Superbike, Jonathan Rea

Superbike Qatar, Gara 2: Jonathan Rea, il predone del deserto

Fantastica vittoria dell'asso Kawasaki dopo un gran duello a viso aperto con Ducati di Chaz Davies e Alvaro Bautista. Record in frantumi

26 ottobre 2019 - 19:34

Come fa Jonathan Rea a non fallire mai un colpo? Con il quinto Mondiale (di fila) già in tasca da due round, il fantastico asso Kawasaki continua a strapazzare gli avversari, trovando stimoli sempre e comunque. Nell’ultima gara dell’anno ha affrontato a viso aperto Alvaro Bautista, per la prima volta in stagione. Il confronto è stato duro, ci ha regalato diversi sorpassi al limite. Ma dopo cinque-sei giri di schermaglia, Jonathan Rea ha alzato il ritmo e per il ducatista non c’è stato scampo. Dopo il titolo iridato, Bautista ha perso anche il primato di vittorie stagionali: 17-16 per l’avversario. E, nel duello finale in famiglia,  anche il confronto con Davies.

 JONATHAN REA, SEMPRE IN TESTA

Jonathan Rea ha raggiunto quota 88 vittorie nel Mondiale. Con 17 successi in stagione ha eguagliato il primato di tutti i tempi, che condivide con il texano Doug Polen, il ducatista dominatore del campionato 1991. Anche l’anno scorso Jonathan Rea aveva vinto 17 volte.  A Losail è imbattuto da sei gare, più di chiunque altro: nel primo pomeriggio aveva vinto (per distacco) la gara sprint (qui la cronaca). L’asso Kawasaki va a punti ininterrottamente da 49 manche, una consistenza pazzesca che invece è mancata al suo grande rivale 2019, il ducatista Alvaro Bautista. Lo stesso Jonathan Rea va a podio da 19 gare di fila: 14 vittorie e 5 secondi.

MARCO MELANDRI, L’ULTIMO BALLO

Jonathan Rea, imprendibile nel misto, è riuscito a resistere alle Ducati molto più veloci sul dritto (un chilometro…) della Kawasaki. Dietro i piloti da podio, il buio: Alex Lowes, prima Yamaha, ha preso 12 secondi di distacco. Epilogo in grigio per Marco Melandri, all’ultima gara della carriera, almeno nel Mondiale. “Volevo chiudere in bellezza, ma con questa Yamaha proprio non mi trovo”. L’ultimo sigillo è un diciassettesimo posto. Buona vita senza corse, Marco.

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