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Moto3, Albert Arenas: “Quel bimbo che sognava di diventare campione…”

Albert Arenas è il campione Moto3 2020. Un titolo frutto di concentrazione e costanza, il 'secondo obiettivo' che voleva prima del passo in Moto2.

22 novembre 2020 - 18:16

Albert Arenas è il nuovo re della categoria minore del Motomondiale. Si conclude così un’annata particolare, ma che fin da subito ha avuto nel pilota di Girona, con l’hobby della pittura, uno dei suoi maggiori protagonisti. In questa gara a Portimao poi è bastato il 12° posto, i due rivali sono rimasti a -4, matematicamente consegnandogli il titolo Moto3. Il coronamento di una stagione che l’ha visto quasi sempre leader, il 22° campione spagnolo nella storia del Motomondiale.

“In questa stagione mi sono posto due obiettivi: il mondiale ed il passaggio in Moto2. Il secondo è arrivato, aspettiamo l’altro.” Così diceva Arenas all’indomani della firma, sempre con l’attuale team, per il cambio di categoria. Certo ha dovuto sudarselo in quest’ultimo GP: come consuetudine nella categoria, abbiamo avuto un folto gruppo di battaglieri piloti. Sorpassi, contatti, qualche brivido, un problema alla gomma posteriore che non l’ha aiutato. Fino a vedere il suo team al traguardo ed avere la certezza di aver chiuso i conti a suo favore.

Una stagione complessa, che poteva non ripartire dopo il Qatar… Per poi riprendere mesi dopo a Jerez con un Arenas sempre carico. Ma “Nel GP di Francia, quando ho ripreso la leadership [momentaneamente lasciata ad Ogura, ndr], ho iniziato a capire come gestire la pressione.” Oltre alle gare, in cui ha cercato sempre di mantenere la calma in ogni situazione e di ottenere più punti possibili. Non sono mancati episodi sfortunati (la caduta in cui ha riportato un piede molto gonfio, o quando l’ha falciato McPhee), ed una squalifica, ma la concentrazione verso l’obiettivo è rimasta immutata.

Con una costanza aumentata molto quest’anno. “Siamo diventati più regolari, cercando sempre di tenerci in testa, lottare per la vittoria o cercare il podio. Abbiamo fatto un bel passo avanti. Ora devo portare questa regolarità anche nelle nuove sfide future che mi attendono.” Una dedica? “Penso a quel piccolo Albert che sognava un giorno di diventare campione del mondo.” Ma non solo: “Anche a tutte quelle persone che mi hanno aiutato ad essere me stesso, a migliorare giorno dopo giorno ed a rendere tutto questo possibile.

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