Ducati Panigale V4 Superbike

Superbike retrospective, Ducati Panigale: La Desmosedici su strada

L'ultima sportiva ducati per la Superbike ruba lo schema motoristico alla MotoGP. Con 221 cv, surclassa le prestazioni della Panigale bicilindrica. Le versioni da gara sono un'arma, nel loro mirino c'è il Mondiale

9 maggio 2021 - 19:00

Continuazione dalla [terza parte]

Già da tempo arrivata al massimo sviluppo del motore Superquadro, spinto ben oltre la soglia dei 200 cv, nel 2018 Ducati sgancia la sua bomba a quattro cilindri sul mercato e nei campionati. Panigale V4, nuovo fiore all’occhiello della produzione bolognese, somiglia solo in lontananza alla precedente 1299. Sotto al vestito c’è un motore V4 progettato a partire dalla Desmosedici GP15, ma oltre a questo la moto è rivoluzionata fino all’ultima vite. L’intento dichiarato di Ducati è quello di alzare l’asticella prestazionale tra le sportive di grande produzione, sfruttando anche una cilindrata “over” di 1.103 cc per le versioni standard ed S, e di riconquistare il titolo Superbike 2019 con la Homologation Special V4R. Quest’ultima, in virtù del nuovo schema motoristico, rinuncia definitivamente ai 200 cc aggiuntivi concessi alle bicilindriche. La distribuzione desmodromica rimane: si tratta di una purosangue Ducati, dopotutto.

Ducati Panigale V4R, la nuova era

Il maniacale approccio progettuale di Ducati, quando si tratta di moto sportive, è quasi sconcertante. Ad ogni nuovo modello della Casa di Borgo Panigale corrisponde lo smantellamento di qualsiasi imperfezione e debolezza ed una scientifica ricostruzione improntata alla prestazione assoluta. La sua potenza di fuoco in quanto a ricerca e sviluppo, innovazione nel settore moto e sperimentazione nel design è ai massimi livelli mondiali. Anche se la prima impressione è quella di una certa familiarità con le Panigale bicilindriche, quindi, si scopre che lo stile della V4 è stato minuziosamente rivisto e perfezionato. La risoluta miscela di forma e funzione, in cui ogni particolare estetico è ragionato, prezioso e tecnicamente utile, è votata alla massima efficienza aerodinamica. A tal riguardo fanno capolino i profili alari in fibra di carbonio atti a creare deportanza, come in MotoGP. Questa, del resto, vuole essere la migliore vetrina tecnologica del costruttore italiano.

Una moto da corsa omologata per la strada

Impossibile restare indifferenti ai dettagli della Panigale V4R: ogni particolare si fonde nell’insieme, assumendo curve e volumi muscolosi, aggressivi e pienamente autodeterminati. La pulizia delle finiture è ad un livello superiore, più simile a quello di una moto da corsa. Il frontale è un capolavoro di integrazione fra componenti, con la fanaleria full-LED minimalista appena accennata all’interno delle smisurate prese d’aria: la V4R sembra una belva pronta ad attaccare. La pregiata fibra di carbonio delle sovrastrutture, come il parafango anteriore e la protezione per i collettori, smussa il contrasto sanguigno tra le superfici rosse ed il serbatoio in alluminio spazzolato, un’opera d’arte. Il motore è il protagonista, ma viene in larga parte nascosto. Ben più visibile, invece, è il telaio in alluminio alleggerito, che affida al propulsore parte della funzione strutturale. Lo scarico, basso in favore del baricentro, pare un’emanazione della carenatura. Peso a secco? Solo 172 Kg.

Partenza a razzo in Superbike, ma il titolo è sfuggente

La Panigale V4 debutta nel mondiale Superbike 2019, rendendosi partecipe di una prima parte di stagione col botto. Mentre Chaz Davies fatica a trovare il feeling con la quattro cilindri, il nuovo acquisto Álvaro Bautista centra la bellezza di 10 vittorie di fila, dando l’impressione di avere già le mani sul titolo. L’alfiere della Kawasaki Jonathan Rea però non molla e, nel momento in cui il pacchetto Ducati-Bautista entra in crisi, si riprende la vetta di forza e si conferma campione. Per lo spagnolo la stagione si chiude quindi in modo deludente, nonostante 16 vittorie ed il secondo posto finale. Davies chiude al sesto posto in classifica, ben lontano dalle sue migliori stagioni sulla 1199, ma riesce comunque a portare a casa una vittoria. L’anno successivo il pilota gallese fa squadra con Scott Redding: la coppia porta a casa rispettivamente il terzo ed il secondo posto nel mondiale, con sette vittorie. Nella stessa stagione, anche Michael Ruben Rinaldi coglie un successo in gara. Lo stato di forma del pluricampione Rea sembra insuperabile, ma la Ducati Panigale V4R si dimostra spesso la moto più potente dello schieramento ed indubbiamente una candidata al titolo.

Quattro cilindri a V, fasatura Twinpulse: è il Desmosedici stradale

L’architettura del motore “Desmosedici Stradale” è quattro cilindri a V di 90°, ruotato all’indietro di 42°. La fasatura è “Twinpulse”, a scoppi irregolari (0°, 90°, 290°, 380°), l’albero motore -forgiato- è controrotante. Quest’ultima scelta tecnica influisce positivamente sull’effetto giroscopico, incrementando l’agilità della moto. Le bielle sono in titanio, più leggere di 100 grammi rispetto al motore standard. I pistoni monosegmento in alluminio presentano un mantello ribassato, per ridurre gli attriti. La distribuzione offre alberi a camme di profilo differente dalla versione standard e valvole d’aspirazione in titanio da 34 mm di diametro (27,5 mm allo scarico). Invece, l’alimentazione si affida a corpi farfallati ellittici da 56 mm ed agli immancabili cornetti d’aspirazione a lunghezza variabile. I valori di potenza e coppia sono sensazionali: 221 cv a 15.250 giri, 11,4 Kgm di coppia a 11.500 giri. La frizione è a secco, come sulle Ducati più amate.

Telaio Front Frame e motore portante

L’evoluzione del telaio Panigale ha condotto ad una struttura più estesa che nella 1199R. Di peso ridotto rispetto alla V4 standard, questa è stata anche ottimizzata nelle rigidezze. Il forcellone monobraccio è in alluminio, arricchito dalla regolazione in altezza (su 4 posizioni) del pivot. Molto professionali e di alto lignaggio le sospensioni, ovviamente marchiate Öhlins. All’anteriore viene messa in bella mostra una forcella NPX 25-30 pressurizzata, mentre al posteriore spadroneggia il celebre ammortizzatore TTX36. In entrambi i casi, la regolazione avviene in modo unicamente meccanico, contrariamente a quanto avviene sulla concorrenza più agguerrita. Lo stesso criterio è valido per l’ammortizzatore di sterzo, sempre a marchio svedese. La frenata è radiale monoblocco a marchio Brembo, i cerchi sono Marchesini forgiati specifici per la versione R. Il pacchetto ciclistico, insomma, sfrutta componenti al massimo livello possibile per una moto da strada.

Elettronica (quasi) da MotoGP

Anche sul piano elettronico la Panigale V4R offre quanto di meglio disponibile sulla piazza. La piattaforma inerziale a sei assi Bosch include l’ultima versione EVO degli ausili elettronici Ducati: ABS di tipo cornering, Traction Control, Slide control, Wheelie Control, Quickshifter anche in scalata e controllo del freno motore. Molto interessante è anche il Power Launch per ottimizzare le partenze da fermo, aspetto ormai rilevante con le potenze in gioco. Visto che si parla di una moto quasi pronto gara, viene incluso il limitatore di velocità in corsia box regolabile ed il cronometro GPS evoluto. Tutti i dati possono essere registrati dal Ducati Data Analyser DDA+, mentre l’interfaccia è costituita da uno schermo TFT da 5″. Ovviamente, l’acceleratore è full ride by wire e a disposizione del pilota vengono messe tre mappature motore, senza strafare: Race, Sport, Street.

Ducati Panigale V4R, varianti e prezzi

Panigale V4R è disponibile -senza un numero chiuso di esemplari- in versione Euro 4 ad un prezzo di 39.900 euro, appena sotto il price cap imposto dai regolamenti Superbike. La cifra è alta, altissima, ma a ben vedere corretta alla luce dei contenuti tecnici e dell’elettronica allo stato dell’arte. Omologata per il solo pilota, è offerta nella sola colorazione rosso Ducati. Nella dotazione di serie non manca un kit di rimozione portatarga e le cover in alluminio per coprire la sede di fissaggio degli specchi in pista. Un aspetto straordinario per una moto così vicina alle competizioni è forse quello degli intervalli di manutenzione ogni 12.000 Km, meglio di tante moto decisamente più tranquille. Con garanzia europea di 24 mesi, giustamente.

La “rossa” fissa nuovi riferimenti in circuito

La belva di Borgo Panigale è omologata per la strada e, in quanto tale, può essere utilizzata anche per una scampagnata in collina. Tuttavia, il suo ambiente ideale è soltanto uno: tra i cordoli. In questo contesto, la posizione di guida rappresenta un eccellente connubio di controllo ed abitabilità per taglie diverse, grazie ai semi manubri molto aperti ed alla distanza corretta tra pedane e sella. Il serbatoio, a sua volta, è sagomato per favorire gli spostamenti repentini del corpo nei cambi di direzione. Il Plexy allungato garantisce protezione aerodinamica ottimale quando ci si mette nella classica posizione “in carena”. Il motore V4 si comporta come un’unità da competizione: frulla con prontezza, arrivando fino a 16.500 giri al minuto. Nonostante questo, grazie anche agli scoppi irregolari la spinta è lineare ed abbondante anche ai medi regimi. La “colonna sonora” che accompagna le accelerazioni pare il rombo della Desmosedici MotoGP.

Un’esperienza di guida ai limiti della perfezione

Certo, rispetto alle più “umane” V4 e V4S, la V4R deve essere guidata curando l’utilizzo del cambio, sfruttando opportunamente ogni marcia per godere della devastante cavalleria agli alti regimi. D’altro canto, la trazione è abbondante ed aiuta il pilota in uscita da ogni curva. Agile e leggera nei cambi di direzione ed in ingresso curva, questa Ducati è anche stabile e rigorosa in percorrenza. Le sospensioni Öhlins sono molto sostenute nelle staccate più violente, ma reagiscono anche alla minima variazione nelle regolazioni, come ci si aspetta da un prodotto racing. L’impianto frenante Brembo Stylema, in origine un’esclusiva Panigale V4, è poderoso ed affidabile anche a caldo. Se meccanica e ciclistica della V4R lavorano in perfetta simbiosi, lo stesso si può dire di tutti gli ausili elettronici. Il controllo di trazione interviene in modo poco invasivo, fermo restando che la ciclistica sana e l’erogazione dolce ne riducono la necessità. Il cornering ABS è perfetto anche in pista. Gli unici aspetti leggermente migliorabili risiedono nello sforzo relativamente elevato richiesto dalla leva del cambio elettronico e nelle incertezze del sistema anti impennata. La Panigale V4R resta in ogni caso una sportiva stratosferica, tanto bella da osservare quanto divertente da guidare in pista.

Le versioni da gara non temono confronti

Non sono in tanti ad avere avuto la fortuna di provare una Panigale V4R da gara, derivata dai missili del mondiale. Tra questi c’è Dario Marchetti, pilota, collaudatore ed istruttore di guida legato alla Casa di Borgo Panigale. Le sue sensazioni di guida restituiscono una vaga idea di cosa significhi portare in pista queste moto. Prima di tutto, esistono diversi livelli di preparazione: quelle dei campionati nazionali come il CIV vengono allestite dai team con un kit apposito ed il materiale tecnico a loro disposizione, mentre al mondiale sono dedicate le cosiddette versioni “F”. La differenza tra le due configurazioni è nell’ordine di alcuni decimi al giro, che nelle competizioni possono rivelarsi cruciali. L’incremento di cavalleria è di circa 6 cv, ma le versioni F utilizzano un’elettronica ben più rifinita. Persino nelle mani veloci di Marchetti, la V4R SBK è una moto inizialmente poco comunicativa, ma che si trasforma in un’arma totale quando si spinge ad un ritmo a lei congeniale. I prezzi partono da 160.000 euro, ma come stima di base: per mettere in funzione una moto così servono tecnici specializzati e le revisioni motore sono frequenti e costose. A noi, comuni mortali, non resta che sognare.

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Foto: Mediahouse.DucatiGetty

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