un’idea forte, decisa: “Quello che pensi… fallo!”

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