Superbike, Garrett Gerloff

Superbike: Garrett Gerloff scala il podio, e se fosse solo l’inizio?

Garrett Gerloff, rookie della Superbike 2020, ha riportato gli Usa e Yamaha GRT sul podio Mondiale. E' stato il primo urlo di una grande avventura?

22 settembre 2020 - 8:45

La Superbike aveva bisogno di un americano forte, Garrett Gerloff è la ciligina sulla torta di una stagione molto particolare che  sta proponendo motivi tecnici di altissimo profilo. Lo sbarco nel Mondiale del 25enne texano aveva suscitato interesse, ma anche comprensibili dubbi. Il motociclismo Usa non è più la fucina di fuoriclasse di un tempo. L’Ama Superbike, che per decenni è stato uno dei campionati nazionali più ambiti e combattuti, non esiste più. Al suo posto c’è il MotoAmerica, una serie che non è mai decollata: l’interesse dei Costruttori è nullo, ormai si è rarefatto anche quello degli importatori americani. L’attrattiva è ridotta ai minimi termini e il  livello generale resta basso, tanto che Cameron Beaubier e la Yamaha, da anni, stanno facendo il bello e il cattivo. Garrett Gerloff nel 2019 era lo scudiero di Beaubier. Aveva disputato ottime gare, ma più del palmares parlavano per lui le referenze di tecnici che lo conoscevano bene. “Vi farà divertire” aveva assicurato Vittorio Bolognesi, responsabile Magneti Marelli Usa e consulente elettronico del team Yamaha USA.

Yamaha GRT in orbita 

La fortuna di Garrett Gerloff è stata approdare nel Mondiale con Yamaha GRT, una squadra “indipendente” ma legata a filo doppio alla casa madre. Il team di Filippo Conti e Mirko Giansanti è  di alto livello, ma è come una famiglia, senza le pressioni tipiche dei team ufficiali. Dunque l’ambiente ideale per un rookie. L’inizio non è stato rose e fiori, ma era scontato fosse così. Gerloff non conosce le piste, le gomme, l’elettronica e probabilmente aveva anche un’idea approssimativa del livello degli avversari. Inoltre guida la YZF-R1 versione 2019, meno aggiornata (motore compreso), di quelle di van der Mark, Razgatlioglu e Baz. Ma, a conti fatti, il decollo è stato verticale. Al Montmelò si è progressivamente avvicinato al vertice e in gara 2 ha centrato un fantastico terzo posto. “Poteva anche essere secondo, se non avessi commesso un errore all’ultimo giro” ammette Garrett. Volete mettere la soddisfazione di dare paga al numero 1, Jonathan Rea, e al principale sfidante, Scott Redding?

Gerloff, che leone 

L’ultimo americano a salire sul podio Superbike era stato Nicky Hayden al Lausitzring nel 2016. Ma più del piazzamento, ha colpito la condotta di gara. Garrett Gerloff si è lanciato nella mischia come un leone, a viso aperto. Ha rischiato molto,  guidando senza timore reverenziale per nessuno. Jonathan Rea  ha scoperto che dopo Michael Rinaldi adesso c’è un altro ragazzo con cui fare presto i conti. Yamaha GRT ha eguagliato il terzo posto che aveva già assaggiato in tre occasioni lo scorso anno con Marco Melandri. Nelle sei gare finali, a Magny Cours e Portimao, a questo punto niente sarà impossibile. “Garrett sta imparando velocemente” racconta Damiano Evangelista, coordinatore tecnico del team con sede a Terni. “Partire davanti era fondamentale, perchè scattando dalla seconda fila in gara 2 ha potuto agganciarsi ai migliori, prendere il loro ritmo e provare a batterli. Gerloff è un gran pilota, ci ha regalato una enorme soddisfazione che ripaga gli sforzi che stiamo compiendo.”  Non sarà l’ultima.

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