Superbike, Carl Fogarty

Superbike, Parla Carl King Fogarty “Se non corro la moto non ha senso”

Carl "King" Fogarty, quattro volte iridato Superbike, a 55 anni non rimpiange le corse: "Se non posso gareggiare, le moto hanno poco senso per me"

14 febbraio 2021 - 14:39

Per un decennio Carl Fogarty è stato “The King” della Superbike: quattro titoli Mondiale (94-95-98-99) e 59 vittorie, di cui 55 conquistate con la Ducati. Chissà dove sarebbe arrivato senza il drammatico incidente in Australia 2000: tamponò la moto dell’austriaco Ulm in ingresso alla curva 3, nel tratto più veloce di Phillip Island, e si distrusse l’omero sinistro colpendo il muro di gomme a bordo pista. Non fu più in grado di tornare in sella, la gara dopo sulla sua Ducati salì un certo Troy Bayliss. Il destino di due grandissimi campioni, della Ducati e della Superbike era cambiato in un attimo. Oggi Carl Fogarty ha 55 anni e parla raramente. “Tanti piloti della mia epoca vivono circondati dalle moto, ne hanno parecchie anche a casa, io ho solo quella con cui ho vinto il primo Mondiale. Se non ci posso correre, le moto hanno poco senso per me” 

Occhi da tigre

Il suo sguardo intimoriva gli avversari. Carl Fogarty aveva due occhi azzurri da folle, e un talento smisurato. Fino al 2018 è stato il pilota più vincente in Superbike, poi è stato superato da Jonathan Rea, che di titoli ne ha vinti sei e di gare 99. Ma le imprese di Foggy restano impresse a caratteri d’oro nell’epoca d’oro del mondiale alternativo. “Dopo l’incidente non ho guardato le corse per dieci anni, soffrivo troppo” ha ricordato a Speedweek. “Adesso guardo la MotoGP, la Superbike e il British Superbike. Ma non è la stessa cosa di quando correvo. Se tornassi in pista a Donington (uno dei suoi tracciati magici, ndr) sarebbe più che la sofferenza che la soddisfazione. Non sono come tanti ex.”

Eroe anche al TT

Negli anni ’90 le vittorie di Carl Fogarty contribuirono a far diventare la Superbike un fenomeno, non solo sportivo, ma anche di costume. Il Mondiale a Brands Hatch, circuito salotto di Londra, richiamava 120 mila spettatori ogni anno. Le gare erano trasmesse in diretta la BBC. Pochi sanno che prima di diventare il pilota da battere del Mondiale, Fogarty aveva vinto anche il Mondiale Endurance, nel ’92, e nella stessa stagione, da giramondo, anche il campionato…malese. Ma la sua stella era nata nelle gare stradali. Al Tourist Trophy, dove mosse i primi passi sulle orme del padre George, ha lasciato l’impronta vincendo le categorie più presigiose, F1 e Senior.  Nel ’91 stabilì il primato sui 60,6 chilometri che ha resistito per i sette anni successivi. “L’anno dopo avrei fatto anche meglio, ma la moto si ruppe. Ma non mi lamento, essere qui a raccontare queste cose è un privilegio che tanti miei avversari non hanno avuto…”

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