Superbike, Jonathan Rea

Toprak perfetto ma ecco perchè Rea tiene la Superbike ancora in ballo

In Argentina il turco non è riuscito a dare la spallata al Mondiale: Jonathan Rea è a 30 punti e nella finalissima indonesiana può ancora succedere di tutto

18 ottobre 2021 - 9:57

Mettetevi nei panni di Toprak Razgatlioglu: in 12 round (36 gare) ha vinto 18 volte salendo sul podio in 28 occasioni. I tre zeri che accusa in classifica non sono colpa sua: due problemi meccanici e una caduta per colpa altrui.  Il 25enne talento Yamaha finora è stato perfetto, ma non ha ancora messo le mani sul Mondiale. Jonathan Rea resta perfettamente in partita: 30 punti sono niente, quando ce ne sono 62 da assegnare in una finalissima piena di punti interrogativi. La Superbike infatti sta facendo rotta verso l’isola di Lombok, in Indonesia. Fra un mese troverà un impianto appena ultimato, con un tracciato dove nessuno ha riferimento. Le variabili sono tante, e imprevedibili: asfalto da conoscere, l’incognita meteo e mille altre cose. Toprak avrà sulle spalle una pressione fortissima.

Jonathan Rea resiste

Senza i contrattempi di cui sopra, Toprak avrebbe già archiviato la pratica. Ma anche Jonathan Rea ha parecchio da recriminare. La Kawasaki non immaginava che a tre giorni dall’inizio del Mondiale la FIM (e Dorna…) non avrebbero accettato l’omologazione del nuovo motore, costringendo la squadra campione del mondo a scendere a 14.600 giri di limitatore, invece dei 15.100 con cui Rea e Lowes avevano fatto lo sviluppo della nuova Ninja. Moltissimi test buttati letteralmente al vento, perchè la riduzione dei giri ha fatto sballare, fra le altre cose,  i complicatissimi calcoli dei rapporti del cambio, che in Superbike sono fissi per tutti i circuiti dell’intero calendario. Le squadre li studiano al simulatore, ottenendo una rapportatura che possa adattarsi ad ogni tracciato, intervenendo soltanto  su pignone e corona. Girando più in basso il motore, è chiaro che i conti non sono tornati più. La Kawasaki d’inverno volava, invece durante il campionato ha lamentato parecchi problemi in accelerazione e velocità di punta.

Inferiorità tecnica, ma…

In Argentina Jonathan Rea sul dritto faceva quasi tenerezza, sverniciato ogni volta da Ducati e Yamaha. I rapporti sballati hanno reso il motore meno gestibile, pregiudicando anche la gestione gomme, che era uno dei principali punti di forza di pilota e team.  In ogni round la Kawasaki deve ripartire quasi alla cieca, ecco perchè le gare della domenica sono andate decisamente meglio di quelle del sabato. Negli anni scorsi il nordirlandese aveva pieno controllo della situazione tecnica, anche nel 2019 quando Alvaro Bautista e la Ducati gli sbatterono undici vittorie sul muso nelle prime undici gare di Mondiale. Questa volta invece Jonathan Rea si è trovato spesso in balia delle onde. Per questo ha perso l’abituale consistenza di risultato, commettendo tre gravi errori: a Donington, Most e Portimao. Cadendo sempre, guarda caso, in gara 1. Ma contro un Toprak che ha alzato decisamente l’asticella, l’inseguitore non aveva altra possibilità che provare a metterci una pezza. Con tutti i rischi del caso.

Il Cannibale può ribaltare il Mondiale?

L’impresa è decisamente difficile, ai limiti dell’improbabile. Un Toprak così veloce andrà comodamente a podio anche andando a spasso. Finendo tre volte terzo, come in gara 2 a San Juan, pagherebbe al massimo 23 punti ad un Jonathan Rea costretto a vincere sempre, dunque a dover battere anche Scott Redding e la sua velocissima Ducati. Il rischio Yamaha è l’imprevisto tecnico, oppure che Razgatlioglu vada in bambola proprio sul più bello. In Argentina ha dimostrato che, se serve, riesce anche ad accontentarsi. Finora Toprak ha dimostrato di saper gestire benissimo il confronto diretto con Jonathan Rea. Ma quando il traguardo è così vicino che ti pare di toccarlo, tutto diventa improvvisamente più difficile. Sarà un finale memorabile.

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1 commento

marcogurrier_911
10:14, 18 ottobre 2021

Direttore da un certo punto di vista sono “arrabbiato” con Johnny, la Storia quanto sarebbe stata diversa se a fine 2017 si fosse accasato a Bologna?

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