Jorge Lorenzo a Lugano

MotoGP, Jorge Lorenzo: “Non potevo dire no alla Honda”

Jorge Lorenzo parla con Alex Crivillè del suo esordio nel Mondiale, dell'approdo in Honda e del suo addio: "Ho preso tempo per la decisione".

22 novembre 2019 - 14:06

Jorge Lorenzo ha preparato le valigie nella sua abitazione di Cassarate e parte per Bali, dove farà tabula rasa dopo l’annuncio dell’addio alla MotoGP. Stanco fisicamente e mentalmente, dopo la sua peggior stagione in carriera. Qualche giorno fa il pentacampione ha scambiato quattro chiacchiere con Alex Crivillé per un video realizzato da Repsol Honda. Due dei piloti spagnoli di maggior successo della storia  si sono incontrati per un giro in moto e discutere dei loro percorsi nel Mondiale e l’approdo in Honda.

Dopo 18 anni nel Motomondiale Jorge Lorenzo ha collezionato 5 titoli (3 in MotoGP), 68 vittorie, 69 pole, 152 podi. Un curriculum da fuoriclasse che verrà coronato con l’entrata nella MotoGP Legend in occasione del GP di Jerez 2020. L’ex pilota Ducati e Yamaha ha mancato un solo obiettivo: vincere in sella alla RC213V. Ma non ha nessun rimpianto: “Ho avuto l’opportunità [di andare in Honda] all’età di 32 anni e non potevo dire di no. Guidare per la Honda è come se nel calcio firmi per il Real Madrid o il Barcellona. È la squadra con il maggior numero di titoli“.

L’ESORDIO ISTINTIVO E L’ADDIO RAGIONATO

Mentre il 49enne Crivillé ha scoperto la passione per le moto sulle strade della sua città natale di Seva, Jorge Lorenzo non ha preso la patente di guida fino all’età di 23 anni. “Ho iniziato all’età di tre anni con una moto che mio padre ha costruito per me. Ho iniziato a correre regolarmente all’età di cinque anni. Certo, quando sono arrivato al Mondiale all’età di 15 anni, non avevo molta esperienza, forse il 20 percento di ciò che conosco oggi. Ero frivolo e guidavo più per istinto, senza pensarci troppo. Ora so meglio quando fare affidamento sull’istinto e quando ascoltare di più la mia testa“.

I tanti infortuni rimediati in pista e fuori, l’ultimo ad Assen che gli è costato una lesione alle vertebre, hanno spinto Jorge Lorenzo ad essere sempre più prudente. Fino a spingerlo ad appendere il casco al chiodo per non correre il rischio di passare il resto della sua vita su una sedia a rotelle. Da allora ha smesso di spingere al limite, di avere fiducia. Ha cominciato a capire di non avere più possibilità di poter competere per un titolo mondiale, complice anche una moto troppo distante dal suo stile di guida. “Dopo l’incidente di Assen, l’idea di ritiro è diventata una possibilità concreta. Ma volevo prendere tempo per la decisione. Così ho fatto il tour in Asia perché volevo vedere se potevo riguadagnare la mia motivazione e sentirmi un po’ meglio sulla moto. Non ha funzionato, non ho trovato nuove motivazioni“.

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